
Fluò
Narrativa per le masse
Esiste un modo piuttosto furbo di tradire il lettore?
Sì.
Quando uno scrittore si occupa di storia può fingere di fare narrativa autorevole, basata su fatti storici, ma con dialoghi inventati e trame discutibili. Ridurre la complessità storica a puro intrattenimento superficiale è possibile attraverso l’escamotage di biografie romanzate e romanzi definiti storici ma che di storico hanno poco e nulla. Helen Waddell e Valerio Massimo Manfredi sono due esempi di questo modo di fare narrativa. .
Peter Abelard della Waddell si presenta bene. Copertina carta da zucchero, medaglione coi segni zodiacali, carattere elegante color bordeaux, tutto molto sobrio.
Non ci sono castelli nebbiosi o dettagli evocativi tipici dei romanzi storici. Il medaglione zodiacale è un simbolo astratto, intellettuale che rimanda alla saggistica di spessore.
Il titolo secco: Peter Abelard. Senza un sottotitolo ha lo scopo di dare un’apparenza “seria” al testo. Non che un romanzo non possa esser serio, ma ha uno scopo differente rispetto a un saggio. Infatti in un primo momento ho pensato che il libro della Waddell fosse una biografia di Abelardo, invece apro, leggo e scopro che è un romanzo. Lo stile è piuttosto frammentario. La parte peggiore del romanzo è costituita dai passaggi temporali poco chiari. Si passa da riflessioni mistiche a momenti di vita quotidiana senza un collegamento logico, lasciando chi legge con la sensazione di aver perso un pezzo del discorso.
Sia Manfredi che la Waddell amano uno stile epico e tronfio. Se Manfredi a volte scivola nel melodrammatico in stile “kolossal” cinematografico, la Waddell si impegola penosamente in un nebuloso e poco scorrevole misticismo. Il risultato è lo stesso in entrambi i casi: artificioso.
I dialoghi non sono documentati ma dedotti e immaginati, con uno stile che molte volte lascia alquanto a desiderare. Le scene sono ricostruite con una libertà che fa pensare più a libri destinati all’intrattenimento di massa che alla letteratura. Sia la Weddel che Manfredi hanno un unico scopo: la divulgazione e semplificazione della storia ad uso e consumo di un lettore ingenuo.
Si tratta di opere insoddisfacenti. Le nostre nonne avrebbero detto, “all’acqua di rose”.
Siamo ben lontani dal grande romanzo storico che ha reso grandi gli scrittori russi. Questi non semplificano ma problematizzano la storia. Guerra e pace di Tolstoj non è solo una trama avventurosa ma pone interrogativi sulle forze del caso e sulle coscienze complesse e contraddittorie dei personaggi. La storia non è solo scenografia o sfondo ma ha una sua densità narrativa.
Dostoevskij nelle sue opere, ha messo in scena il conflitto interiore dell’uomo, le sue angosce. Certi personaggi dostoevskiani, per esempio, Raskol’nikov o Ivan Karamazov vivono già in una dimensione psicologica ossessiva, con crisi che ricordano da vicino le atmosfere kafkiane.
Manfredi e Waddell appiattiscono la storia, la macinano, come direbbe Tieck, trasformando la farina in un prodotto industriale buono per vendere ma non per fare letteratura.