La “carta” pergamena, cenni

La "carta" pergamena, cenni

Copertina in pergamena antica, credit Antiche Curiosità©

Giustina Settepunti©

La carta pergamena, cenni

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Dallo sviluppo di un metodo raffinato di lavorazione delle pelli animali prese vita un materiale resistente, duraturo e utilizzabile su entrambi i lati: la pergamena. Il termine stesso deriva dal latino pergamena, dal greco pergamené chártēs, ovvero “carta di Pergamo”, uno dei materiali più importanti della storia dell’umanità, testimone della transizione dalla cultura orale alla tradizione manoscritta e protagonista della conservazione del sapere per oltre un millennio. La sua origine viene solitamente collocata nella città di Pergamo, in Asia Minore, tra il III e il II secolo a.C., in risposta alla scarsità di papiro dovuta al controllo egiziano sulle esportazioni (Roberts & Skeat, 1983).

La pergamena antica era prodotta principalmente da pelli di vitello, pecora o capra, scelte per la loro elasticità e compattezza. Dopo la rimozione dei peli tramite immersione in una soluzione di calce, la pelle veniva tesa su un telaio, raschiata con coltelli ricurvi per assottigliarla e successivamente levigata con pomice o gesso (Hunter, 1947). Il risultato era un foglio resistente, opaco e leggermente elastico, adatto alla scrittura a inchiostro e alla miniatura. La pergamena divenne il materiale dominante in Europa occidentale dal IV secolo d.C. fino al tardo Medioevo, usata in modo quasi esclusivo per testi religiosi, codici giuridici e atti ufficiali, spesso miniati con oro e pigmenti preziosi. La sua durabilità era tale che molti manoscritti medievali sono ancora oggi perfettamente leggibili.

Con l’invenzione della stampa e la diffusione della carta composta di stracci, più economica e facilmente riproducibile, l’uso della pergamena declinò rapidamente. Tuttavia, essa sopravvisse per secoli in ambiti cerimoniali, archivistici e religiosi. In epoca moderna, il termine “pergamena” ha assunto un significato diverso: indica infatti un tipo di carta decorativa prodotta industrialmente per imitare l’aspetto e la texture della pergamena storica. Questo materiale moderno è ottenuto da pasta di cellulosa sottoposta a trattamenti chimici o meccanici che ne rendono la superficie leggermente trasparente, marmorizzata o venata. Spesso è colorata in toni crema o avorio e viene impiegata per diplomi, inviti, certificati e calligrafia artistica. A differenza dell’originale, la pergamena moderna non è organica e non possiede la stessa resistenza secolare, ma risponde a esigenze decorative ed estetiche (Gascoigne, 2001).

Le analogie tra le due forme di pergamena si limitano dunque all’aspetto visivo e alla funzione simbolica: entrambe evocano autorevolezza, solennità e valore culturale. Le differenze, invece, sono sostanziali. La pergamena antica è un materiale artigianale, unico, biologico, il cui costo elevato rifletteva la complessità della produzione; ogni foglio era frutto di un lavoro intensivo e spesso irripetibile. La pergamena moderna è invece seriale, economica e priva di autenticità materica, ma estremamente più accessibile e versatile per usi contemporanei. Ancora oggi esistono artigiani e laboratori specializzati nella produzione di vera pergamena animale, soprattutto per restauri, documenti religiosi (come le Torah ebraiche) o fac-simili di codici storici, ma si tratta di una nicchia altamente specializzata e costosa (Cains, 1996).

In conclusione, la pergamena ha attraversato i secoli trasformandosi da supporto indispensabile del sapere manoscritto a simbolo decorativo della solennità testuale. La sua storia riflette il passaggio da un mondo artigianale, dove ogni pagina era un oggetto prezioso e duraturo, a una società della riproduzione, in cui anche l’imitazione della tradizione trova nuove forme di espressione.

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Bibliografia

Roberts, C. H., & Skeat, T. C. (1983). The Birth of the Codex. Oxford University Press.

Hunter, D. (1947). Papermaking: The History and Technique of an Ancient Craft. Alfred A. Knopf.

Gascoigne, B. (2001). How to Identify Prints. Thames & Hudson.

Cains, A. (1996). “The Use of Vellum and Parchment in Manuscript Production.” In The Cambridge History of the Book in Britain, Vol. 2.

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