Sardi, orgoglio e sfruttamento

Sardi, orgoglio e sfruttamento

Il mostro, credit Mary Blindflowers©

 

Sardi, orgoglio e sfruttamento

Mary Blindflowers©

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Profilo social da manuale: foto della regina Elisabetta, camicia griffata, cellulare in bella vista. Faccia da pirla continentale, convinto che basti l’etichetta di lusso per avere anche un cervello con due neuroni. E infatti parte con la sentenza: “i sardi non hanno imprenditorialità”, poi, non contento delle sue perle di pirla, ci mette il carico da undici: “sardi uguale africani”.
Peccato che il primo uomo sia nato proprio in Africa, la madre di tutta l’umanità. La risposta non è solo retorica, ma fondata su dati scientifici. Le ricerche di paleoantropologi come Richard Leakey, Donald Johanson e Tim White, insieme agli studi genetici condotti negli ultimi decenni, hanno dimostrato con chiarezza che l’Homo sapiens è nato in Africa circa 200.000 anni fa. Fossili come quelli rinvenuti a Omo Kibish in Etiopia (circa 195.000 anni), a Herto sempre in Etiopia (160.000 anni) e a Jebel Irhoud in Marocco (315.000 anni) testimoniano l’origine africana della nostra specie. Anche la genetica moderna, attraverso lo studio del DNA mitocondriale, conferma l’ipotesi dell’“Out of Africa”: tutti gli esseri umani viventi discendono da popolazioni africane che migrarono in Eurasia decine di migliaia di anni fa, solo che nei razzisti il processo ha evidentemente subito qualche forma di arresto neuronale ed è rimasto allo stadio larvale, peccato!
E peccato anche che a impoverire la Sardegna siano stati proprio quei piemontesi che oggi si vantano di innovazione e spirito imprenditoriale, dopo aver colonizzato e sfruttato l’isola per secoli.
Frasi come quelle suindicate, espresse da caproni social, dimostrano quanto siano attuali i vecchi pregiudizi coloniali: gente che pensa di valere più di altri solo perché sfoggia una camicia costosa e un cellulare di ultima generazione, mentre diffonde stereotipi da subumano razzista, colonialista e ignorante.
Spesso, in maniera superficiale e offensiva, si sente dire che i sardi non abbiano “spirito imprenditoriale”. Si tratta di un pregiudizio antico, figlio di ignoranza e di colonialismo interno. In realtà, se la Sardegna ha avuto nei secoli enormi difficoltà a sviluppare un tessuto economico autonomo, la responsabilità non è certo del popolo sardo, ma di chi ha tratto profitto sistematico dal suo impoverimento.
La storia lo dimostra. Dopo l’annessione al Regno di Sardegna, i Savoia non investirono nell’isola, ma ne sfruttarono le risorse. I tributi e le tasse venivano convogliati verso Torino, mentre le comunità locali restavano prive di infrastrutture e opportunità. Con l’Unità d’Italia il meccanismo non cambiò: terre espropriate, miniere sfruttate da capitali esterni, interi paesi ridotti a serbatoi di manodopera. L’agricoltura, che avrebbe potuto costituire la base per un’imprenditorialità diffusa, fu spesso lasciata arretrata, mentre i prodotti locali venivano sottopagati o commercializzati da intermediari “continentali”.
In questo contesto, pretendere che nascesse un’imprenditoria autoctona forte è un paradosso: come si può chiedere a un popolo di costruire imprese solide se gli si tolgono le risorse di base, se lo si costringe all’emigrazione, se lo si mantiene in uno stato di marginalità? Non è mancanza di capacità, ma il risultato di una precisa dinamica coloniale, che ha fatto della Sardegna una periferia funzionale ai bisogni del centro.
Eppure, nonostante tutto, i sardi hanno saputo creare eccellenze: nell’artigianato, nel vino, nella cultura, nella ricerca. Realtà nate spesso senza sostegno statale, e anzi controcorrente. Questo dimostra che lo stereotipo dell’imprenditorialità zero” non solo è falso, ma anche insultante: la verità è che la Sardegna è stata privata sistematicamente delle condizioni necessarie per sviluppare un’economia autonoma. Intanto occorre sottolineare come la madre dei cretini razzisti sia sempre incinta, purtroppo. I suoi figli tarati non si fanno scrupolo di diffondere le loro perle nei social dove riescono a dare il peggio di sé, degni discendenti di Bogino boia o di qualche scimmia antropomorfa che ha battuto la testa e non è riuscita ad evolversi.

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DESTRUTTURALISMO Punti salienti

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