
Giuseppe Fiori, Sonetàula, I edizione 1960, credit Antiche Curiosità©
Mary Blindflowers©
Giuseppe Fiori, deleddiano Sonetàula
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Giuseppe Fiori, giornalista dell’Unione sarda e poi Segretario della Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi dal 26 ottobre 1983 al 1º luglio 1987, nel 1960, in prima edizione con Canesi nella collana di Narrativa moderna numero 12, pubblica Sonetàula, un romanzo che si potrebbe definire “deleddiano”. Vi ritroviamo infatti molti temi già presenti nella letteratura della Deledda. La vendetta del codice barbaricino, l’estraneità rispetto alla legge, l’omertà, la primitività della Sardegna, etc. Stilisticamente purtroppo, bisogna dirlo, la narrativa di Fiori è abbastanza convenzionale, non apporta nulla di nuovo in termini di sperimentalismo letterario. Lo stile rimane palesemente inferiore a quello deleddiano, non riesce a raggiungere l’intensità lirica della scrittrice nuorese nei cui romanzi tutto si muove, la natura, l’uomo, le passioni. In Sonetàula tutto è più statico, non c’è quell’animismo esoterico di fondo che ritroviamo nei romanzi deleddiani e che costruiscono una natura umanizzata e ricca di presenze pulsanti e vive. Lo stile di Fiori è decisamente più giornalistico, più freddo, meno coinvolgente, tranne in alcune parti in cui i dialoghi comunicano al lettore la profondità e il dramma dei personaggi, come il dialogo tra Tiu Giobatta e Sonetàula in cui il primo parla dei minatori di Buggerru, esplicitando chiaramente le miserabili condizioni dei lavoratori, privi di qualsiasi diritto sindacale nonché umano. La scena truculenta della decapitazione del bandito è anch’essa vissuta dall’esterno, in modo quasi asettico. Il lettore avverte chiaramente che lo scrittore ha attinto dai libri, didascalicamente le storie dei banditi ma ovviamente non le ha vissute, quindi non riesce a descriverne il pathos. La freddezza stilistica congela in parte il romanzo che tuttavia rimane un buon prodotto editoriale ma sicuramente non un capolavoro.
Nonostante questo, l’autore viene riportato come grande scrittore sardo in varie antologie accademiche, tra cui anche Narratori di Sardegna di Nicola Tanda, antologia ritenuta tempo fa, addirittura necessaria per sostenere l’esame di letteratura italiana all’Università di Sassari. Immagino che nella decisione di includere questo autore, escludendone altri, nell’antologia, non abbia giocato nessun peso il ruolo politico e giornalistico di Fiori, forse…
Nel 2000, Fiori ha ripubblicato lo stesso romanzo con Einaudi, riscrivendolo, almeno a suo dire. Poi ovviamente, dopo la pubblicazione con il grosso editore, ecco il film nel 2008. Lo stesso autore precisa che ha operato uno “snellimento” su un romanzo il cui problema principe non era di certo la “snellezza”:
Sonetàula è un romanzo di quarant’anni fa. Una giuria presieduta da Bonaventura Tecchi lo classificò secondo ex-aequo nel premio Deledda 1960. Ora ne ho tolto centocinquanta pagine e il risultato è qualcosa di più di uno snellimento: per molti aspetti, un nuovo romanzo… (Gennaio 2000).
Che sia un nuovo romanzo non è affatto vero, i temi sono sempre gli stessi, lo stile non è mutato più di tanto, non c’è un maggiore sforzo creativo, sostanzialmente nulla di eclatante, una replica ridotta, ancora più smilza per adeguarsi a tempi che corrono veloci e in cui non si legge praticamente quasi più nulla.
Einaudi testuale dice che ha un ritmo che mozza il respiro. Francamente ho continuato a respirare normalmente anche durante la lettura, soprattutto perché dopo aver letto i romanzi della Deledda ci si rende conto di quanto sia imitativo lo stile di Fiori, di quanto sia anche poco creativo nell’illudersi di aver dato luce ad un romanzo diverso con la seconda stesura mentre invece è soltanto un déjà-vu.
Il pregio del romanzo è che fa riflettere su temi sociali, la guerra, lo sfruttamento dei lavoratori, le tradizionali condizioni di povertà della Sardegna, il banditismo, etc.
Tuttavia questi temi non vengono riproposti in modo originale, nemmeno nella ristesura del 2000, checché ne dicano le note sul libro o le affermazioni dell’autore.
Il romanzo è come un bel volatile che non vola. La letteratura è anche e soprattutto creatività e sperimentazione non solo contenutistica ma anche linguistica e in Sonetàula non c’è niente di tutto questo. Il ritmo è classicamente giornalistico e non riesce ad andare oltre i limiti di una scrittura che non ha di certo le carte della grandezza ma può essere utile per farci un film e vincere qualche premio che ai giornalisti e ai politici non si nega mai.
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DESTRUTTURALISMO Punti salienti
Mariano Grossi
Di Deledda ce n’è una, Fiori ci perdonerà!