
Il segno sulla pietra, immagine fornita da Giustina Settepunti©
Giustina Settepunti©
Il segno sulla pietra
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La litografia nasce alla fine del Settecento dall’ingegno di Alois Senefelder, che scoprì come fosse possibile trasferire un disegno da una superficie liscia di pietra alla carta sfruttando il principio fisico della repulsione tra acqua e sostanze grasse. Diversamente dalle tecniche incisorie più antiche, in cui la matrice veniva scavata o intagliata, la litografia lavora in superficie: non esistono solchi o rilievi, ma solo un equilibrio chimico che distingue le parti destinate a ricevere l’inchiostro da quelle che invece lo respingono. La matrice ideale è una pietra calcarea, levigata con cura fino a diventare completamente uniforme. Sulla sua superficie l’artista traccia il disegno con matite litografiche o inchiostri grassi, modulando il segno con tratteggi, sfumature o velature, quasi fosse un foglio di carta.
Il procedimento prevede poi un fissaggio chimico: la pietra viene trattata con una soluzione di gomma arabica e acido nitrico che trasforma le zone rimaste bianche in superfici idrofile, capaci di assorbire l’acqua. Le parti disegnate restano invece lipofile, pronte ad accogliere l’inchiostro tipografico. Prima di stampare, la pietra viene inumidita, così che le aree bianche si saturino d’acqua. Quando passa il rullo inchiostrato, l’inchiostro aderisce solo al disegno grasso, rifiutato invece dalle zone bagnate. È a questo punto che interviene il torchio litografico: il foglio di carta viene appoggiato sulla pietra e sottoposto a forte pressione, in modo da ricevere fedelmente il disegno. L’operazione può essere ripetuta più volte, dando vita a una tiratura, ma ogni passaggio è delicato e mai identico al precedente, perché dipende dall’inchiostratura, dalla quantità d’acqua, dal tipo di carta e dall’abilità dello stampatore.
Fin dall’Ottocento la litografia conobbe due destini diversi. Da una parte divenne uno strumento fondamentale per la produzione industriale: con la cosiddetta litografia commerciale o tipografica, era possibile stampare manifesti, spartiti, cartoline, illustrazioni e soprattutto cromolitografie a colori, che richiedevano una pietra per ogni tlonalità. Questa applicazione puntava a tirature elevate, economiche, spesso anonime, in cui il valore stava nella diffusione e non nell’unicità. Nel corso del Novecento questa direzione evolse nella litografia offset, dove il disegno non veniva più trasferito direttamente dalla pietra alla carta ma passava attraverso un cilindro di caucciù, soluzione ancora oggi alla base della stampa industriale.
Dall’altra parte, invece, la litografia si affermò come tecnica d’arte originale. In questo caso il disegno era opera diretta dell’artista e ogni stampa faceva parte integrante dell’opera, non una copia. Le tirature erano limitate, numerate e firmate: accanto al numero progressivo comparivano spesso prove d’artista (P.d.A.) o épreuves d’artiste (E.A.), considerate particolarmente preziose. Nella litografia d’arte il ruolo dello stampatore era altrettanto cruciale: la sua mano, nella preparazione della pietra e nella gestione di acqua e inchiostro, garantiva la resa fedele del segno. A differenza della produzione industriale, qui non si cercava la quantità, ma la qualità e la vicinanza al gesto originale. È in questa dimensione che grandi artisti come Toulouse-Lautrec, Miró, Chagall o Picasso trovarono nella litografia un terreno fertile, capace di restituire la freschezza del disegno e di aprirsi al colore con possibilità inesauribili.
La differenza tra litografia industriale e artistica non è quindi soltanto quantitativa ma anche concettuale. La prima si orienta alla riproduzione e alla diffusione: è mezzo di comunicazione, strumento della modernità, veicolo di immagini popolari. La seconda, invece, è ricerca estetica e linguaggio autonomo: non replica un’opera, ma è essa stessa l’opera, perché nasce direttamente dal contatto tra mano e pietra. Nel foglio litografico d’arte il disegno conserva la sua freschezza originaria, non intaccata da processi meccanici, e porta con sé la duplice impronta dell’artista e dello stampatore.
La litografia resta così una tecnica sospesa tra arte e industria, tra gesto individuale e riproduzione seriale. È stata, e continua a essere, ponte tra il mondo della creazione artistica e quello della diffusione culturale, capace di trasformare un segno sulla pietra in un’immagine viva, moltiplicata, ma mai priva della sua unicità.
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DESTRUTTURALISMO Punti salienti