
La vita di Merlino, 1554, credit Antiche Curiosità©
Mary Blindflowers©
La vita di Merlino
.
La vita di Merlino con le sue profetie, nuovamente ristampata et con somma diligentia corette, le quali tratta delle cose che hanno a venire, stampato a Venezia nel 1554 da Bartolomeo Imperatore e Francesco suo genero, rappresenta un testimone raro e prezioso della cultura profetica cinquecentesca, sospesa tra tradizione medievale, sensibilità umanistica e tensioni religiose dell’età della Riforma. L’opera si inserisce nella scia delle cosiddette “profezie merliniane”, derivate dal corpus leggendario britannico e veicolate in forma popolare e volgare soprattutto tra XIV e XVI secolo. Queste profezie, spesso apocalittiche, criptiche, cariche di simbolismo animale e riferimenti politici oscuri, trovarono ampio spazio nella letteratura profetica circolante in Italia e in Europa, venendo lette talvolta in chiave di critica politica o addirittura religiosa. La ristampa del 1554, in italiano, tratta dal libro di messer Pietro Delfino, scritto in francese nell’anno del Signore 1479, è già di per sé un indizio della popolarità e della circolazione del testo, ma è anche sospetta dal punto di vista dottrinale: il 1554 cade infatti nel pieno del clima tridentino, quando ogni produzione a sfondo esoterico o profetico era soggetta a revisione, censura o distruzione. Il libro è infatti assente dai principali Cataloghi dell’Indice, ma la sua natura – profetica, potenzialmente ereticale e aperta a interpretazioni politiche – lo ha reso certamente vulnerabile. È dunque plausibile che molte copie siano state eliminate, bruciate o corrette, e ciò rende ogni esemplare non solo raro, ma anche un sopravvissuto silenzioso a un’epoca di repressione culturale. Nell’esemplare in mio possesso sulla pagina finale bianca è visibile la scritta a mano “Merlino reformato”, in inchiostro ferrogallico, tracciata a mano in una grafia corsiva, probabilmente della seconda metà del XVI secolo. Questa nota può indicare che il testo è stato sottoposto a revisione (“riformato” in senso dottrinale), ma non si può escludere una lettura ideologica in chiave riformata, ovvero protestante. Il termine “riformato”, nel contesto linguistico italiano del Cinquecento, è ambiguo e potente: poteva implicare sia un’aderenza ai dettami della Controriforma sia una posizione di simpatia per le correnti evangeliche, valdesi o addirittura luterane. In entrambi i casi, chi ha scritto quella nota aveva consapevolezza della tensione teologica del testo e ha voluto marcarlo come oggetto di trasformazione o resistenza. A pagina 30 compaiono le iniziali “N. A. C.”, tracciate alla fine del corpo del libro, in una posizione insolita per una semplice firma di possesso. Questa sigla… (Continua su Destrutturalismo n. 11).
.