Eolico in Sardegna, colonialismo ambientale

 

Eolico in Sardegna, colonialismo ambientale

Eolico, credit Mary Blindflowers©

 

 

Eolico in Sardegna, colonialismo ambientale

Mary Blindflowers©

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L’eolico in Sardegna rappresenta oggi uno dei temi più controversi nel dibattito sulla transizione energetica in Italia. Se da un lato il potenziale eolico dell’Isola è indiscutibilmente elevato grazie a condizioni anemometriche favorevoli, dall’altro emergono preoccupazioni sempre più fondate sul rischio concreto di speculazione energetica e territoriale. Tali timori sono condivisi non soltanto da comitati cittadini e amministratori locali, ma anche da alcuni osservatori accademici e giuridici che sottolineano le criticità strutturali di una pianificazione disomogenea e priva di coordinamento strategico.

Un primo elemento di preoccupazione risiede nell’eccessiva concentrazione di progetti proposti da soggetti privati, spesso multinazionali dell’energia, in assenza di un piano organico regionale aggiornato. Secondo l’analisi condotta dal Gruppo di Intervento Giuridico (2024), alla fine del 2023 risultavano presentati progetti per oltre 15 GW di potenza tra eolico terrestre e marino, un dato sproporzionato rispetto al fabbisogno regionale e alla capacità infrastrutturale sarda. La Regione Sardegna, al momento, non dispone ancora di un piano energetico-ambientale (PEARS) aggiornato e legalmente vincolante, rendendo la gestione del territorio vulnerabile a decisioni settoriali prese caso per caso.

Questo contesto ha favorito la frammentazione delle valutazioni ambientali, spesso ridotte alla scala del singolo impianto, senza considerare gli effetti cumulativi sul paesaggio, sulla biodiversità e sulle reti ecologiche. È quanto evidenziato anche dall’ISPRA (2023), che ha raccomandato l’applicazione del principio di cautela per la tutela degli habitat prioritari, soprattutto in aree come la Gallura, la Nurra e il Sulcis, dove si sovrappongono parchi eolici, vincoli paesaggistici e zone di interesse comunitario.

Il rischio di speculazione è altissimo, acuito dalla natura “estrattiva” di molti progetti, i cui benefici economici tendono a ricadere fuori dall’Isola. La maggior parte dell’energia prodotta è destinata all’esportazione, mentre alle comunità locali restano gli impatti ambientali e paesaggistici. Un esempio emblematico è il progetto “Tibula Energia”, presentato da Falck Renewables e BlueFloat Energy, che prevede 65 aerogeneratori offshore al largo della costa nord-orientale. Secondo le osservazioni presentate dalla parlamentare Mara Lapia (2024), la produzione attesa sarà trasferita al continente tramite elettrodotti sottomarini, senza garanzie concrete di ritorno economico o occupazionale per la Sardegna.

Il fenomeno si inserisce in un contesto più ampio di “colonialismo energetico”, termine ormai entrato nel lessico dei movimenti locali e ripreso anche da alcune testate accademiche (Piras, 2023). Con esso si intende un modello di sviluppo in cui territori periferici vengono utilizzati per soddisfare i bisogni energetici dei centri industriali, replicando dinamiche di subordinazione economica già note in altri settori. Tale approccio è in contrasto con i principi di giustizia climatica e di equità territoriale promossi dall’Unione Europea nella sua strategia Fit for 55.

A rendere più opaca la situazione contribuisce anche la mancanza di trasparenza nelle procedure di autorizzazione e nella consultazione pubblica. In diversi casi, i sindaci dei comuni coinvolti hanno denunciato di essere venuti a conoscenza dei progetti solo a valle dell’invio alla Commissione Via nazionale, come accaduto per l’impianto di Telti (GrIG, 2023). Questo esclude de facto la possibilità di un coinvolgimento partecipativo e mina la legittimità delle decisioni, alimentando tensioni sociali e sfiducia verso le istituzioni.

Infine, la speculazione non si manifesta soltanto nella fase progettuale, ma anche nella possibilità di acquisizione di autorizzazioni a scopo finanziario. Alcune imprese presentano progetti non per realizzarli, ma per rivendere successivamente il titolo autorizzativo a soggetti terzi, trasformando il settore in una bolla speculativa anziché in una leva per lo sviluppo sostenibile. Il fenomeno è stato documentato dalla relazione della Commissione Industria del Senato (2022), che ha espresso preoccupazioni sul proliferare di “progetti fantasma” e ha suggerito un rafforzamento dei controlli ex ante.

In conclusione, i rischi di speculazione legati all’eolico in Sardegna sono reali e sistemici. Non derivano dalla tecnologia in sé, né dalla necessità della transizione energetica, ma dalla combinazione tra assenza di pianificazione pubblica, debolezza normativa regionale, scarsa partecipazione democratica e interessi economici estranei al territorio. Una transizione energetica giusta per la Sardegna richiede non soltanto impianti rinnovabili, ma anche trasparenza, equità e coinvolgimento dei cittadini nella definizione delle scelte che plasmeranno il futuro dell’Isola.

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Bibliografia

Gruppo di Intervento Giuridico (2024). Osservazioni ai progetti eolici in Gallura, (sassarinotizie.com).

ISPRA (2023). Linee guida per la localizzazione di impianti eolici. Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.

Lapia, M. (2024). Interrogazione parlamentare sul progetto Tibula Energia. Camera dei Deputati.

Piras, G. (2023). “Colonialismo energetico e giustizia territoriale in Sardegna”. Quaderni di Ecologia Politica, 12(1): 45-59.

Senato della Repubblica – Commissione Industria (2022). Relazione conoscitiva sullo stato delle energie rinnovabili in Italia. Doc. XVII n. 14.