
Mary Blindflowers
George Orwell contro l’autobiografismo
Coming Up for Air fu pubblicato in prima edizione il 12 giugno 1939 nel Regno Unito, da Secker & Warburg. Il romanzo venne dato alle stampe pochi mesi prima dello scoppio della seconda guerra mondiale. L’1 settembre dello stesso anno la Germania invade la Polonia e la Gran Bretagna entra in guerra il 3 settembre. Orwell scrive mentre l’Europa vive una situazione difficile: la guerra non è ancora iniziata, ma molti già si rendono conto che sta per scoppiare e che le loro vite cambieranno per sempre. Coming Up for Air è apparentemente un romanzo sulla memoria e sull’infanzia: il protagonista rievoca episodi della sua vita passata, ma, nel farlo, l’autore apre più finestre sul mondo, sulla guerra, sulla propaganda, sul concetto di modernità e sul divario tra realtà e comunicazione.
Uno degli aspetti più interessanti di Coming Up for Air è la capacità di Orwell di partire da dettagli apparentemente insignificanti per offrire al lettore una visione storica e collettiva del mondo, esulando dall’autobiografismo. Il protagonista, George Bowling, è un assicuratore grasso con la faccia rossa. Un uomo mediocre, conformista, a tratti perfino meschino e da bambino crudele con gli animali. È un antieroe nel vero senso del termine. Non ispira affatto simpatia mentre ricorda la sua infanzia, anzi, al contrario, il lettore potrebbe essere portato ad indignarsi di fronte alla sua pochezza. Dunque, non ci troviamo di fronte a un alter ego idealizzato dell’autore. Eppure proprio attraverso un personaggio così disprezzabile, Orwell riesce a parlare dell’Europa sull’orlo della catastrofe. La riflessione sul proprio corpo, per esempio, non rimane mai lamento privato e fine a sé stesso. Bowling osserva che i grassi vengono automaticamente trasformati in caricature sociali:
«A fat man doesn’t have any feelings».
Potrebbe essere l’avvio di un monologo a tema. Invece no, poche righe dopo, lo sguardo dell’assicuratore si alza verso i bombardieri che sorvolano Londra e la meditazione individuale si trasforma in una riflessione sulla guerra. Accade continuamente nel romanzo: il privato diventa materia utile per parlare della storia e per criticare la propaganda dell’Impero Britannico. Per esempio, il protagonista ricorda che, quando era bambino, suo padre litigava con suo zio. Argomento: la seconda guerra anglo-boera. Il padre, che era ignorante e conformista, ripeteva a pappagallo la tesi ufficiale dell’Impero, il celebre “white man’s burden”, il dovere morale verso i neri. Ma Orwell introduce una voce dissidente. Lo zio demolisce le narrazioni patriottiche e ribalta le atrocità attribuite ai boeri:
“It wasn’t the Boars who threw babies in the air, it was the British soldiers!”
E ancora:
“Throw them in the air and skewer them like frogs.”
La tensione tra superficie ideologica e verità concreta, permane per tutto il romanzo. I giornali assicurano che i bombardieri non potranno fare danni. I governi parlano con toni ottimistici. Bowling, invece, vede città affamate, soldati scheletrici, bambini che hanno fame. Da una parte:
“our glorious troops have taken a hundred thousand prisoners”,
dall’altra:
“a child of five howling and howling for a bit of bread”.
Lo Stato annuncia gloriose vittorie, la popolazione muore di fame. Profondo gap tra propaganda governativa e realtà.
Perfino un würstel in Orwell diventa metafora. Bowling entra in un moderno milk-bar londinese e trova un ambiente super-lucidato e apparentemente di lusso: l’apparenza è tutto in una società superficiale. Morde un frankfurter e scopre che è ripieno di pesce guasto. La scena è grottesca, ma Orwell la trasforma immediatamente in un simbolo di modernità:
“Everything slick and streamlined, everything made out of something else.”
L’alimento marcio e che sembra qualcosa che non è, non riguarda soltanto il cibo in sé, quanto la rappresentazione di un’intera civiltà fondata sul surrogato, sulla sostituzione della realtà con la rappresentazione, della sostanza con la superficie, tipiche di una società artificiale dove perfino la guerra appare come il prodotto finale di una logica finta:
“Rotten fish in a rubber skin. Bombs of filth bursting inside your mouth.”
L’esperienza personale genera quindi una diagnosi culturale, sociale e storica. Il significato si espande, si ramifica, ha molti piani di lettura, proprio tipici della grande letteratura. Un würstel diventa un’impietosa analisi del mondo.
Nei libri di Michele Mari, di Paolo Nori e in tanta letteratura contemporanea italiana si va in direzione contraria, ossia verso un autobiografismo circolare che pigola sull’upper class senza nemmeno riuscire a criticarla. Mari parla di Mari, Paolo Nori parla di Paolo Nori e di nient’altro. Questi non fanno che guardarsi allo specchio, ma di questo tratterò nel prossimo articolo.
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