Fenomenologia della tuttologia

Mary Blindflowers©

Fenomenologia della tuttologia

Perché per difendere un film inguardabile sotto ogni profilo artistico-contenutistico, il tuttologo social tira fuori dal cappello a cilindro esperienze sue, citazioni di altri film, la guerra atomica, Guttuso, Moore, gli americani, i matti, i savi, i caimani, i subumani, chi abbandona i cani, la madonna incoronata e chi più ne ha più ne metta? Sperano di convincerti che quel film è meraviglioso attraverso trattatelli social di tuttologia fuffologica applicata? Quando gli dici, ma è un minestrone! Si alterano e parte la molla a scatto, danno di matto e la conversazione (se mai ce n’è stata una), finisce. I personaggi non occorre inventarli, esistono e desiderano conferme per la loro autostima. Quando il tuttologo sostiene una sua opinione opinabile sui social non ammette discussioni, è come se parlasse da solo, crea un tunnel cognitivo, una saturazione argomentativa che serve a mascherare il vuoto dell’argomento principale, e quindi si imbarca in diecimila distrazioni per sfoggiare un’erudizione posticcia, da manuale, citando personaggi, situazioni, fatti storici del tutto slegati dal nucleo centrale della conversazione. Citare tutto e tutti è un modo per creare autorità apparente. Non importa se il collegamento con l’argomento di cui si tratta è tenuissimo se non addirittura inesistente, l’impressione che il tuttologo vuole dare di se stesso è: “guarda come sono intelligente, vedi quante cose so? Il mio giudizio non si discute”. Sicuramente ci saranno persone che rimarrano impressionate dalla quantità del nozionismo da bancarella espresso, ma altre no, e lì iniziano i guai. Subito chi contesta viene percepito come nemico numero uno, il fuffologo va in corto, i suoi microchip fondono nell’offesa. A quel punto non conta più cosa o chi si stesse lodando con pertinacia, conta demolire l’avversario, dimostrare quanto è stato sciocco a contraddirlo anche per un solo istante. Questo meccanismo di difesa-offesa che scatena reazioni verbalmente aggressive, è molto comune nelle società in cui lo stress è la regola. Lo stressato fuffologo ha bisogno di ordine, di disciplina, cerca dunque di ricreare ordine nel proprio mondo interno e che fa? Vuole ottenere consensi e applausi se non reali, almeno virtuali. La contraddizione che è l’anima della scienza e della filosofia, crea un’iperattività che cerca riferimenti culturali provati e selezionati dal mainstream, ma scelti a caso, mischiati con esperienze individuali che dovrebbero essere nella loro insignificanza più o meno cosmica e comica, inattaccabili, mentre suscitano invece il riso.

Il contrasto tra realtà e percezione del reale è netto, il fuffologo cerca di scacciare il gap attraverso argomentazioni minestronose che dovrebbero affermarlo come persona, stabilirne l’esistenza caricandola di un’autorevolezza che non possiede e che sfocia in una sorta di ridicolo autoritarismo da social.

La tuttologia è una malattia, curatela finché siete in tempo. Non è necessario dimostrare niente a nessuno, nemmeno a noi stessi.

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THINKING MAN EDITORE

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