
Mary Blindflowers©
Dalla dialettica al conflitto
La qualità del dibattito pubblico è una punta d’iceberg che mostra solo il lato più evidente di un sistema penalizzante per la dialettica e la tolleranza. Le discussioni sui social dimostrano l’infimo grado di maturità culturale di una società allo sbando che ha bisogno di consolazione, zone confort e apprezzamenti continui a guisa di incoraggiamento digitale. La crescente difficoltà nel sostenere un contraddittorio fondato su un’analisi oggettiva e poco emotiva degli argomenti, e non sull’attacco personale, sottolinea l’urgenza e la necessità di ricostruire una dialettica perduta. Questo mio breve e non esaustivo articolo è teso a dimostrare come dall’antichità classica all’era digitale, la progressiva marginalizzazione della formazione logico-retorica e della dialettica, abbia contribuito alla crisi attuale del confronto pubblico, nonché alla trasformazione dei social e dei confronti tv, in baruffe in cui si grida molto ma si conclude veramente poco.
La dialettica nasce nell’ambiente filosofico greco come pratica di ricerca della verità. In Socrate il dialogo non è mai scontro, ma specifico metodo: attraverso l’élenchos (confutazione), l’interlocutore è guidato a riconoscere le proprie contraddizioni. Il presupposto fondamentale non è la vittoria retorica, ma, al contrario, la disponibilità nel mettere in discussione perfino le proprie convinzioni.
Con Platone, la dialettica diventa il metodo filosofico per eccellenza: il dialogo è uno strumento di ascesa intellettuale verso la verità. Aristotele sistematizza ulteriormente il campo distinguendo tra:
- logica dimostrativa (analitica),
- dialettica (argomentazione plausibile),
- sofistica (argomentazione solo apparentemente valida).
Nel trattato Confutazioni sofistiche, Aristotele elenca e classifica quelli che oggi chiamiamo errori o fallacie logiche, riconoscendo la necessità di educare al loro immediato riconoscimento. Già in questa fase emerge un punto cruciale: la dialettica richiede regole condivise… (Continua su Destrutturalismo n. 12)