
Gli Ecocratici, acquerello su carta by Mary Blindflowers©
Gli isterici della Eco-crazia
Mary Blindflowers©
.
Li vedi, gli Eco-cratici, sottolineatori compulsivi e isterici, che non riescono a fissare la frase di un libro in testa senza sottolinearla magari con meravigliosi colori evidenziatore, giallino cacca d’uccellino o rosa confettino, e poi eccoli fare una bella orecchiuzza senz’appretto, ben piegata, magari con l’unghia, al lato in genere superiore del foglio. Che meraviglia! Ma Eco ha detto che si può fare! Ergo, questi adoratori indefessi della più grande fuffa intellettuale dei nostri tempi, di quel sistematore e ordinatore di idee altrui; di quel saggista a invenzione zero; di quel romanziere in carta copiativa; di quel poeta mediocre; citano l’autorità del presunto gigante della propaganda, per giustificare il loro gesto da pecore, dando addirittura dello snob a chiunque osi pensare che il libro “non vada vissuto” a livello personale. Eh sì, perché il grande guru ha sentenziato con la sua sacra bocca e ha detto che i libri moderni si possono (e si devono) sottolineare, perché sono strumenti di lavoro, di riflessione, di studio, di dialogo personale col testo. Ma i libri antichi, per il loro valore storico, artistico e talvolta economico, andrebbero invece rispettati come oggetti in sé.
Ma siamo davvero sicuri che sia così?
Per nulla! Se Eco avesse avuto più sensibilità antiquaria, avrebbe saputo che alcuni libri antichi valgono meno di particolari libri moderni e che il valore di un libro non dipende soltanto dalla sua età, ma da un insieme di fattori, dal destino editoriale, dalla tiratura, dalla sua storia specifica, e che ogni libro è un universo a sé. Non si può sapere in anticipo se una copia può diventare rara. Nemmeno il pensiero che le edizioni economiche non valgono e non varranno mai nulla, è esatto. Non si può sempre prevedere il destino di un libro. La storia dell’editoria è piena di casi in cui prime edizioni stampate con materiali scadenti, in modo dozzinale o su carta economica, sono diventate in seguito preziosissime, proprio perché pochi esemplari si sono conservati bene o perché quel testo ha assunto col tempo un’importanza culturale o storica imprevista.
Facciamo degli esempi pratici.
Le edizioni italiane ottocentesche di Verne, pur molto lette, non erano considerate “di pregio” all’epoca, e molte furono stampate su carta scadente, senza intenzione collezionistica. Alcune copie si sono conservate malissimo, ed è per questo che oggi le copie integre di certe prime edizione sono rare, costose, e molto apprezzate dai collezionisti.
George Orwell, nel 1945 dava alle stampe Animal Farm. La prima edizione fu stampata da una piccola casa editrice britannica, Secker & Warburg, con carta di guerra (cioè poverissima) e tiratura limitata. In quel momento non fu un successo. Oggi una prima edizione in buono stato può valere migliaia di euro.
J.D. Salinger nel 1951 pubblicava The Catcher in the Rye. La prima edizione non aveva nulla di speciale: copertina modesta, carta standard da romanzo commerciale. Nessuno prevedeva il culto che sarebbe nato attorno al libro. Oggi una prima edizione in buone condizioni raggiunge quotazioni stellari.
Ian Fleming, 1953, Casino Royale. La prima avventura di James Bond fu pubblicata con poca fanfara da Jonathan Cape. Nonostante oggi sia un’icona della cultura pop, la prima tiratura era piccola e stampata con materiali ordinari. Ho trovato una libreria antiquaria che vende la prima edizione a £ 108,853.66.
Stephen King, Carrie, 1974. Il primo romanzo di King uscì per Doubleday in una edizione economica e con una tiratura modesta. Pochi pensavano che avrebbe avuto il successo che ha avuto. Le prime copie oggi sono ricercatissime, specie se firmate.
Primo Levi, Se questo è un uomo, 1947, De Silva. Pubblicato inizialmente da una piccola casa editrice torinese, in un’edizione austera e con tiratura limitata. Solo più tardi il libro ottenne il riconoscimento che merita. Quelle prime copie sono oggi di enorme valore culturale e collezionistico.
Allen Ginsberg nel 1956 pubblicava Howl. Stampato in forma artigianale dalla City Lights Books, su carta povera e in formato economico da tasca. È uno dei testi fondanti della Beat Generation. Le prime copie originali sono oggi vere reliquie letterarie.
Italo Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno (1947). Pubblicato da Einaudi in un’edizione semplice, economica. Questa prima edizione oggi vale moltissimo, soprattutto in ottime condizioni.
F. Scott Fitzgerald, The Great Gatsby (1925). Non fu un grande successo all’uscita. La carta e la rilegatura erano nella media, ma oggi il valore è lievitato.
In tutti questi casi, e molti altri se ne potrebbero aggiungere, nessuno poteva sapere che i libri sarebbero diventati rari. E molti lettori hanno rovinato, inconsapevolmente, pezzi che oggi valgono patrimoni.
Nel collezionismo librario il valore di una copia pulita è sempre superiore a quello di una copia sottolineata, annotata o danneggiata in qualsiasi modo.
Questo vale in particolare per:
• Prime edizioni
• Libri rari o fuori catalogo
• Edizioni firmate o numerate
• Volumi con valore storico o culturale riconosciuto.
Nel mercato antiquario e tra i collezionisti, la condizione è molto importante: anche una lieve piega, una macchia o un’annotazione a penna può far scendere sensibilmente il valore. Una copia sottolineata perde immediatamente il requisito dell’integrità, e anche se il testo resta leggibile, l’oggetto perde fascino e desiderabilità.
Un caso particolare sono le copie annotate dall’autore stesso o da un lettore famoso: lì il valore invece aumenta. Ma si tratta di eccezioni. Le sottolineature comuni, fatte a penna o con l’evidenziatore, sono quasi sempre considerate danni permanenti e irreversibili fatte da eco-cratici in preda ad un attacco isterico da egocentrismo incipiente, gente incapace di prendere appunti su un foglio.
L’atto di sottolineare è un gesto vandalico, perché distrugge o altera la possibilità che quell’oggetto abbia un futuro di valore intatto per i futuri lettori.
Personalmente non compro libri sottolineati, primo perché mi danno fastidio, mentre leggo, le sottolineature impositive fatte da altri che hanno deciso cosa sia essenziale da rimarcare e cosa no, e secondo, perché un libro sottolineato ha perso il suo valore collezionistico e gran parte della sua magia, in barba all’autorità dell’Eco-crazia che tutti i neuroni porta via.
.
DESTRUTTURALISMO Punti salienti