Colonialismo e prontuari farmaceutici

Colonialismo e prontuari farmaceutici

Mary Blindflowers

Nel periodo di transizione dall’alchimia alla chimica moderna, prodotti importati da altre terre entravano a far parte della medicina europea. I farmacisti avevano dei prontuari. Il pezzo che segue è tratto dalla terza parte di un manuale farmaceutico seicentesco: Prospectus Pharmaceutici seu Antidotarii Mediolanensis, 1698, stampato da Caroli Iosephi Quinti.

Subito rilevo una particolarità: il manuale ha il titolo in latino ma dentro è scritto in volgare (italiano). Il latino era la lingua ufficiale della scienza e dell’università, ma il volgare veniva usato per scopi pratici dagli speziali e da lettori non accademici. I prontuari non erano destinati a un pubblico erudito, ma rispondevano a precise esigenze professionali. Rispetto a un trattato puramente latino, il linguaggio è diretto, con istruzioni concrete su dosaggi e preparazioni delle medicine; tuttavia, una lettura attenta dimostra che questo tipo di libri a stampa conteneva altro, per esempio riflessioni piuttosto discutibili su medicine importate da Paesi non europei.

Nello stralcio che segue si parla della china:

Era al dì d’hoggi in tanta stima appò tutto il Mondo l’uso della China China, celebre febrifugo a’ nostri tempi, che giustamente potrei esser tacciato, quando, tanto per compimento dell’Opera, quanto per sodisfar alla curiosità di molti, non esponessi nel presente capitolo le più distinte essenzialità di sì rinomato febrifugo; e potrebbe sembrar troppo singolare l’omettere di discorrere d’un rimedio generalmente praticato, e che tuttavia serbasi nel più florido esercitio di nostra professione…

Al riferire di M. Antonio Bollo, famoso mercante genovese, in una sua lettera rimessa in lingua italiana al chiarissimo Girolamo Bardi sopra le notitie di questa pianta, era già molto ben nota agli Indiani la virtù febrifuga, che naturalmente si trova nella di lei corteccia; ma, per l’odio intenso di que’ popoli contro gli Europei, venne maliziosamente dal 1640 addietro a noi occultata; imperoché solo dal tempo che il ligure eroe Christoforo Colombo scoperse quella nuova parte di mondo, se ne poté aver qualche contezza.

Anzi che, al riferir di Riccardo Mortone, medico inglese, la maniera dello scoprimento pervenne primieramente agli Spagnuoli per mezzo de’ Padri della Compagnia di Giesù, missionari in que’ paesi; e lo si riconobbe che, ritrovandosi nella città di Lima, metropoli del Perù, la moglie del conte di Quinkon, vice re dell’Indie, aggravata da febre terzana doppia molestissima, qual suol essere in que’ paesi per il fervido clima, la fama, altrettanto curiosa che sollecita messaggiera degli eventi de’ grandi, sparsasi per la città giunse per fino a Loxa, luogo insigne nell’America peruviana, il di cui prefetto spagnuolo da un suo amico avvisò il vice re trovarsi colà un rimedio, la cui merce si prometteva di prestamente restituire alla primiera salute la vice regina.

Venne adunque con quella celerità che si può credere ordinato e trasmesso il rimedio di questa salubre corteccia, la quale, con universale stupore, anco più presto del promesso, risanò. Assistavano all’indisposizione della vice regina suddetta alcuni Padri della Compagnia di Giesù, che, veduto sì felice esito, poterono poscia, col mezzo de’ suoi missionari di colà, ritraerne col rimedio anche le notizie individuali del suo essere, qualità e forma di usarlo.

Qui c’è l’ammissione che gli indiani conoscessero prima degli europei la china e la usassero come febbrifugo. Si attribuiscono ai popoli extraeuropei qualità negative. Dovevano essere contenti di essere sfruttati e colonizzati e ringraziare i gesuiti? Gli indigeni non hanno voce diretta: non sono mai citati come individui o autorità in materia medica o in altri campi, sono anonimi. Lo scrivente li de-umanizza; non fa propaganda esplicita, ma riflette in pieno la mentalità coloniale del Seicento. Il febbrifugo, infatti, viene ribattezzato con un nome latino caro ai gesuiti. L’appropriazione è totale, simbolica e materiale.

La mentalità coloniale è dura a morire: se ancora ci sono persone che pensano che l’arte, la scienza e la cultura siano nate tutte in Occidente, si perpetua un antico inganno.

Thinking Man Editore

Destrutturalismo