
Tagli artigianali e industriali
Giustina Settepunti©
In un articolo postato in questo stesso blog Destrutturalismo, qui, ho già parlato dei tagli colorati. Ora voglio far capire al lettore come distinguere un taglio colorato a mano da uno colorato a macchina. È innanzitutto necessario osservare alcuni dettagli visivi e tattili che rivelano il tipo di lavorazione.
Nel taglio colorato a mano, come quello della foto che vedete in alto, di un libro di fine Ottocento, la prima cosa che si nota è l’irregolarità: il disegno non è mai perfettamente ripetibile o simmetrico, le venature cambiano direzione, intensità e spessore, ci sono spesso piccole variazioni di colore o di densità. I margini possono rivelare lievi discontinuità, con zone in cui il colore è più carico e altre più leggere. Avvicinando lo sguardo si notano micro-sfumature, “aperture” del pigmento, tracce della pressione con cui il taglio è stato immerso nel bagno di colore, quindi ci possono essere leggere sbavature o sovrapposizioni. Anche al tatto il taglio può risultare meno uniforme, con una superficie leggermente “viva”, non completamente liscia o plastificata. Nei tagli marmorizzati manuali il disegno sembra “muoversi” e non combacia mai perfettamente tra una copia e l’altra. Ogni esemplare è unico.
Ora passiamo al taglio fatto a macchina. In questo caso a farla da padrona è la regolarità. Il colore si presenta uniforme, piatto, omogeneo su tutto il bordo, senza variazioni evidenti di tono o di intensità. Nei tagli decorati industriali i disegni sono spesso ripetuti in modo identico su più copie, con contorni netti e una distribuzione controllata del pigmento. La superficie appare più liscia, compatta e standardizzata, talvolta con un leggero effetto lucido uniforme dovuto a vernici o finiture protettive. Non si percepiscono sbavature né irregolarità: tutto è preciso, coerente, prevedibile, perfetto.
In sintesi, il taglio a mano, con tutte le sue imperfezioni, racconta un gesto tradizionale, una cultura dell’unico e irripetibile, con le sue minime imperfezioni e unicità; il taglio a macchina mostra un processo industriale.
Le differenze si rilevano a occhio perché il taglio colorato a macchina si ottiene con procedimenti industriali standardizzati, pensati per essere rapidi, ripetibili e identici su molte copie.
Il libro, nel taglio industriale, o più spesso il blocco libro non ancora rilegato, viene serrato in una pressa meccanica che mantiene le pagine perfettamente allineate. A questo punto il colore viene applicato con rulli, lame di distribuzione, tamponi rotanti oppure tramite spruzzatura controllata. Nei casi più semplici si stende un colore pieno e uniforme; nelle lavorazioni più complesse si utilizzano pellicole trasferibili, stampe a contatto, inkjet industriale o serigrafia, che permettono di ottenere motivi decorativi ripetibili, inclusi effetti marmorizzati “simulati”.
I pigmenti sono di tipo industriale (inchiostri o vernici a base acrilica, poliuretanica o UV), formulati per asciugare rapidamente e aderire in modo stabile alla carta. Dopo l’applicazione, il taglio passa in forni di asciugatura o sotto lampade UV, che fissano il colore e rendono la superficie liscia e resistente. Il risultato è un bordo omogeneo, regolare, identico su tutte le copie della tiratura.
Il taglio colorato a macchina nasce solo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, in parallelo con l’industrializzazione dell’editoria. Nella seconda metà dell’Ottocento inizia la vera e propria meccanizzazione delle legatorie e l’aumento delle tirature, iniziano, dunque, le prime applicazioni semi-meccaniche, in cui il colore viene steso con rulli o pennelli montati su macchine. Il risultato è più uniforme, ma non ancora completamente industriale. Alla fine del XIX secolo la produzione in serie rende necessario ridurre tempi e costi; il taglio colorato diventa un elemento decorativo applicabile anche a libri non di lusso, edizioni economiche che vogliono darsi un tocco di eleganza. Nel XX secolo con l’introduzione di vernici sintetiche, presse più precise e sistemi di asciugatura rapida, il taglio colorato a macchina si afferma definitivamente come alternativa economica e ripetibile al lavoro manuale. Alla fine del XX-XXI secolo compaiono tecniche avanzate come la stampa digitale e inkjet sul taglio, che consentono disegni complessi, fotografici o perfettamente coordinati alla copertina.
Il taglio colorato a mano ovviamente rende il libro più costoso, specie se antico. Nasce per proteggere e nobilitare il libro quando ogni copia era un oggetto unico; il taglio colorato a macchina risponde alle esigenze di un prodotto di massa, si tratta di riproducibilità industriale. Il primo privilegia l’unicità, il secondo la coerenza e la serialità, nonché una certa estetica attraente anche per un libro non raro.
C’è però un tipo di taglio colorato che non si può fare a macchina.
Ne parlerò in un prossimo articolo.