Giuseppe Ioppolo
Ioppolo, Il sig. nessuno, ovvero di colui che nulla ha a che spartire con i Giuseppe Ioppolo signori Qualcuno.
Nacque, al dire della nonna materna, in una pincopallosissima contrada “unni si scurdò i scarpi u signuri e Santo Pietro la elesse a sua dimora e ornamento“.
Il suo primo divertimento fu scalciare impazientemente nel ventre materno. Ambiente che, da perfetto coccio viziato dai comfort chimico-fisici offerti dal liquido amniotico, non avrebbe mai voluto lasciare. La levatrice ce la mise tutta per convincerlo con le buone maniere. Nulla, era proprio tosto. Alla fine si decise. Venne alla luce, abbagliò i presenti e gli assenti: erano state poste le basi del parto pilotato, ovvero trascinato da asini, muli o buoi.
A tre anni si arrampicava con destrezza sul corpo della madre trasformandolo in un campo per i suoi precoci giochi e diletti.
A cinque anni chiese al maestro dove conducesse la porta che si apriva in una silva oscura.
A tredici anni aveva già smontato l’inferno facendolo diventare un paradiso di proteste e luoghi comuni. I demoni scappavano… gli angeli chiedevano ospitalità.
A diciannove anni conseguì, honoris causa, il diploma di immaturità scientifico/filosofica.
A 27 anni conseguì la laurea in medicina assistita divenendo esperto in parassitologia degli ambienti della politica e igiene dell’assurdo.
Fu medico di grande levatura e grandi risorse. Nessuno se ne accorse.
Da pensionato illustre sconosciuto ha colto l’essenza della vita: il salto che non logora e destruttura, rompe le ossa, rideclina le posizioni di pavimento e mura. Il suo ultimo insuccesso universale sta nell’avere rifondato una grande scuola dove il professor Pinkus, accademico antiaccademico, ha diritto di parola, l’asino raglia e insegna, l’elefante vola.





