Orwell, ristoranti, povertà, sfruttamento

Orwell, ristoranti, povertà, sfruttamento

Una copia economica di Down and out in Paris and London, credit Antiche Curiosità©

 

Orwell, ristoranti, povertà, sfruttamento

Mary Blindflowers©

.

Down and Out in Paris and London (1933) di George Orwell è un’opera a metà tra il memoir e l’inchiesta sociale. Attraverso la propria esperienza di miseria a Parigi e Londra, l’autore racconta la condizione dei poveri come esclusione e invisibilità, ma anche come strumento di potere per mantenere i privilegi delle classi ricche. Non si tratta soltanto di un documento semi-autobiografico: l’opera diventa un manifesto etico che denuncia la povertà come costruzione sociale, sostenuta e riprodotta da rapporti di dominio e illusioni di lusso.
Il testo si divide in due sezioni: la prima ambientata a Parigi, dove Orwell vive e lavora come plongeur nelle cucine degli alberghi, la seconda a Londra, dove sperimenta la vita dei senzatetto.
Il capitolo 22 rappresenta in un certo senso il cuore del libro, perché lì la riflessione si fa universale e svela il meccanismo di controllo che separa ricchi e poveri.
La cifra narrativa di quest’opera orwelliana non è la compassione, ma la lucidità: la miseria è descritta con precisione quasi giornalistica, ma diventa allegoria di un sistema che schiaccia e consuma. La condizione del plongeur è emblematica: lavora senza tregua, in cucine sporche e caotiche, dove il sudore, i residui di cibo, gli insulti tra lavoratori abbruttiti e i gesti di disgusto quotidiano convivono con la necessità di produrre piatti destinati a clienti ignari, seduti a tavoli splendenti tra tovaglie immacolate e argenteria lucente. È un contrasto radicale, che rivela la natura ingannevole del lusso: ciò che appare perfetto e raffinato è in realtà il prodotto di un ambiente degradato, nascosto dietro una parete sottile. In questo spazio Orwell osserva anche la rabbia dei poveri, che si manifesta in piccoli atti di sabotaggio o disprezzo:

Jules grew lazier and lazier, and he stole food constantly—from a sense of duty, he said. He called the rest of us jaune—blackleg—when we would not join with him in stealing. He had a curious, malignant spirit. He told me, as a matter of pride, that he had sometimes wrung a dirty dishcloth into a customer’s soup before taking it in, just to be revenged upon a member of the bourgeoisie.

Jules diventava sempre più pigro e rubava cibo in continuazione – per senso del dovere, diceva. Chiamava tutti noi “jaune” – crumiri – quando non ci univamo a lui nei furti. Aveva uno spirito curioso e maligno. Mi raccontava, per orgoglio, di aver a volte strizzato uno strofinaccio sporco nella zuppa di un cliente prima di portarla in tavola, solo per vendicarsi di un membro della borghesia.

Questa ostilità resta confinata al… (Continua su Destrutturalismo n. 11).

.

DESTRUTTURALISMO Punti salienti

Libri Mary Blindflowers

Thinking Man Editore