
Lo strillone, schizzo su carta, Mary Blindflowers
L’algoritmo del professor X
Mary Blindflowers
.
Il 19 febbraio 2026 ore 19:52, il sito della Nuova Sardegna, noto giornale sardo, pubblica la recensione di Alessandro Marongiu che sottolinea l’inconsistenza e i vistosi errori della saggistica di Guendalina Middei, alias Professor X.
“Perché si legge?”, chiede il critico, e poi continua:
“Innumerevoli le ragioni, e le più varie. Per darsi un tono in società, per vincere la noia, per frugare nei casi altrui, ad esempio. Per conoscere, per stupirsi. O per conoscere e stupirsi insieme. E noi proprio nella felice circostanza del conoscere e dello stupirsi insieme ci siamo trovati grazie a Non rinnegare il cuore. Storie di scrittori senza tempo e di sogni che non si spengono di Guendalina Middei (Feltrinelli, 272 pagine, 18 euro), e in particolare davanti al brano in cui, nel capitolo a lei dedicato, si riferisce di una Deledda fresca di nozze e di trasferimento oltremare: «Tu amavi la capitale: ne amavi l’atmosfera vivace, ti piaceva passeggiare insieme a Palmiro per le viuzze della città eterna, con negli occhi la stessa luce che avevi da bambina, quando sognavi davanti al mare di Nuoro»”.
Ci troviamo di fronte a un critico e a una influencer; di chiamarla scrittrice, francamente non me la sento.
Guendalina Middei pubblica coi grossi editori e non sa che a Nuoro il mare non c’è. Nemmeno l’editor che ha corretto le bozze per Feltrinelli evidentemente lo sa, ma non è questo, a mio parere, il vero problema. Il problema non è il catastrofico errore, perché ho trovato errori madornali anche in testi universitari accreditati, no! Il nodo scorsoio dei nostri tempi è un altro. Il grosso editore non premia più il contenuto ma la capacità di rendersi visibili.
Come ci si rende visibili?
Con il marketing digitale nei social che blandisce e inganna l’algoritmo.
Cosa occorre per un costante marketing?
Soldi, soldi, tanti soldi, ma non solo: anche conoscenze, perché il marketing in Italia è a circuito chiuso proprio per evitare conflitti di interessi; eh sì, c’è il monopolio anche lì. Ergo, dal giochetto della visibilità sui social è escluso chi non ha agganci e non può investire grosse o grossissime cifre per fare in modo che la propria pagina sia sempre eternamente visibile. Avete notato che pagine che pubblicano aria fritta hanno tantissimi followers e altre molto più interessanti pochissimi? Una tipa che sostiene di saper pulire perfettamente il “culo delle padelle” ha un numero di followers pazzesco; uno studioso serio che parla di archeologia, storia, letteratura finisce spesso e volentieri col chiedersi: perché non mi si fila nessuno? Semplice, non lo vedono. L’algoritmo se ne impipa dei contenuti; per aggirarlo occorre un esperto di marketing che di certo non lavora gratis. Questo sistema classista non premia affatto il talento letterario ma la capacità di esserci sempre; se poi il testo di uno scrittore molto popolare sui social è scarso, poco importa. Importante è che venda. Questa è l’etica, profondamente edonista e anticulturale, che segue oggi l’editoria. Quindi, non è l’errore della Middei in sé a colpirmi, come non mi hanno mai colpito gli strafalcioni della tanto decantata Murgia, che non ho mai apprezzato nemmeno quando era viva, ma proprio l’organizzazione speculativa ed esclusivista dell’intero sistema che sogna davanti al mare di Nuoro convincendoci che la castroneria sia verità.
Però, a questo punto, super partes, non posso non sottolineare alcune frasi che A. Marongiu usa nella sua bacheca fb:
“Michela Murgia è un idolo perfetto per i nostri tempi: tempi in cui, spazzato via il pensiero critico in ogni sua forma, non conta più la cosa detta: conta solo chi la dice. Né conta più che quel tale che dice la cosa stia dicendo una cosa sbagliata o falsa: se l’ha detta è vera e giusta, d’imperio e a prescindere”.
Tutto giusto. Tuttavia c’è un ma. I giornalisti e i critici non sono a loro volta complici e responsabili se c’è una depauperizzazione del contenuto a favore del nome? Quale giornalista scriverebbe mai una recensione su un autore senza nome e senza mezzi ma pur bravo e talentuoso? Nessuno. Quindi il topo che morde il formaggio non rimane prigioniero della stessa trappola che ha costruito, o meglio che hanno costruito quelli che lo fanno scrivere sui giornali?
Questa è una domanda che non avrà nessuna risposta. Perché a nessuno non si risponde mai, è il sistema! “Non è importante cosa si dice ma chi lo dice”. Verissimo! Infatti se Guendalina Middei avesse continuato a pubblicare con Pinko Palla, nessun critico al mondo si sarebbe accorto dei suoi errori ora diventati virali. Great Master’s Junk.
.