fremmy

La neve del silenzio, credit Mary Blindflowers©

 

FREMMY

Abitante di un’isola sovraffollata di anime alienate,

rispettose di un rigoroso silenzio per il vuoto circostante.

 

Parlando della Gran Bretagna mi piacerebbe questa definizione per descrivere la mia pura essenza

divisa in una indefinibile diatriba tra il mio alter ego abbandonato nella penisola della borghesia

repressa e l’isola dell’oceano isolato del mio malgrado me stesso.

 

 

 

Cenere, mele e colori

 

Rancori e mentori di una eclissi al mare,

miele di grigiori albeggianti al pascolo.

Insonorizzate le mie membra adescano il vuoto,

commiati di fragranze familiari al tuo gioco scalzo

riprendono dei loro pianti il gesto inconsueto del gutturale,

senso quadrupede di stanchezza idiomatica.

Un gioco al giorno nel tratto breve di vaso albino.

Tiriamo la serra alla rondine, indietreggia la coltre al verde

rintocco di un salice tristemente adornato di profili.

Cenere, mele e colori.

Fremmy ©

 

 

Campo di grano in lontananza mi ispira

sole e fragole a vista di corvi rapaci,
fili tritati di confetti adorni a se
stessi
ho gettato il riposo nel canale del
vicino.
Ciliegie e stormi rapaci di albicocche
mi riportano al lampo conservato nel
pozzo,
uomo ricurvo e battente al fango
livellato
di un’estate scarna di genetiche
risate.
Orma di freddo che gocciola frenetica,
restia, tenta di stringere un patto
con il restante me medesimo allo
stremo.
Tracce di vetro e prato scosceso di
noci
liberano la stretta di gambe nel
ghiaccio,
giro la testa e quattro gusci dal
piatto emergono,
soli e desolati, malinconia ed io,
silenzio con me.
(2014)