
Lettera a una “dirigentessa”
Giuseppe Ioppolo
LETTERA APERTA AD UNA DIRIGENTESSA DI UN ISTITUTO INCOMPRENSIVO DEI DISAGI DI AUTORE EDITORE LIBERO
Gentilissima Dottoressa, dirigentessa,
Fui estasiato dalla sua mirabile bellezza
che, unita a gentilezza, educazione e cortesia, fa della sua persona un
esperimento unico e irripetibile.
Elena, Calipso, Ifigenia, Nemesi, Arianna, Persefone, Afrodite, Leda, Iole, Euridice – le donne simbolo dell’antichità – impallidiscono dinanzi al suo fulgore. Pazzo divenni… accecato da tanto splendore, persi per le strade del mondo quel comune buon senso che appartiene a formiche, api, seghettatrici e icneumonidi, come certamente saprà: classe Insecta, ordine Hymenoptera.
La mente dell’uomo è un oggetto oscuro,
spesso inconoscibile, che compie voli pindarici… ed io, gentilissima dott.ssa e
dirigentessa, glielo confesso: pindaricamente, volai. Volai immaginandomi l’ape
regina, la regina formica, tutte le regine che madre natura ci ha donato, e
non trovai nessuna all’altezza del suo splendore.
Ah! Se fossi dotato di comune buon senso,
non le scriverei questa lettera di stima vera, commista ad ammirazione e rabbia
sicut in neuronibus specularibus accidere potest. No. Il buon
senso l’ho gettato sulla luna, e per fortuna non l’ho mai più ritrovato.
Se fossi dotato di comune buon senso e non fossi immerso in parole, ritmi ed arti contro il comune buon senso, la smetterei di pensare che nel nostro mondo dai sorrisetti di plastica ci possa essere ancora spazio per il pensiero che non striscia, non si appiattisce, vibra.
Sì, mia cara, non comune dottoressa dirigentessa, toccata, ritoccata e compromessa dalla parola fessa: contro il comune buon senso.
«La scuola deve stare dalla parte del comune buon senso. Ipse dixit. E noi dirigentesse, belle, angeliche e addomesticate dal potere come contesse tradite, siamo chiamate a impiegare il nostro molto o il nostro niente affinché la virtuosa pratica del buon senso comune sia sempre assicurata alle nuove generazioni.»
Ha detto proprio questo, o qualcosa di assai simile. E così, in pochissime parole, ha dichiarato che Icaro — uno dei primi uomini che osò pensare per l’uomo, le ali — sarebbe, secondo la sua scuola del buon senso, un sovversivo. E che buon senso c’era, mi dica, in un uomo che, millenni prima dell’invenzione dell’aereo, pretendeva di volare? E sempre parlando di buon senso: quale buon senso ha visto in un uomo che si è lasciato inchiodare su una croce per salvare l’umanità? Eppure è assai probabile che lei, illustrissima dottoressa dirigentessa, si definisca donna, madre e cristiana. E quanto buon senso c’era in Giordano Bruno, che si lasciò ardere dai predicatori del buon senso comune – gli stessi che sostenevano che la Terra fosse il centro del mondo e che proporre un sistema eliocentrico fosse un’idea bislacca, stravagante, ispirata dal demonio e contraria alla saggezza del buon senso?… (continua su Destrutturalismo n. 13).
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