
Fluò
La dittatura diventa spettacolo
Sunrise on the Reaping (2025), quinto romanzo dell’universo narrativo di The Hunger Games di Suzanne Collins, può essere letto come libro a sé stante. La trama sottolinea come ci si trovi di fronte a una vera e propria dittatura in cui si organizzano giochi violenti, gli Hunger Games. Si sacrificano esseri umani seguendo itinerari classisti e propagandistici. Il protagonista è Haymitch Abernathy. La Collins, all’apertura del romanzo, cita George Orwell, William Blake e David Hume, ai quali si ispira nella descrizione dei perversi meccanismi del potere.
Il romanzo racconta la formazione del giovane protagonista, ma contemporaneamente critica, in modo indiretto, le tecniche attraverso le quali, manipolando le masse, la dittatura costruisce il consenso.
Gli Hunger Games trasformano la violenza in pratica collettiva, mostrando la morte come se fosse normale, coinvolgendo le vittime stesse, chiamate “tributi”, nella produzione dello spettacolo. Il compito dei servi di Capitol è mostrare il dolore e la morte, ma in modo che possano essere commercializzati e dati in pasto al pubblico.
Haymitch arriva a definirsi “giocattolo”:
“I’m entirely the Capitol’s plaything.”
“Sono interamente il giocattolo di Capitol.”
In questo meccanismo di oggettivizzazione del soggetto, la menzogna istituzionale la fa da padrona. Un passaggio del capitolo 3 è particolarmente interessante a tal proposito, quando Plutarch dice:
“Look, we need to sell you to the sponsors”.
“Senti, dobbiamo riuscire a venderti agli sponsor”.
Il paradosso di una gara in cui si va a morire viene celebrato con la richiesta di sponsorizzazioni per i partecipanti, con inquadrature emozionali, per convincerli, e con una verità costruita a tavolino. Haymitch e gli altri tributi diventano così prodotti, corpi da sacrificare.
Qual è il ruolo dello sponsor? Fornire risorse necessarie ai tributi dei vari distretti durante il periodo dei Giochi, risorse che consentano loro di sopravvivere. E la realtà mostrata non è quella che è, ma una costruzione, basti leggere le parole sul montaggio TV relativo alla mietitura:
“That’s not what happened.”
“Non è quello che è successo.”
Plutarch spiega:
“I just did a little card-stacking to help you out.”
“Ho semplicemente fatto un po’ di card-stacking per darti una mano.”
E Wyatt:
“He shuffled the shots around to give us an advantage.”
“Ha spostato le inquadrature per darci un vantaggio.”
Il card-stacking viene eseguito abitualmente dai media. Non è necessario inventare la notizia, ma partendo da una notizia vera si dispongono le informazioni in modo da produrre un’interpretazione manipolata. Basta scegliere alcuni elementi della realtà ed eliminarne altri per creare un mondo emotivamente coinvolgente per il pubblico che non ha accesso a informazioni alternative:
“And the audience is none the wiser.”
“E il pubblico non ne sa nulla.”
Plutarch è sintetico:
“Stress the positive, ignore the negative.”
“Sottolinea gli aspetti positivi, ignora quelli negativi.”
Il principio è semplicissimo e viene usato in tutte le forme di dittatura, sia quelle spietate che quelle soft occidentali, insomma, le nostre dittature culturali.
Il cittadino a volte è addirittura sommerso di informazioni, ma le vede secondo un ordine e un’interpretazione già filtrati e colpiti da omissioni. Questa è la ripresa di un concetto orwelliano.
Si omettono immagini e notizie che sono economicamente e politicamente poco
convenienti.
Il romanzo tocca simbolicamente temi attualissimi, non solo dittatura e propaganda ma anche sperequazione sociale. I tributi non appartengono tutti allo stesso distretto e non hanno la stessa estrazione sociale.
Le parti in versi sottolineano efficacemente il concetto fin
dal primo capitolo:
The poor and wretched don’t escape
If they conspire the law to break.
This must be so but they endure
Those who conspire to make the law.
…
I poveri e gli oppressi non sfuggono
se cospirano per infrangere la legge.
Così deve essere, ma prosperano
coloro che cospirano per fare la legge.
…
Le differenze di classi si avvertono anche attraverso gli oggetti quotidiani e l’abbondanza o scarsità di cibo di cui i poveri dispongono in modo molto limitato.
Insomma, possiamo dire che, da un punto di vista contenutistico c’è grande ricchezza
di immagini, profondità e si affrontano temi sociali importanti. C’è comunque un ma. Tutto scorre bene fino al capitolo 12.
Dal 12 in poi si rallenta. La storia ristagna, diventa ridondante. Tutta la fase preparatoria dei tributi agli Hunger Games ripete gli stessi concetti per troppe volte, ingenera un po’ di stanchezza nel lettore. Il romanzo ha molte buone idee ma non riesce a gestirle stilisticamente al meglio.
A che scopo ripetere concetti già abbondantemente espressi? Non sono funzionali
all’ossessione del personaggio, sono soltanto sovrabbondanti. Allungano inutilmente il
brodo.
Due considerazioni, poi, sulla prima edizione americana della Collector’s Edition della Scholastic Press, del novembre 2025, caratterizzata dai tagli colorati. È certamente un’edizione molto curata nella confezione, ma la copertina, a mio parere, è brutta e
piuttosto pacchiana. Ha un aspetto fortemente commerciale e artificiale e non trasmette quella sensazione di cura artigianale che, personalmente, mi aspetterei da un’edizione da collezione. I tagli colorati sono invece un elemento interessante e contribuiscono all’effetto complessivo dell’oggetto. Anche il prezzo è elevato: 32 dollari e 99 centesimi. L’interno, infatti, è interamente in bianco e nero e non contiene illustrazioni. La carta è buona, opaca e abbastanza consistente, anche se non particolarmente pregiata. Il carattere, pur non essendo molto grande, è comunque nitido e leggibile.