
Il volo, credit Mary Blindflowers©
Tolkien anarchico? Decisamente no!
Mary Blindflowers©
L’idea che J.R.R. Tolkien possa essere definito “anarchico” circola con una certa convinta insistenza tra i lettori e gli appassionati del fantasy, idea alimentata soprattutto da un celebre passo delle sue Lettere. Nel 1943, scrivendo al figlio Christopher (Lettera 52), Tolkien affermava:
“My political opinions lean more and more to Anarchy (philosophically understood, meaning abolition of control not whiskered men with bombs)—or to ‘unconstitutional’ Monarchy. I would arrest anybody who uses the word State (in any sense other than the inanimate realm of England and its inhabitants, a thing that has neither power, rights nor mind); and after a chance of recantation, execute them if they remained obstinate!”
(The Letters of J. R. R. Tolkien, a cura di Humphrey Carpenter con la collaborazione di Christopher Tolkien, London: George Allen & Unwin, 1981, p. 63).
“Le mie opinioni politiche tendono sempre più all’Anarchia (intesa filosoficamente, cioè abolizione del controllo, non uomini baffuti con bombe) – oppure a una Monarchia ‘incostituzionale’. Arresterei chiunque usi la parola Stato (in un senso diverso da quello inanimato del reame d’Inghilterra e dei suoi abitanti, una cosa che non ha né potere, né diritti, né mente); e dopo una possibilità di ritrattare, lo giustizierei se restasse ostinato!”
Se letto isolatamente, questo passo sembra autorizzare la definizione di Tolkien come “anarchico”. In realtà, il suo significato è ben diverso. L’“anarchia” evocata da Tolkien non ha nulla a che fare con i movimenti anarchici moderni (Bakunin, Kropotkin, Proudhon). Egli la intende come rifiuto della burocrazia, della coercizione amministrativa e del concetto moderno di “Stato” come entità autonoma dotata di potere e diritti propri. Non a caso, subito dopo affianca a questa dichiarazione l’elogio di una monarchia “incostituzionale”, cioè di una regalità tradizionale, organica e carismatica, non limitata da apparati parlamentari o statali.
Questa inclinazione monarchica è confermata dall’opera narrativa. Il Signore degli Anelli culmina con la restaurazione del regno di Gondor sotto Aragorn: un atto presentato come compimento della giustizia e della Provvidenza. Non si tratta di un gesto anarchico, ma di una riaffermazione dell’ordine monarchico legittimo. Insomma meno anarchico di così, si muore!
Persino la Contea hobbit, spesso letta come esempio di comunità “anarchica”, si rivela in realtà profondamente classista e tradizionalista. Gli Hobbit distinguono famiglie “rispettabili” (Baggins, Took, Brandybuck) da quelle meno onorate; Samwise Gamgee, di umili origini, acquista prestigio solo attraverso la sua lealtà e il suo servizio, e la sua ascesa è descritta come eccezionale. Le gerarchie sociali non vengono mai sovvertite, ma semmai confermate. Il sangue e la ricchezza sono sempre elementi di distinzione sociale e di superiorità. Più classista di così! Ci vuole un disegnino per capire che era un conservatore monarchico? Tolkien è, a tutti gli effetti, un pensatore anti-moderno: detesta la burocrazia impersonale e l’industrializzazione forzata (si pensi a Isengard o alla devastazione della Contea), ma non per questo abbraccia l’ideale egualitario dell’anarchismo politico. La sua “anarchia” è in realtà una forma di antistatismo conservatore, che rifiuta lo Stato moderno per esaltare comunità organiche, monarchie tradizionali e gerarchie sociali radicate.
L’equivoco dell’“anarchismo” di Tolkien nasce dunque da una lettura parziale ed errata della Lettera 52. In realtà, egli rimase sempre un uomo profondamente legato a una visione cattolica e monarchica dell’ordine politico. La sua insofferenza per lo Stato non corrispondeva a un sogno di libertà egualitaria, ma a una nostalgia per forme più antiche di autorità legittima e di classismo basato su soldi e genealogia e chi sostiene il contrario non sa leggere né i suoi romanzi, né le sue lettere.
Tolkien è spesso celebrato, ah che combinazione!, in ambienti ultraconservatori e cattolici, per diverse ragioni legate sia al contenuto delle sue opere sia alle sue posizioni personali. Visione tradizionale e organica della società, monarchismo e diffidenza verso la modernità. Tolkien detestava lo Stato moderno, la burocrazia e l’industrializzazione, elementi che considerava forze disumanizzanti.
Negli Stati Uniti, Tolkien è stato spesso adottato da circoli conservatori e reazionari, soprattutto cattolici e tradizionalisti, che hanno letto nella sua opera una difesa dei valori “eterni” contro la modernità.
In Italia è stato amato da realtà come la destra cattolica e la destra radicale, che vi hanno visto una mitologia alternativa, contrapposta alla cultura “progressista”. Negli anni ’70 gruppi giovanili della destra ne fecero un simbolo, rileggendo Il Signore degli Anelli come epopea di fedeltà, eroismo e tradizione.
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DESTRUTTURALISMO Punti salienti