
Immagine fornita da Giustina Settepunti.
Giustina Settepunti
Il segno dell’acido
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L’acquaforte è una delle tecniche più suggestive dell’incisione calcografica, nata nel pieno Rinascimento e destinata a conquistare pittori e incisori per la sua capacità di coniugare rigore e libertà espressiva. Il suo primo impiego si deve ad armaioli tedeschi del primo Cinquecento, come Daniel Hopfer, che utilizzavano l’acido per decorare le superfici metalliche delle armature. Da questa pratica artigianale, la tecnica venne trasferita su lastre destinate alla stampa, aprendo nuove strade all’arte grafica. L’attrattiva dell’acquaforte stava nella rapidità del procedimento rispetto al bulino e, soprattutto, nella naturalezza del segno. Con il bulino l’artista doveva incidere direttamente il metallo con grande sforzo e precisione, mentre con l’acquaforte bastava disegnare con una punta sottile su una superficie protetta, lasciando poi che fosse l’acido a compiere il lavoro di scavo. Questo permetteva al tratto di mantenere la freschezza del gesto manuale, simile a quello del disegno a penna, rendendo l’incisione accessibile anche a chi era più pittore che incisore.
La tecnica richiede una lastra, tradizionalmente di rame, accuratamente pulita e lucidata. Su questa viene steso uno strato uniforme di vernice dura, un composto ceroso che resiste agli acidi. L’artista vi incide il disegno con una punta metallica, scoprendo il metallo solo dove intende che l’acido morda. Una volta immersa nel bagno acido, la lastra subisce la morsura: il liquido corrode le linee scoperte, trasformandole in solchi di diversa profondità a seconda del tempo di esposizione. Quando la morsura è completata, la vernice viene rimossa e la lastra inchiostrata. L’inchiostro penetra nei solchi e viene poi eliminato dalle parti lisce con la tarlatana, lasciandolo solo nelle cavità incise. Il passaggio finale è la stampa: la lastra e un foglio di carta umida vengono compressi dal torchio calcografico, e la pressione trasferisce l’inchiostro sul foglio, generando l’immagine.
Il fascino dell’acquaforte sta nelle sue possibilità espressive. Le linee possono essere sottili e leggere come un tratto di penna, oppure più profonde e scure a seconda della durata della morsura. L’artista può intervenire più volte sulla stessa lastra, riprendendo il disegno, aggiungendo segni o modificando quelli già presenti. Non a caso Rembrandt ne fece uno dei suoi strumenti prediletti, sfruttando la tecnica per ottenere atmosfere di luce e ombra di straordinaria intensità, capaci di rivaleggiare con la pittura.
L’acquaforte, nata come pratica decorativa, divenne così un linguaggio artistico a pieno titolo. La sua fortuna si deve alla possibilità di unire precisione tecnica e libertà inventiva, e ancora oggi rimane uno dei mezzi privilegiati per gli artisti che cercano nella stampa non solo la riproduzione, ma anche un campo di esplorazione poetica e sperimentale.
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DESTRUTTURALISMO Punti salienti