Poe satirico, Bon-Bon

Mary Blindflowers©

Poe satirico, Bon-Bon

Lo scopo del presente articolo è dimostrare che Edgar Allan Poe non fu solo autore di racconti gotici e horror, ma coltivò con grande maestria anche satira e parodia letteraria.
Bon Bon rappresenta uno degli esempi più evidenti delle capacità satiriche di Poe che, attraverso un sottile gioco di contrasti e metafore culinarie, ridicolizza filosofi improvvisati e saccenti dell’approssimazione.
Il racconto fu pubblicato per la prima volta nel Philadelphia Saturday Courier, dicembre 1832, con il titolo originale The Bargain Lost. In seguito Poe lo ripubblicò con modifiche e miglioramenti come Bon-Bon.
La prima versione è considerata dai critici una bozza sperimentale o un esercizio di stile. Il protagonista si chiama Pedro Garcia e la storia è ambientata a Venezia. Pur conservando un suo innegabile nucleo comico, questa versione risulta stilisticamente meno matura rispetto alla revisione successiva, che sarà oggetto del presente articolo.

L’incipit presenta il protagonista, Pierre Bon-Bon, come una figura straordinaria. Non solo è un ristoratore di grande talento, le sue “patés à la fois” e le omelette sono insuperabili, ma è anche un eminente filosofo, padroneggiante la metafisica e la filosofia del suo tempo con magistrale sicurezza. Poe esagera volutamente le qualità del protagonista per creare un effetto grottesco e carnevalesco. L’iperbolizzazione non è seria, ma serve a ridicolizzare la presunzione di Bon-Bon, che ha perfino una sua pseudo-filosofia personale, il bonbonismo.

I riferimenti parodistici a George di Trebisonda, Bessarione e Kant sottolineano l’arroganza intellettuale del filosofo improvvisato. L’uso di digressioni, affermazioni paradossali ed esagerate, e un linguaggio che incorpora espressioni francesi crea un effetto metaforico che deride l’intellettualismo e la filosofia pomposa di chi ha un ego smisurato, preparando il lettore a una vicenda comica e paradossale che culminerà nell’incontro con il Diavolo.

Anche il nome del protagonista è simbolico: Bon Bon in francese significa “caramella” o “dolcetto”, evocando leggerezza e frivolezza. Pierre, in italiano Pietro, è invece un nome importante e serio. Il contrasto tra nome e cognome fa capire subito al lettore che si tratta di un personaggio che si prende molto sul serio, ma è ridicolo. La sua filosofia, il bonbonismo, deriva dal suo frivolo cognome: la filosofia del Bon-Bon, del dolcetto, è gustosa come una caramella che si scioglie in bocca, ma comica e superficiale.

Proseguendo nella lettura, le associazioni comiche diventano più pungenti. Bon-Bon nutre una vera predilezione per la bottiglia, ma la sua passione per l’alcool non è vista come vizio, bensì come segno di profondità filosofica. Anche qui c’è un rovesciamento della realtà a fini parodistici: Bon-Bon valuta un vino come un filosofo valuta un’idea, creando un parallelismo volutamente esagerato tra degustazione e metafisica, divertente e assurdo allo stesso tempo. Bon-Bon può risolvere grandi problemi metafisici con un sorso di vino.

La descrizione del personaggio si fonda sul contrasto: il suo abbigliamento è sfarzoso, fatto di tessuti colorati, materiali esotici e dettagli estetici ossessivamente descritti; eppure la sua statura è minuscola. L’eccesso estetico e la vanità sono così ridicolizzati, enfatizzando l’assurdità della “maestosità” esteriore in rapporto alle ridicole dimensioni del corpo.

Il gioco dei contrasti prosegue fino allo svolgimento finale, satireggiando…

Thinking Man Editore

Destrutturalismo Punti Salienti