
Giustina Settepunti©
Il taglio di un libro
Il taglio di un libro è la parte del libro che si vede osservando il libro chiuso. Un libro ha tre tagli: Superiore, bordo alto delle pagine; inferiore, basso, laterale o di testa, opposto al dorso. ll taglio può essere: naturale (semplicemente rifilato), colorato a mano o a macchina, dorato, decorato o inciso, soprattutto nei libri antichi o di pregio ma anche dipinto “a scomparsa” (fore-edge painting).
In tipografia, il termine taglio indica anche l’operazione di rifilatura delle pagine dopo la rilegatura, per renderle tutte della stessa misura.
Gli estimatori dei libri avranno notato che stanno tornando di moda i tagli colorati anche in edizioni non propriamente di lusso. Come nascono e perché i tagli colorati nei libri?
La colorazione dei tagli nasce come pratica artigianale nel tardo Medioevo, in un contesto in cui il libro era ancora un oggetto raro e costoso, posseduto dalle classi sociali alte. Per avere i primi esempi documentati di tagli colorati occorre risalire al XIV e XV secolo, quando nacquero non soltanto per esigenze estetiche ma anche di conservazione del libro. Il colore, infatti, applicato ai margini delle carte serviva a proteggere il libro dalla polvere, dall’umidità e dagli insetti, sigillando parzialmente le fibre della carta. Allo stesso tempo, il taglio colorato costituiva un segno di distinzione, un ornamento discreto ma visibile che elevava il valore dell’oggetto.
La colorazione avveniva interamente a mano. Il volume veniva serrato in una pressa lignea, spesso con tavolette di protezione, e il colore applicato con pennelli larghi, tamponi di stoffa, spugne naturali o per immersione in un bagno pigmentato. I pigmenti erano di origine minerale o vegetale, diluiti in acqua, colla animale o gomma arabica. L’irregolarità del risultato, oggi considerata un pregio, era allora una conseguenza inevitabile del gesto umano.
Il procedimento era semplice ma occorreva attenzione. Si preparava prepara una vaschetta con un liquido viscoso, chiamato size.
Nel XIX secolo si usavano: gomma tragacanto (mucillagine naturale), oppure caragenina ricavata dalle alghe.
Il liquido doveva essere abbastanza denso da sostenere i colori in superficie. Quindi si spruzzavano o si gocciolavano in un bagno d’acqua pigmenti e bile bovina che serviva a far “aprire” il colore alla superficie. I colori rimanevano galleggianti formando, cerchi, vene, occhi e ondulature. Il marmorizzatore poteva anche pettinare la superficie con strumenti (pettini a denti regolari) per creare disegni più strutturati, come nonpareil, peacock, swirl, spot, etc.
Il libro veniva poi serrato in una pressa, in modo da avere il taglio perfettamente piatto. Il blocco delle pagine era tenuto ben chiuso e: appoggiato rapidamente sulla superficie del bagno, passato con movimento deciso e uniforme.
Il colore aderiva solo alla superficie esterna delle pagine, ma un piccolo sbaglio poteva farlo penetrare dentro le pagine.
Si trattava di un’operazione che richiedeva un gesto unico, sicuro e veloce.
Il taglio veniva poi sciacquato con acqua pulita per togliere il residuo del bagno e fissare solo il pigmento.
A questo punto si procedeva con asciugatura e lucidatura. Il blocco veniva rimesso in pressa e lasciato asciugare.
Spesso si lucidava leggermente il taglio con: cera d’api, gommalacca, oppure solo sfregando con un panno duro. Questo dava la tipica lucentezza irregolare che si vede sugli esemplari antichi.
La colorazione dei tagli aggiunge valore al libro perché ciascuna colorazione è unica, basta una pressione diversa, un movimento leggermente inclinato, un pigmento più aperto… e il disegno cambia completamente anche se si usa lo stesso bagno.
Per questo i tagli marmorizzati a mano non sono mai identici e sono ricercati dai bibliofili. In foto un taglio contemporaneo colorato a macchina. Come distinguere un taglio fatto a mano da uno fatto a macchina? Ve lo dirò la prossima volta.