
Partito, Calvino in Topolino, credit Antiche Curiosità©
Partito, Calvino in Topolino
Mary Blindflowers©
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Franca mora in Calvino in Topolino, storie di scrittori, di libri e di lettori, finito di stampare il 30 aprile 1993, per Stampa Alternativa, riporta le parole di Beppe Oreffice, che lavorava come ispettore commerciale per Einaudi nei primi anni 50. Il libretto, che consta di sole 30 pagine, è interessante per capire bene il clima editoriale del dopoguerra, nel bene e nel male.
Ci sono due dati da rilevare: La volontà di vendere libri in un Paese impoverito che ha vissuto la guerra e la nascita di un’editoria di partito che assume i suoi membri non sulla base del merito letterario o delle capacità, ma dell’appartenenza politica.
Di solito le recensioni a Calvino in Topolino, si limitano a sottolineare il primo aspetto, dimenticando il secondo che pure è molto esplicito. Orwell chiamerebbe questo atteggiamento “omissione”. Oreffice infatti racconta precisamente e senza mezzi termini come venne assunto da Einaudi e quali erano, ancora ventenne, le sue credenziali:
Le mie referenze fecero colpo: avevo girato da solo per fabbriche e scuole a vendere libri a operai e studenti per conto del PCI… Fui presentato a Giulio Einaudi… Seppi immediatamente di essere stato assunto… Avevo vent’anni ma ero stato nelle file della resistenza… Partii, accompagnato da uno scrittore, Cesare Pavese, dal direttore commerciale e dal direttore amministrativo per una serie di viaggi nelle librerie del Nord e del centro Italia, per conoscermi, per farmi conoscere e per sentire, parlando con i librai, come si trovavano i lettori, come si vendevano i libri. Scoprii allora che ero stato scelto anche per la mia storia politica (diventai in quel momento consapevole di averne una): si voleva darmi lo speciale incarico di seguire le tante librerie nate e cresciute nelle fondazioni del PCI… Parlavamo a tutti, anche se il lettore tipico di Einaudi era l’intellettuale politico.
Chiarissimo dunque il concetto. A quell’epoca nessuno ti assumeva da nessuna parte se non avevi il partito dietro e a soli vent’anni, avendo come unica referenza le idee politiche giuste, venivi presentato ai mammasantissima. Libri di intellettuali di sinistra rigorosamente schierati per intellettuali di sinistra. Ammesso e non concesso che tutto questo potesse avere un parvenza di senso per gente appena uscita dal giogo nazifascista, proprio come reazione sia pur settaria, al sopruso, e per il senso di appartenenza ad una umanità che rifiutava la dittatura, in un Paese teso alla ricostruzione, mi chiedo, che senso può avere oggi questa mentalità schierata, che senso possono ancora avere i recensori che omettono, che dimenticano che le cose siano andate così, ponendo l’accento soltanto sulla vendita dei libri come missione culturale.
In Italia soltanto chi attivamente si impegna per il partito può avere successo, chi non vuole sottomettersi a queste logiche, viene ignorato. La scrittura non è libera da condizionamenti politici. E il bello è che tutto questo veniva e viene tuttora percepito come normalità. La differenza è che mentre Franca Mora, nel riferire le parole di Oreffice, è orgogliosa, è contenta che un ventenne venga assunto per motivi politici, oggi che le grandi ideologie sono crollate assieme a tutti gli ideali, oggi che comandano le società finanziarie, oggi che non esiste più una sinistra degna di questo nome ma soltanto un’accolita di radical chic votati a difendere interessi di casta, si è sempre assunti per motivi politici e perché qualcuno presenta il richiedente, ma non lo si dice così esplicitamente, perché non siamo nel secondo dopoguerra, non si hanno missioni da compiere in nome della resistenza e della ricostruzione. La lotta contro la dittatura, contro il fascismo è diventata solo un ricordo ampiamente strumentalizzato da chi la guerra l’ha vista solo in tv e fa il volantino di partito e il burattino soltanto per avere successo, vedere i propri libri distribuiti ovunque ed essere ammirato ed apprezzato dalle masse sempre più inebetite dalla propaganda.
Il mondo cambia ma le case editrici di partito non sembrano essersene accorte e utilizzano per la selezione di scrittori e responsabili, gli stessi criteri che si usavano negli anni 50, soltanto che non ci sono più i Calvino di una volta, che, anche se raccomandavano perfino nei concorsi tutti i loro amici e compagni di partito, perlomeno si accertavano prima che sapessero prendere la penna in mano. Oggi non è più necessario, basta essere dei servi e fingere di essere sempre d’accordo con ciò che dicono i padroni. Carriera garantita. La letteratura e la buona scrittura? Possono attendere. Si tratta di questioni puramente accessorie nell’economia della nuova rampante e fallimentare editoria di casta.
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DESTRUTTURALISMO Punti salienti
Mariano Grossi
A regà, nun stamo in guera,
vegetamo tera tera!
Qua nun nasce più Carvino
e pò publicà un cretino
c’abbia quarche referente
pur se scrive da demente!
Se er partito nun te sega
tu poi vince pur lo Strega!!!