India Paper: caratteristiche, usi

India Paper: caratteristiche, usi

Giustina Settepunti


Vi è mai capitato di sfogliare un libro con pagine sottilissime e di colore avorio? Nelle edizioni del passato, soprattutto nei volumi di pregio, era frequente l’uso di questo tipo di carta. Sfogliando un libro stampato su questo supporto, si nota subito come il foglio sia estremamente sottile, ma al tempo stesso morbido, resistente e piacevole al tatto. Ha una grammatura bassa, circa 20–40 g/m², ma non mi trovo di fronte a una carta economica; al contrario, si tratta di una carta pregiata, studiata appositamente per ridurre lo spessore dei libri molto voluminosi senza comprometterne la leggibilità.
La Cambridge University Press distingue la carta India dalla carta Bibbia in base alla grammatura:

Paper of 30 gsm or less – ‘20 lb paper’ in the US – is often described as ‘India paper’, while paper over 30 gsm is referred to as ‘Bible paper’.



La carta con grammatura pari o inferiore a 30 g/m² (definita “20 lb paper” negli Stati Uniti) è spesso indicata come “carta India”, mentre quella superiore ai 30 g/m² è chiamata “carta Bibbia”.


I nomi, in effetti, possono creare un po’ di confusione: è infatti utile distinguere tra la carta India tradizionale, originariamente prodotta a mano in India o in Oriente, dall’Oxford India Paper (o carta Bibbia), in sintesi, una carta industriale perfezionata e commercializzata nel 1875, ispirata alle pregiate carte orientali e sviluppata dalla Oxford University Press.
La storia è sinteticamente questa: nel 1841, un missionario portò in Inghilterra dall’Estremo Oriente un tipo di carta sottilissima e opaca. L’Oxford University Press la utilizzò per stampare una piccolissima tiratura di 24 copie della Bibbia. Tuttavia, inizialmente non si riuscì a comprenderne né a replicarne il processo produttivo. Dopo anni di esperimenti, gli artigiani riuscirono finalmente a produrre una carta industriale molto simile all’originale orientale, utilizzando canapa e stracci opportunamente sbiancati. Nacque così ufficialmente l’Oxford India Paper.
Replicare la carta orientale fu utile per la stampa di libri voluminosi, Bibbie, enciclopedie, dizionari, classici della letteratura e opere complete.
La qualità di questo tipo di prodotto dipende soprattutto dalle fibre.
La carta Bibbia tradizionale è ottenuta da cellulosa con fibre lunghe e molto ben distribuite. Durante la fabbricazione viene sottoposta a una forte calandratura, cioè compressa tra cilindri metallici che la rendono molto liscia, uniforme e sorprendentemente sottile: 40 grammi o meno contro i 70-90 g/m² di una normale carta da libro.
Nonostante questa sottigliezza, le fibre lunghe le conferiscono una notevole resistenza allo strappo. Ha un colore avorio naturale; una superficie molto liscia ma non patinata; estrema flessibilità; le pagine sono morbide, non hanno la “croccantezza”, chiamiamola così, di una carta rigida a più forte grammatura.
Per evitare lo show-through, ossia che si veda troppo nella trasparenza il testo stampato sul retro, occorrono macchine e inchiostri particolari, a rilascio graduale e controllato.
In Italia negli anni Cinquanta e Sessanta, stampare su carta Bibbia rappresentava un segno di alta qualità editoriale.
Il volume de I fedeli di San Serapione pubblicato da Casini nel 1957 ne è un buon esempio.
La carta è sottilissima, color avorio, morbida e “setosa” al tatto. Accostata alla rilegatura in similpelle con impressioni in oro e rosso sul dorso, mostra come l’editore volesse offrire un libro elegante ma compatto, capace di contenere un’opera molto estesa senza trasformarla in un volume ingombrante.
In questo caso la qualità materiale del libro colpisce più della traduzione di Rosina Spaini. La versione italiana di un testo già barocco e ridondante in tedesco, è piuttosto pesante, perché la sintassi è troppo vicina al tedesco originale e non ha in italiano quella scorrevolezza che facilita la lettura. Ma di questo parleremo in un altro articolo. Qui preme fare soltanto un discorso sul supporto utilizzato per stampare.

Oggi la carta Bibbia è molto meno diffusa.
La produzione è costosa e le moderne esigenze editoriali privilegiano carte molto più economiche, anche riciclate. La carta di buona qualità sopravvive soprattutto nelle Bibbie di pregio, in alcuni dizionari e in rare edizioni speciali.
Chi possiede un vecchio volume stampato su vera carta Bibbia conserva quindi non solo un testo, ma anche la testimonianza di una stagione dell’editoria in cui la qualità del supporto era considerata parte integrante dell’opera.

Thinking Man Editore

Destrutturalismo

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