
L’antitrattato di ateologia
Fluò©
Al saggista e romanziere cattolico Matthieu Baumier un bel giorno è venuto in mente di scrivere un libro che mi è capitato casualmente tra le mani: L’antitrattato di ateologia, testo nato con l’unico scopo di confutare il Trattato di ateologia di Onfray.
Nel risvolto di copertina il libro L’antitrattato di ateologia viene definito ironico e rigoroso, un testo contro le “provocazioni” dell’ateismo. I temi affrontati sono davvero tanti: le donne, la morte, la sessualità, la scienza, il nazismo, la laicità, etc.
Prendiamo uno di questi interessanti temi: qual è il posto della donna nel cristianesimo? Perché le donne, chiede Onfray, non possono essere ordinate al sacerdozio? Semplice, perché la Chiesa cattolica romana è misogina, da sempre, e concepisce la donna solo come madre al servizio dell’uomo, la perfetta serva di un Dio maschio affetto da sessuofobica misoginia.
Baumier tenta pallidamente di negare questa realtà, ovviamente non risponde sul tema del sacerdozio, dicendo semplicemente che non si può ridurre tutto all’ordinazione sacerdotale e sproloquia poi sul fatto che le donne vanno comunque in chiesa da duemila anni e quindi non possono essere così sciocche da adorare un Dio misogino. Baumier sottovaluta il lavaggio del cervello dell’educazione cattolica, i sensi di colpa che la religione insinua nelle giovani menti femminili, l’indottrinamento al non pensiero, l’adesione pedissequa al dogma. L’autore, per sostenere la sua tesi, cita il viaggio del papa polacco nel 2004 in Francia. Le donne, definite “sentinelle dell’invisibile”, avrebbero un ruolo fondamentale nella religione. Resta da stabilire e capire quale, dato che l’autore si guarda bene dal precisarlo, limitandosi a commentare a modo suo noti episodi della Genesi per discolpare la sua religione dall’accusa fondatissima e documentatissima di misoginia. E Baumier scorda che il papa polacco da lui tanto lodato ha reso la setta cattolica Opus Dei prelatura personale, conferendole un grande potere. Essere donne e numerarie all’interno dell’Opus Dei non è una passeggiata, come dimostrano le testimonianze di persone che sono uscite dalla setta, spiegandone il funzionamento interno:
L’Opus Dei prevede l’uso del cilicio e di punte di ferro per mortificare il corpo secondo un maschilismo sessuofobico di stampo misogino che si ramifica anche nella vita quotidiana delle numerarie:
La fobia del sesso, diffusa nell’Opus Dei, sconfina spesso nella misoginia. La loro visione è molto maschilista perché vedono nell’uomo un essere che necessariamente guarda una donna per possederla… Nell’Opera gli uomini aprono la strada alle donne. Gli uomini fumano, le donne no. Queste neppure potevano, fino a poco tempo fa, portare i pantaloni. Devono essere modello di sobrietà e di pudore nel vestire. Diverse correzioni hanno come argomento dettagli di abbigliamento: gonna troppo corta, un vestito troppo aderente, una camicia trasparente. Il condizionamento psicologico resta forte anche fuori dall’Opus Dei… La donna è sempre e comunque occasione di peccato, mulier instrumentum diaboli… È quasi isterico il modo in cui le numerarie e le sovrannumerarie si rapportano agli uomini… L’umiliante condizione riservata alle donne all’interno dell’Opus Dei investe anche la sfera professionale. La compressione delle possibilità intellettuali e professionali provoca nelle numerarie più intelligenti conseguenze pesanti… disagio fisico, caduta di autostima e mancanza di sicurezza… Il controllo e la pressione costante impedivano di sviluppare un giudizio autonomo nei confronti di dottrine, impostazioni culturali e correnti di pensiero¹.
E Baumier scorda anche i passi della Bibbia stessa: (continua su Destrutturalismo n. 12).
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