
Mary Blindflowers©
Tieck e Pirandello, imitazione?
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Tieck è poco conosciuto in Italia, eppure ha influenzato il teatro italiano.
Come?
Pirandello conosceva benissimo il suddetto signore tedesco, tanto da imitarlo senza mai citarlo. Un classico nel classico.
Già Enrico Bernard (in un suo articolo intitolato Pirandello e Tieck: Plagio o ispirazione?), si era accorto che il maestro siciliano, o meglio il suo prodigioso e sperimentale “pirandellismo”, non è poi così originale come molti, troppi pensano. E ancor prima Bonaventura Tecchi riferisce un incontro:
L’unica volta che ebbi la Fortuna di conoscere Pirandello e di parlargli a Roma, credo verso il 1934, mi permisi di dirgli che in un libretto comparso nel 1929, ma scritto nel 1924, avevo azzardato l’ipotesi che Pirandello, studente a Bonn, avesse preso qualche cosa dal William Lovell di Tieck. Pirandello mi interruppe e non sembrò negare affatto: “Lo sa “, mi disse sorridendo, “che a Bonn io feci una tesina su Ludovico Tieck?” Ho cercato in quella università, nell’archivio e finora non ho trovato nulla.
Pirandello non negava ma nicchiava con nonchalance. La verità è che attinse a piene mani da Tieck, sia per quanto riguarda le trame che le tecniche di teatro nel teatro che spacciava per sperimentale, ma che era stato già sperimentato ampiamente dall’autore tedesco.
Il Gatto con gli stivali (1797) è sovrapponibile con Questa sera si recita a soggetto. Leggeteli per rendervene conto. Il dispositivo con il pubblico che critica e fa parte della commedia, è il medesimo. La commedia pirandelliana elabora e mette in scena dispositivi già attivi in Tieck e la critica lo sapeva e lo sa ma questo la costringerebbe ad ammettere una falla in Pirandello, un baco nella narrazione mainstream del Premio Nobel, “genio assoluto”, ergo incontestabile.
Il pubblico tedesco, quando, nel 1924, Max Reinhardt portò sulle scene Sechs Personem suchen einen Autor, Sei Personaggi in cerca d’autore, si rese conto delle forti analogie con l’opera di Tieck. La drammaturgia sperimentale di Pirandello, non era poi così sperimentale! L’abolizione di un pubblico passivo reso attivo, con spettatori che diventavano personaggi della commedia stessa, era un procedimento di Tieck, non di Pirandello che lo ha semplicemente assimilato dal teatro tedesco, nonostante, per sviare forse i sospetti, avesse condannato l’imitazione come non-arte: “L’artificio non è arte. Chi imita una tecnica, imita una forma, e non fa arte, ma copia, o fa artificio meccanico”.
Eppure, “la trilogia pirandelliana che, come è noto si compone di tre opere (Sei personaggi in cerca d’autore, 1921; Ciascuno a suo modo, 1924; Questa sera si recita a soggetto, 1928), corrisponde… all’analogo progetto di Tieck, il quale scrive i suoi capolavori (Der gestifielte Kater; Die verkehrte Welt; Prinz Zerbin) tra il 1796 eil 1799”.
Di Tieck Pirandello non solo ha copiato il progetto metateatrale degli spettatori che diventano personaggi, ma battute, interi dialoghi e perfino il modo di utilizzare lo spazio teatrale come scrive lo stesso Bernard:
I Sei personaggi entrano alle spalle del pubblico, costringendolo a voltarsi. Ebbene, la stessa cosa avviene in Tieck, che appunto rivoluziona l’utilizzazione dello spazio teatrale totalizzandolo e inducendo il pubblico a guardare “dietro”, ovvero a guardare se stesso.
Il fatto che in Italia Tieck sia veramente poco conosciuto non è neutro, ha avuto effetti sulla canonizzazione di Pirandello. L’aver ridotto Tieck a scrittore romantico minore, l’averlo escluso dai manuali, ha alimentato il mito di Pirandello inventore o genio del Novecento, per aver introdotto innovazione a teatro, introdotte già da Tieck. La critica italiana ha rimosso deliberatamente il Romanticismo nero ironico di Tieck perché quel filone mostra in modo inequivocabile che tante cose attribuite al genio degli autori italiani, erano già state inventate. Pirandello non ha mai citato Tieck in nessuna delle sue sperimentazioni. La gratitudine non è decisamente di questo mondo.
Giuseppe Ioppolo
Quando, alcuni mesi fa, Mary mi partecipò l’articolo di Enrico Bernard, non mi nascose la sua incredulità e, in verità, neanch’io riuscivo a digerire Luigi Pirandello alla stregua di un qualsiasi Umberto Eco. Avevo letto quasi tutte le opere teatrali di Pirandello nel periodo della mia permanenza a Patti, mentre seguivo gli studi liceali. Mi ero servito della locale biblioteca comunale che forniva, se la memoria non mi inganna, l’edizione Maschere Nude in dieci volumi della Mondadori, e avevo affrontato quella lettura come può affrontarla un giovane di diciassette o diciotto anni: con molto interesse e molta curiosità, restando fortemente impressionato dal teatro di questo autore, un teatro che sicuramente chiudeva un mondo per aprirne un altro. La mia conoscenza letteraria di Pirandello, purtroppo, non va oltre questo afflato giovanile. Sì, ho letto qualche romanzo — il più noto, Il fu Mattia Pascal — e qualche novella, ma gli interessi di chi vuole affrontare gli studi di medicina e la professione medica non lasciano molto spazio agli approfondimenti critici e filologici. Confesso pertanto che la presi un po’ male: i soliti accademici che, per restare a galla, fanno un po’ di rumore. Mary mi confermò che il suo pensiero era conforme al mio, ma subito aggiunse: “Dobbiamo procurarci le fonti. Le commedie di Tieck e quelle di Pirandello. Solo dopo la loro attenta lettura e studio potremo confutare Enrico Bernard o prendere atto che ci ha azzeccato, che ha fatto centro.” Fu l’esternazione di un metodo del quale le sono immensamente grato. Solo la ricerca delle fonti e la loro attenta disamina possono autorizzare la confutazione di una critica che, malgrado le nostre perplessità, sembrava poggiarsi su fatti anche abbastanza consistenti.
Ed ecco che, dopo aver trovato e letto Il gatto con gli stivali e Il principe Zerbino di Tieck, e averli confrontati con le opere pirandelliane che più risentono dell’influsso — fino al plagio — del drammaturgo tedesco, ovvero Sei personaggi in cerca d’autore, Ciascuno a suo modo e Stasera si recita a soggetto, si può ben scrivere che sì, Pirandello è più che debitore di Tieck, anche se mai l’ha apertamente ammesso, restando invece assai reticente quando qualcuno gliene chiese conto. E Mary Blindflowers in questo articolo lo scrive con cognizioni di causa; aveva ragione Enrico Bernard e avevo torto io a restare un po’ troppo sentimentalmente legato a un autore che, pur restando enorme, non è immune da qualche debolezza e incrinatura soprattutto considerando la sua reticenza. Ben diverso il comportamento di un altro grande drammaturgo, Bertolt Brecht, che ammise come la sua Opera da tre soldi fosse stata ispirata dalla The Beggar’s Opera di John Gay.