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La coda del diavolo
Lucio Pistis & Sandro Asebès©
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L’argent et la politique font la guerre et aussi la littérature, n’est-ce pas? Ma non sempre chi è assistito dal potere politico e ha grandi quantità d’argent, possiede un vero talento. Come mai allora tutti gli scrittori famosi appartengono all’alta borghesia o a gente che, se non ha la casta, impasta gli slogan di un partito per emergere? Sono pochi gli scrittori famosi che provengono da quella che i paesi anglosassoni chiamano working class, classe lavoratrice. E quei pochi provenienti da questo ceto hanno tutti la tessera di un partito di cui diventano volantini viventi, uomini o donne perfettamente funzionali alla propaganda, secondo la logica spietata del do ut des. Invece di parlare di scrittura parleranno dunque di politica.
Insomma tutti i geni sono ricchi borghesi e aristocratici oppure poveri ma tesserati? I poveri senza tessera sono tutti privi di qualsiasi talento?
Curioso!
Eppure c’è stato un miglioramento dall’antichità ad oggi nell’istruzione delle masse. Anche il figlio di un operaio può leggere Kafka e Joyce e capirne l’essenza, basta impegnarsi e avere un quantitativo sufficiente di neuroni.
La diffusione su larga scala dei libri a stampa, ha colmato certi elitari gap culturali che permettevano soltanto all’aristocratico e al borghesone di leggere.
Oggi in pochi leggono ma potrebbero in teoria farlo tutti.
Cosa diavolo è andato storto allora?
Il talento disdegna i poveri? E perché gli italiani leggono poco?
Il genio alita solo sulle facce dei ricchi? … (Continua su Destrutturalismo n. 8, Novembre 2024).
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