
Il pasto, tecnica mista su carta, Mary Blindflowers©
Il chiodo di Gaza
Giuseppe Ioppolo©
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In un racconto di Giufà, questi vende casa ma si riserva, nel contratto, il diritto di accedere al locale per poter utilizzare un vecchio chiodo infisso alla parete. Il nuovo proprietario accetta la condizione, e il chiodo diventa per Giufà il pretesto per continue invasioni di campo. Entra a tutte le ore, senza peritarsi di chiedere permesso. Non è più il padrone della casa, ma nei fatti si comporta come se lo fosse ancora.
Questa storiella ha un significato che va oltre il personaggio di Giufà, lo scemo/furbo che oscilla tra ingenuità e trovate ingegnose. La conclusione della storia sottende una simbologia il cui disvelamento risulta abbastanza intuitivo.
I racconti di Giufà sono per lo più frutto di una tradizione orale, tramandata dalla notte dei tempi. Di uno scemo furbo che prendeva in giro i potenti e aiutava i deboli e gli sfortunati si trova traccia fin da prima dell’anno Mille. Giufà giunse in Sicilia con gli Arabi e subì i rimaneggiamenti della cultura siciliana, che già si era distinta nel reinterpretare i Vangeli (quelli apocrifi).
Ciò che qui mi preme sottolineare è che questa storia del chiodo ha a che fare, più che con la notte dei tempi, con la storia della modernità.
Il Regno Unito aveva, nell’anteguerra, una presenza tutt’altro che discreta nel Medio Oriente, perfettamente in linea con la sua vocazione imperiale e coloniale. La guerra, e ciò che ne seguì, misero in discussione questa vocazione. La Palestina tornava agli arabi, e in quelle terre si insediarono governi che non erano più una semplice dépendance di Londra. La trovata dell’imperialismo britannico fu geniale e degna di Giufà: con la scusa di dare risposte al movimento sionista – che in Gran Bretagna aveva molti proseliti – si inventò uno Stato sionista israeliano dove da millenni non esisteva più uno Stato ebraico.
Ed ecco il chiodo.
Con la scusa del chiodo (lo stato sionista), l’imperialismo – divenuto nel frattempo angloamericano – ha potuto impicciarsi degli affari di quei paesi ad ogni giro di boa, sempre secondo le sue convenienze imperiali e neocoloniali, insieme a un’Europa che, più che imbelle, è complice.
Come complici sono tutti quei partiti che non si dissociano dal genocidio di Gaza. Ne elenco qualcuno: il PD, in primis. Un partito che, in politica internazionale, sembra aver fatto proprie le idee esaltate della Picierno. Fratelli d’Italia, il partito che doveva combattere le lobby eurocratiche, ma che ne è diventato un’appendice insignificante, nonostante Trump. Forza Italia: non c’è bisogno di aggiungere nulla, era già tutto chiaro. E tutti quegli altri movimenti, partitucoli, fondazioni, circoli che non prendono chiaramente le distanze dal genocidio di un popolo – quello arabo/palestinese – non più padrone della propria terra.
Parlare di Gaza oggi significa parlare soprattutto di questo: di come rimuovere il chiodo.
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DESTRUTTURALISMO Punti salienti