Errori, censura e Gulliver

Errori, censura e Gulliver

Mary Blindflowers

I viaggi di Gulliver di Swift vennero pubblicati per la prima volta in Italia in versione integrale soltanto nel 1913, nella collana “Classici del ridere”, con la prefazione di Aldo Valori e le illustrazioni di Enrico Sacchetti. Lo stesso libro fu poi ristampato nel 1921 e nel 1930. Prima di quell’epoca circolavano solo versioni monche del Gulliver, scritto in prima edizione assoluta nel 1726. L’opera era stata già rimaneggiata da Motta, con grande disappunto di Swift.

Le pagine della prefazione dell’edizione Formiggini che ho in mano, la seconda, del 1921, hanno i numeri romani, poi inizia il testo coi numeri arabi. Leggo la prefazione, ma mi accorgo che la mia copia ha un errore di fasciolazione. La pagina XVI della prefazione è seguita dalle pagine 21-24, poi 17-20, 29-32 e ancora una volta 25-28. La legatoria ha commesso un errore. In quegli anni la stampa si faceva in tipografia e il controllo finale non sempre era accurato. La prefazione si interrompe bruscamente perché un fascicolo è stato inserito fuori posto e i fogli successivi sono rimescolati nell’ordine fisico di montaggio. In sintesi, l’esemplare è difettoso.

Esistono due logiche nel collezionismo dei libri: il punto di vista dell’antiquario tradizionale e quello della curiosità bibliografica. Per un antiquario classico, una copia fallata vale meno di una copia integra. Questo in teoria, perché in pratica gli errori affascinano i collezionisti di curiosità tipografiche o le persone interessate ad analizzare la storia industriale dei libri. In questo caso la copia fallata ha un errore non propriamente banale, perché combina il disordine dei fascicoli con le duplicazioni di pagine, una sequenza numerica anomala e una parte di prefazione che manca. Per alcuni collezionisti, paradossalmente, una copia errata o “viva”, ossia piena di errori ma originale, è più apprezzata di un esemplare perfetto; per altri, invece, un difetto resta tale.

Il difetto può riguardare una piccola parte della tiratura oppure soltanto una copia. Personalmente preferisco la copia di un testo integrale con errori di fascicolazione, piuttosto che copie perfette ma non integrali, perché l’errore umano si può capire, la censura su un testo no. Per esempio, non è raro imbattersi in copie ridotte anche in lingua originale.

Due edizioni in inglese dei Viaggi di Gulliver, pubblicate in due periodi differenti da due editori differenti, presentano parti censurate… (continua su Destrutturalismo n. 13)

THINKING MAN EDITORE

DESTRUTTURALISMO