Censura e effetto Streisand

Credit ©Mary Blindflowers

Censura e Effetto Streisand

Mary Blindflowers©

.

Cosa è l’Effetto Streisand e quando nasce?
Nel 2003 un fotografo di nome Kenneth Adelman fece una grande quantità di scatti aerei della costa californiana — secondo i bene informati 12.000 foto — per documentare l’erosione delle scogliere. Tra queste foto venne immortalata anche la villa privata di Barbra Streisand a Malibu. Per mesi un’immagine della villa rimase online e nessuno se ne accorse. A un certo punto però se ne accorse la Streisand, che pensò bene di fare causa al fotografo per 50 milioni di dollari. In seguito a questa notizia, la foto divenne virale. La Streisand voleva censurarla ma ottenne l’effetto contrario.

In seguito a questo episodio, sociologi, giornalisti e studiosi di internet iniziarono a usare l’espressione Effetto Streisand come sinonimo di un tentativo di censura che, anziché eliminare o nascondere un contenuto, produce un effetto di risonanza pubblicitaria, rendendolo visibile.

Il meccanismo psicologico di questo “effetto” è piuttosto elementare. Siccome l’essere umano è un poco strano, il divieto aumenta il desiderio, accende la curiosità e innesca la pubblicità.

Continuamente oggi giornalisti, ministri, gente che conta, innescano quest’effetto.
Quando la sinistra parlava malissimo del libro di Vannacci, gli ha fatto una pubblicità straordinaria. Tutti i giornali parlavano del generalissimo. Chi lo conosceva prima delle loro strombazzate? Giusto due militari. Una libraia ha dichiarato pubblicamente che mai lo avrebbe esposto, creando dibattiti e discussioni e alimentando il fuoco della pubblicità. Vannacci ha venduto grazie ai suoi presunti oppositori. Non è curioso? Non sapevano che parlandone lo avrebbero fatto vendere? Ma sì che lo sapevano, però il fatto di presentarsi come grandi recensori e difensori della democrazia parlandone male, attira simpatizzanti. Poco importa se l’effetto domino al contrario poi premierà anche chi viene criticato, il gioco vale la candela perché i censurati non sono tutti uguali. Ci sono censurati di serie A e censurati di serie B.

Quando un editore schierato politicamente viene censurato al Salone del Libro o alla Fiera di Roma, i giornali nazionali ne parlano; quando i Destrutturalisti sono stati censurati al Salone di Torino, non ne ha parlato nessuno: nessun clamore, nessun Effetto Streisand, nessuna difesa. Una rimozione pulita, senza alcun ritorno mediatico.

Perché?


Perché i Destrutturalisti non hanno nessun partito a loro sostegno, quindi la loro esclusione non crea un’identità politica immediata; non può creare nessuna indignazione con potenziale virale, nessuna discussione su destra-sinistra, pertanto i media li ignorano, catalogandoli come censurati di serie B. I destrutturalisti non sono utili al sistema, non è vantaggioso parlare di una loro esclusione.

Un’ingiustizia culturale fa notizia solo se è utile a qualcuno. Se un soggetto escluso non appartiene a una categoria narrativa utile, la notizia non circola. In pratica, chi è fuori da ogni circolo non esiste.

La censura silenziosa è la più pericolosa: è quella che viene esercitata costantemente su tutti coloro che praticano il pensiero trasversale, in barba ai partiti e alle ideologie. Dichiarare la loro inesistenza è il capolavoro di ogni buona dittatura soft che si rispetti e che poi propina al popolino abbondanti lezioni di democrazia, ma solo per finta.