
Ingoldsby, The Ingoldsby Legends, Edizione di metà Ottocento, credit Antiche Curiosità©
Mary Blindflowers©
Ingoldsby, The Ingoldsby Legends
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Richard Harris Barham (1788–1845) rappresenta una figura atipica nel panorama letterario inglese della prima metà del XIX secolo. Canonico della Chiesa anglicana presso la Cattedrale di St. Paul a Londra, fu anche autore di una delle opere più singolari del periodo: le Ingoldsby Legends, una raccolta di racconti e poesie pubblicata sotto lo pseudonimo di Thomas Ingoldsby. L’opera, inizialmente apparsa a puntate su Bentley’s Miscellany a partire dal 1837, riscosse un successo notevole tra i lettori vittoriani e fu lodata da scrittori come Charles Dickens e Thomas Hood. Tuttavia, il suo autore è oggi in gran parte dimenticato, e la sua produzione letteraria raramente viene riproposta in edizioni moderne. Analizzare la natura e la fortuna dell’opera consente di comprendere non solo la poetica di Barham, ma anche le ragioni della sua progressiva marginalizzazione nel canone letterario.
Barham adottò il personaggio di Thomas Ingoldsby, un antiquario fittizio residente nell’immaginaria Tappington Manor, per attribuirgli una serie di “leggende” basate su fonti folcloriche, racconti di fantasmi, aneddoti religiosi e invenzioni narrative. Il risultato è un’opera ibrida, che alterna prosa e poesia, pastiche medievali e satire contemporanee, in un registro stilistico marcatamente ironico. Il punto di forza delle Ingoldsby Legends risiede proprio in questa capacità di giocare con i generi letterari e con il linguaggio, combinando la cultura colta con quella popolare, la devozione religiosa con l’irriverenza comica, il gotico con il grottesco.
La formazione classica di Barham, unita alla sua esperienza clericale, lo rese particolarmente sensibile alle strutture e ai simboli del discorso religioso. In molte leggende l’autore riprende topoi agiografici tradizionali (il santo che scaccia il demonio, la fanciulla in pericolo, il miracolo punitivo), per poi ribaltarli in chiave burlesca. Il risultato è una parodia che non distrugge l’oggetto imitato, ma lo trasforma in una satira a volte pungente che svela le contraddizioni culturali e morali dell’Inghilterra vittoriana e diverte moltissimo il lettore.
Il confronto implicito con opere come la Legenda Aurea di Jacopo da Varazze – benché non esplicitamente dichiarato – è evidente nello stile narrativo imitativo e nell’uso di episodi che ricordano miracoli e vite di santi. Tuttavia, laddove la Legenda Aurea mirava a edificare spiritualmente il lettore, Barham mira a divertire, a destabilizzare le certezze convenzionali, a usare l’autorità della tradizione per esporne l’assurdità latente. Questo procedimento è affine, per certi aspetti, alla logica del carnevale secondo Michail Bachtin: una sospensione dell’ordine gerarchico e dei codici ufficiali, che permette una temporanea liberazione dal dogma e dalla norma. Siamo in piena anti-letteratura carnevalesca, carica di genio e rielaborazioni gotiche in cui il senso dell’horror diventa celia, spassosa risata, attraverso un inglese levigato e musicale.
Nonostante il successo ottenuto nel periodo di pubblicazione e nelle decadi immediatamente successive, le Ingoldsby Legends subirono un lento declino nel corso del XX secolo. I motivi di questa marginalizzazione sono molteplici. In primo luogo, il tipo di umorismo adottato da Barham – fortemente legato ai riferimenti culturali, religiosi e linguistici del suo tempo – risulta oggi spesso criptico e l’editoria oggi non ha tempo di svelare gli arcani di una letteratura profonda e carica di simboli, ma di servire al lettore fantasy senza fondo che sono perfettamente funzionali al marketing di massa e alle sue castronerie. Lo stile di Ingoldsby, infarcito di arcaismi volontari, giochi di parole e riferimenti biblici o liturgici, richiede un lettore colto e disposto a decifrare molteplici livelli di significato. In secondo luogo, il mutamento dei gusti letterari indotto da un’editoria sempre più sciocca – che ha privilegiato narrazioni più lineari e drammetti psicologici o strappalacrime, rispetto alla commistione di registri tipica della parodia ottocentesca – ha contribuito a escludere Barham dai programmi scolastici e universitari. Un altro fattore determinante è la difficoltà di collocare Barham in una corrente precisa: non è né un poeta romantico, né un romanziere realista, né un autore gotico in senso canonico. È, piuttosto, un autore di margine, un ibrido che sfida la classificazione, e che proprio per questo risulta meno facilmente assimilabile all’interno di una narrazione storica della letteratura inglese. Infine, l’identità clericale dell’autore ha probabilmente influito sulla percezione della sua opera: la sua satira religiosa può essere stata letta, in epoche successive, come ambigua o persino ipocrita.
Eppure, rileggere oggi le Ingoldsby Legends consente di apprezzare non solo l’inventiva linguistica di Barham, ma anche la sua intelligenza nel rielaborare materiali della tradizione – dal folklore medievale alla letteratura agiografica – in chiave moderna e dissacrante. L’opera anticipa per certi aspetti l’assurdo nonsense di Edward Lear e l’umorismo linguistico di Lewis Carroll, mostrando come l’ironia possa essere uno strumento di conoscenza e non soltanto di evasione.
In conclusione, Richard Harris Barham è un autore che meriterebbe una riscoperta critica più ampia. Le sue Ingoldsby Legends costituiscono un unicum nel panorama letterario inglese: un’opera che, pur profondamente radicata nella cultura vittoriana, parla ancora oggi a chi sa cogliere l’ambiguità tra fede e finzione, tra il sacro e il comico. Se la sua lingua può apparire distante, la sua intelligenza letteraria resta sorprendentemente moderna, per questo la Thinking Man ha tradotto i migliori racconti delle Ingoldsby Legends. Potete già trovarne uno nel numero 10 della rivista Destutturalismo (su Amazon).
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DESTRUTTURALISMO Punti salienti