
Virus, elaborazione grafica Mary Blindflowers©
Nichi Vendola, il sommo?
Lucio Pistis & Sandro Asebès©
Lo sapevate che Nichi Vendola scrive poesie? Ebbene noi no, confessiamo la nostra ignoranza, ma ci siamo imbattuti per caso in questa chicca, a quanto pare scritta come reazione alla malattia della Murgia e a lei interamente dedicata:
“La tua malattia”
La tua malattia suona e canta
fino a notte fonda
corre tra i boschi e le città
rotola nel fiume
esonda dalla cartella
raschia il cemento
ti fa più bella
non è un lamento che ulula
alla luna e al marciapiede
ma una carezza stridula
un’ode alla notte e una lode
alla mattina
secerne brina e poesia
una felicità strana e insolente
la tua dissonante liturgia
è una sincope
che muove le onde
spezza le parole tonde
non combatte non s’arrende
apre al vento una vela
sei tu Michela
la donna che ruba il fuoco
e la mela
che sfonda l’orizzonte
e nuota e danza e vola
fino a sfiorare dio
che sonda l’infinito
il mai iniziato
che abita sveste ammala
il tempo col suo fiato
che stana e accoglie
il buio del passato
col suo spartito di latte e di lana
i solfeggi e le flebo d’amore
il dolore che sbatte le ali
e questa trasfusione di sogni
e di dodecafonia
che scompone ogni sapere
sangue urina peste morfina
e monta questa musica
curativa e celeste
alle porte alle finestre
sul proscenio del discernimento
esposta all’incanto
fatto racconto
arcano nuragico marino
ma tu non sei un grammofono
neppure un manichino
sei vera e lucente come il mattino
mentre seduci la morte
e le fai un inchino.
La malattia sembra qui esser canterina e musicista, “suona e canta” e esondando dalla cartella si presume clinica, se la spassa a notte fonda per piani e boschi, raschiando il cemento, rotolando nel fiume come una carezza stridula che “secerne brina e poesia”. La malattia poetica che secerne brina ci mancava, sinceramente, ma continuiamo e si arriva alla “felicità”, e anche qui non eravamo a conoscenza del fatto che uno stato patologico possa indurre felicità. Cosa significhi “la tua dissonante liturgia è una sincope”, non è chiaro, dato che la liturgia attiene al rito sacro, alle cerimonie di culto. Qui pare che la persona a cui è dedicata questa poesia sia dissonante, ossia combattesse le cerimonie ufficiali (cosa peraltro non vera), ma operasse colta da sincope, ossia senza averne nemmeno coscienza, da svenuta. Un fenomeno nuovo! La rivoluzione degli incoscienti. Ma Vendola pensa che i lettori siano tutti dementi spacciando questa roba per poesia? O che siano tutti consenzienti come i giornalisti che lo lodano e lo imbrodano? O tutti inabili a leggere? Non lo sappiamo. Seguono una serie di immagini retoriche legate al mito di Eva fino ad arrivare a Dio per poi virare retrospettivamente nel passato di latte e lana, riferito alla Sardegna secondo un cliché abusatissimo. Ovviamente non poteva mancare il nuragico, per completare il quadretto d’insieme castroneggiante, l’afflato marino che fa rima con manichino e mattino, immagini originalissime non c’è che dire! Si precisa inoltre che la malata non è un grammofono né un manichino. Davvero, da soli non avremmo potuto mai arrivarci, avevamo davvero necessità di questa precisazione! La qualità delle rimette è elementare, le immagini trite sono tutte tratte da un repertorio classico o da luoghi comuni che non vengono sufficientemente elaborati secondo percorsi creativi, ma sono atoni, elogiativi, poco sentiti, supercazzoleggianti. Raggiungono l’acme nella flebo d’amore rimata prevedibilmente con dolore. Non manca nemmeno l’infinito (povero Leopardi, perdonali perché non sanno quello che scrivono) e una incursione medicale tra urina, peste e morfina. Considerando che la peste in Occidente pare non ci sia più da un pezzo ma Vendola non sembra essersene accorto e che il fuoco è stato rubato da Prometeo, non dalla Murgia, che lo stile è di bassissimo livello espressivo e il contenuto scontato e banale, forse potremmo suggerire a Vendola di evitare di scrivere ancora altre poesie.
Poiesis significa creare ciò che altri non han detto e fatto, qui invece siamo al vacuo esercizio retorico privo del tutto di originalità, come del resto sovente ha fatto Vendola durante il suo percorso politico infarcito di sinapsi, ipotiposi, parusie tutte con la sibilante in mezzo ai denti da destinare alle macchiette dei comici corregionali. E questo suo parto pseudo-creativo fa ridere soprattutto nella misura in cui la ricerca spasmodica delle metafore lo rendono un oscuro tentativo consolatorio tra escamotage clinici, mitologici e naturalistici oltre al ricorso ad un penoso scimmiottamento delle rime, consonanze ed assonanze asimmetriche di impronta montaliana, ma senza alcun conato di originalità e universalità nel messaggio.
Visto che il sommo gode di lautissimo vitalizio, nel suo sereno ménage familiare, pensiamo possa permettersi ampia scelta di hobby a cui dedicarsi per passare il tempo. Rammentiamo che anni addietro, ad un giornalista d’assalto che gli chiedeva conto di come non si fosse accorto in tempo dei guai della Sanità nella sua regione (da poco esploso l’affaire Tedesco, Tarantini, Frisullo ecc.), Vendola, oltremodo esasperato, gridò: “La sai qual è la verità? È che qui dei meccanismi della Sanità non ci capiva niente nessuno!” E non solo nessuno può capire perché Vendola scriva poesie, ma non si comprende perché tanti ignoti poveracci a cui non ha dedicato un rigo, nella sua regione continuino a morire di analoga malattia della Murgia, sfiancati per le liste d’attesa annuali richieste per tomografie assiali computerizzate e risonanze magnetiche nucleari! Né si è mai chiesto il sommo se abbia fatto qualcosa nella sua vita per migliorare una sanità che va in pezzi. Stendiamo un velo.
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DESTRUTTURALISMO Punti salienti