Il collezionismo modaiolo “sintetico”

Mary Bindflowers

Il collezionismo modaiolo “sintetico”

Ieri ho fatto un’incursione su Facebook: gente che va, gente che viene; gente convinta che Ossessione di King, in italiano e reperibile ovunque, sia un libro raro, e lo paga 90 euro, persuasa di aver fatto un affare perché qualcun altro lo propone a 300; gente che consulta Gemini o ChatGPT per avere valutazioni; gente che scarta Baci Perugina per leggere qualcosa e poi scrivere aforismi sui social. Gente che va, gente che viene, gente che grida, gente che sviene…

Il collezionismo modaiolo è, paradossalmente, la negazione del collezionismo: una parabola vuota, popolata da soggetti compulsivi che non leggono ma si vantano di acquistare “prime edizioni”, spesso scambiando per tali tascabili che non valgono pressoché nulla, di autori da supermercato, celebrati da film e rilanciati senza sosta dal marketing. Parliamo del collezionismo sintetico delle anime perse: non-lettori che non si interrogano, ma si nutrono di desideri indotti, prodotti da un sistema pubblicitario efficiente e da un mercato senza capo né coda, eppure perfettamente in voga.

Perché ho usato la parola “sintetico”?  Semplice, per il doppio significato di questo termine: artificiale, finto, ma anche sintesi povera che trasforma la complessità viva del collezionare, in una formula vuota.

Il collezionismo modaiolo vive una doppiezza che si può tradurre in un paradosso, esiste e non esiste contemporaneamente, ossia non ha un sua esistenza reale come collezionismo ma solo come mania, chiamarlo collezionismo è già un errore perché il vero collezionista non segue le mode, instaura un rapporto filosofico dinamico con l’oggetto, ossia si interroga su ciò che ha acquistato, nutre dubbi, viaggia verso la comprensione e storicizzazione che vanno al di là delle narrazioni ufficiali del marketing e non confonde il caro con il raro. Un libro veramente raro è difficilmente presente nei siti di vendita in più copie, un libro rarissimo speso non è posseduto nemmeno dalle biblioteche. Per il collezionista fasullo di libri di autori reperibili al supermercato, il caro coincide con il raro. Ci sono molte persone che accumulano senza capire, così il collezionismo diventa patologico perché smette di essere una scelta oculata per seguire le campane della propaganda che accende il desiderio dell’oggetto attraverso la pubblicità, sfruttando la fama dell’autore.

Ossessione di King, in italiano, per esempio, è ovunque sui siti di vendita: tutt’altro che raro. Basterebbe una semplice ricerca bibliografica per capirlo. Ma il collezionista modaiolo non perde tempo a verificare: è straconvinto che il prezzo, deciso in modo del tutto arbitrario da venditori che speculano, sia indice di rarità, perché, in fondo, resta ignorante.

Lo sciocco medio mediocre nel collezionare libri supposti rari e che conoscono tutti, avverte un senso di appartenenza ad una comunità di fans. Così il libro diventa, per le menti deboli, un oggetto identitario. Gente che non ha mai letto Ossessione, potrà così dire, magari riuscissi a trovarlo! A parte che basta aprire internet per trovarlo, ma se non lo hanno letto perché quel magari? Perché si sostituisce la lettura con l’eco della lettura, con il mito del libro noto che occorre avere per essere importanti, per far parte della comunità degli scicchettosi fanatici fans degli scrittori commerciali. E quest’operazione di imbarbarimento è comune anche tra gli insegnanti che comunicheranno alle nuove generazioni l’idea che caro è famoso, famoso è per forza di valore e intanto il prezzo lievita.

Del resto, come recita un noto detto, assai diffuso tra i librai italiani che trattano l’usato: “Quando un fesso e uno intelligente escono di casa, entrambi fanno l’affare”.

Thinking Man Editore

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