Testocentrismo e brutti libri

Taglio di un libro pubblicato in UK, credit Antiche Curiosità©
Taglio di un libro moderno illustrato pubblicato in UK, credit Antiche Curiosità©

Fluò

Testocentrismo e brutti libri

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Il libro nasce illustrato. Il Libro del Diamante, il più antico libro stampato che si conosca, più antico della Bibbia di Gutenberg, ha dentro delle xilografie, ossia stampe ricavate incidendo blocchi di legno. I manuali di meditazione, sia testi sacri che trattati di filosofia, ma anche cronache storiche e poemi epici, erano tutti illustrati. E prima del libro stampato c’erano i manoscritti che venivano illustrati a mano. I rotoli dipinti (emakimono) erano racconti pieni di immagini che si fondevano armoniosamente con il testo scritto. I papiri del Libro dei Morti sono pieni di immagini simboliche, figure divine, scene narrative di grande significato. E i codici miniati? Si trattava di opere d’arte totali: Bibbie, inni, vite di santi riccamente illustrate. Lo stesso dicasi per i classici taoisti e confuciani, decorati da miniature e schemi visivi.
Chi dunque sostiene che i libri seri non siano illustrati non conosce la storia del libro.
In Italia si è perso il senso dell’immagine legata al libro: si è relegata l’illustrazione al mondo del fumetto o dell’infanzia, ritenendo poco serio illustrare, ad esempio, un saggio scientifico, un romanzo o un racconto per adulti. Si viene educati alla tristezza. Copertine tristi, contenuti senza forme visive. Nei tempi antichi l’immagine trasmetteva spiritualità, dava vibrazioni positive al lettore qualunque fosse l’argomento affrontato; ora in Italia ti guardano come un alieno se chiedi un libro di narrativa illustrato e ti indicano la sezione di libri per l’infanzia. Eppure negli USA, in Giappone e in UK gli editori credono nel valore dell’illustrazione, fanno anche i tagli colorati, rendendo i libri esteticamente attraenti, perché certo, il contenuto è importante, ma anche l’immagine fa parte del contenuto, lo accompagna, fa parte integrante del progetto editoriale: stampa a colori, pagine speciali, immagini numerose, stili illustrativi coerenti con il tono del libro e spesso anche sperimentali.
Le illustrazioni sono parte strutturale del libro. Non sono un “extra” o un ornamento: costruiscono l’atmosfera, chiariscono concetti, creano un ritmo di lettura, stabiliscono un’identità visiva forte e robusta. Un romanzo o un saggio può diventare così un’esperienza immersiva anche grazie alle immagini posizionate nei punti giusti. Il pubblico anglosassone è abituato a questo livello percettivo quando si tratta di libri. Il lettore è educato all’immagine: e quando un mercato è allenato a vedere tanti libri ricchi di apparato visivo, lo considera normale e persino desiderabile.
In Italia, invece, la maggior parte degli editori teme che troppe immagini “spaventino” il lettore adulto o facciano percepire il libro come “meno serio”. Di solito si punta al risparmio: poche illustrazioni, formato standard, bianco e nero. I disegnatori costano, i bravi grafici anche, e quindi zac: si taglia la spesa delle immagini; addirittura si riciclano copertine già usate da altri editori cambiando solo il titolo, ovviamente.
Musei, gallerie, librerie e persino supermercati in UK presentano il libro illustrato come oggetto d’arte accessibile. Il lettore è abituato a leggere l’immagine. Non trova affatto strano che le Metamorfosi di Kafka o le Odi di Pindaro siano illustrate, perché l’illustrazione è parte intelligente e sofisticata della comunicazione.
L’Italia invece cura pochissimo il lato estetico e visuale del libro: sforna spesso e volentieri libri con copertine orrende; anzi, più è brutta la copertina, più sembra che il libro venga presentato come serio. Sono le storture di un mondo che concepisce la lettura come una sofferenza, non come un piacere estetico; come business, non come cura e attenzione. La cultura editoriale italiana privilegia il testo: romanzi, saggi, poesia, trattati, tutti senza immagini. Queste ultime vengono spesso associate all’infanzia o a prodotti commerciali. Il lettore non coglie più nemmeno l’importanza di un disegno fatto a mano e spesso neppure gli autori, che chiedono testi senza immagini per rispettare un’esigenza testocentrica che non ha radici nel passato, ma in un delirio recente di tristezza indotta.