Teogonie, religioni, illusioni antropocentriche

Teogonie, religioni, illusioni antropocentriche

La croce, credit Mary Blindflowers©

 

 

Angelo Giubileo & Mary Blindflowers©

Teogonie, religioni, illusioni antropocentriche

.

Lo psicanalista tedesco Erich Fromm nel suo vendutissimo libercolo, pubblicato per la prima volta nel 1976, dal titolo “Avere o essere?” rifletteva su che cosa sia l’essere, di che cosa sia fatto.
Tendiamo a identificare l’“essere” con la “realtà”, entrambi termini di uso generico a cui normalmente diamo quindi un significato bensì approssimativo. Nell’antica lingua dei Veda (termine traducibile con sapere, conoscenza, saggezza), protomadre del sanscrito del greco e del latino, la realtà indica generalmente possesso e in particolare nelle forme ar e ra, con o senza accento, “il senso di ‘raggiungere’ (ndr: derivante dalla vocale r nella sua forma verbale) riguardava anche oggetti concreti e indicava l’acquisizione del possesso dei beni che erano stati ‘raggiunti’ in quanto meritevoli di essere presi o di essere dati” (F. Rendich, L’origine delle lingue indoeuropee).
Nel più antico “mondo” vedico, fin dall’origine di quel tempo, che secondo Rendich risale all’epoca dell’ultima glaciazione (10.000-8.000 e.a.), in principio è Na. Ovvero “la circolazione permanente (aka) delle acque (na)” primordiali, principio e inizio dell’essere e quindi della realtà appartenente e in possesso di un “folto gruppo di uomini e donne provenienti da una regione prossima al Polo Nord” (Ibidem).
In tempi nuovi, questa “sapienza” cominciò a mutare, finché un nuovo sacerdote affermò in fine che “In principio Dio creò il cielo e la terra. La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque” (Genesi). Traduzione questa già precedente a quella attuale della CEI in cui invece è detto che “Nel principio Dio creò i cieli e la terra. La terra era informe e vuota, le tenebre coprivano la faccia dell’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulla superficie delle acque”.
Il linguaggio teogonico introduce dunque nuovi principi con cui l’uomo, divenuto dio, dapprima architetto e poi fabbro, come il fanciullo di Eraclito costruisce e struttura il mondo nuovo: cieli, terra, tenebre, abisso, spirito e le più antiche acque. Troppi elementi con i quali fare i conti e in definitiva entrarne in possesso.
Inoltre, direbbe ancora Bernardo di Cluny, nomina nuda tenemus; così che ai nomi, come viceversa dicevano i latini, finisce per sfuggire il senso del proprio significato originale, originario, iniziale, in definitiva il senso del proprio destino che solo a noi “umani” appartiene: le grand don de ne rien comprendre à [notre] sort. Sono queste le parole del poeta Paul Valery, che ci spinge a credere che il tempo dei sacerdoti sia oggi finito per sempre. Ma: mai dire mai.
Le varie teogonie propongono sempre un’antropomorfizzazione dell’uomo che, come si è detto diventa divinità per fare, creare, originare e giustificare così la presenza dinamica del mondo reale. C’è un processo di identificazione rassicurante, a livello psicologico tra il creatore ed il creato. L’uomo che pensa di essere, non basta a se stesso, data la sua totale e completa insignificanza cosmica, possiamo tranquillamente affermare che si trova fin dai primordi, smarrito nell’universo. Questo senso di completo smarrimento e annientamento di fronte alla vastità che lo circonda, lo spinge a cercare dei punti fissi che lo facciano sentire meno insignificante, che in qualche modo lo aiutino a capire le ragioni della sua stessa esistenza. Rumori, sensazioni, paure, luce, buio, sofferenza e piacere, spazio, tempo, fisica e metafisica, si materializzano in figure divine che altro non sono che rispecchiamenti del sé. Queste figure si accoppiano e generano figli, esattamente come fanno gli uomini, soltanto che in più rispetto ad essi possiedono l’utopia della non esauribilità, quell’immortalità che li consacra come dei e che permette all’uomo solo e smarrito di consacrarsi a loro. Quest’illusione antropocentrica che nasce dalla paura dello stare al mondo, si concretizzerà con il tempo in religioni sempre più complesse, politeiste e monoteiste in cui il dogma spiegherà tutto e sarà per tutti, creando una sorta di sicurezza collettiva fallace ma efficace in grado di imbrigliare le masse verso garanzie di affidabilità future mai provate e paradisi inventati di sana pianta. Soltanto le menti più coraggiose, che sfuggono alla paura della morte e al bisogno di vivere in eterno, che snobbano la tentazione di ordinare un mondo nato e basato sul caos, sanno che dio è la proiezione dell’uomo e non occorrerà affatto arrivare a Nietzsche per proclamare la morte di dio perché già Leopardi l’aveva potentemente intuita sia come poeta che come filosofo, ragionando efficacemente in termini anti-antropocentrici e anticipando il futuro.

.

Video – The Black Star of Mu

Rivista Il Destrutturalismo

Christ was a female

DESTRUTTURALISMO Punti salienti

 

 

One reply on “Teogonie, religioni, illusioni antropocentriche

  • giancarlo

    Non mi pronuncio, ma ritengo che molti dei sapientoni siano dei cialtroni che nessuno o molto pochi possono contraddire.

Comments are closed.