
A cominciare dall’uovo…
Il genio? Si compra!
Fluò©
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Sta uscendo in Italia la moda truffa di far pubblicare a pagamento bimbi dodicenni spacciandoli per geni, e i giornali, sotto lieto compenso, pubblicano la notizia del genietto della lampada che studia i presocratici e ha già scritto un libro… ma si dimenticano di dire che la casa editrice con cui il genio della Valle Schettino della Mirandola della Fanfola pubblica, Albatros o simili, per intenderci, è a pagamento. Piccola omissione. E le genti aprono la bocca per bersi il dolce nettare della fuffa bimba.
Si crea così, attraverso il marketing, una nuova forma di discriminazione sociale. Questi bambini, che in fondo sono solo bambini qualsiasi, vengono montati ad arte dai genitori per sostenere la parte dei piccoli geni. E guarda caso, sono tutti figli di famiglie benestanti, capaci di pagare articoli, pubblicazioni, visibilità. Il talento non si premia: si compra! Un tanto all’etto signori, fate il vostro acquisto! Roba buona!
Le case editrici a pagamento e i giornali compiacenti sono solo una faccia del fenomeno. L’altra è quella dei social, dove la popolarità si misura in numeri e i numeri si comprano. Le pagine con milioni di follower pagano agenzie per gonfiare la propria audience e far confluire traffico. Anche lì, solo chi è ricco è visibile.
Ma, in fondo, non è una novità assoluta. Anche nel passato la visibilità era questione di potere: i libri “scomodi” restavano chiusi nei cassetti, dimenticati nelle soffitte o bruciati nei roghi morali e politici del tempo. Gli autori non allineati erano condannati all’invisibilità, mentre chi aveva protezioni o padrini letterari trovava spazio e gloria.
Il meccanismo era lo stesso di quello odierno, solo più rudimentale: si usavano censori invece di algoritmi, accademie invece di agenzie di marketing, salotti invece di piattaforme digitali.
Oggi la differenza è che la censura non è più imposta, ma automatizzata. Non c’è un inquisitore con la tonaca o un ministro con la penna rossa: c’è un algoritmo che decide chi vedere e chi ignorare.
Un tempo si diceva “libri proibiti”; oggi, più sottilmente, si potrebbe dire “libri invisibili”. Invisibili non perché messi all’indice, ma perché non sponsorizzati… (Continua su Destrutturalismo n. 11 )
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