Catalano sarebbe un poeta?

Catalano sarebbe un poeta?

Catalano sarebbe un poeta?


Di Lucio Pistis & Sandro Asebès©

 

Catalano sarebbe un poeta?

Guardo altrove, credit Mary Blindflowers©

Se dovessimo giudicare la letteratura col metro moralistico sulla vita degli autori dovremmo scartare il 99 per cento dell’intera produzione letteraria mondiale. L’opera sopravvive al suo autore e ne denuncia il talento o la mediocrità, ciò non significa che bisogna rinunciare a capire il tempo in cui l’autore stesso è vissuto e che ha sicuramente influenzato la sua opera e la sua sensibilità, ma soltanto che l’attenzione puntata sul solo autore e sul suo nome, scaturisce da un movimento errato del pensiero, da un eccesso di antropocentrismo e protagonismo sia in negativo che in positivo.
La centralità dell’autore distrugge paradossalmente la sua opera stessa, specie nella società di massa dove riecheggia il nome dei soliti noti ricordati ad ogni angolo, lisciati e riveriti, ma poi veramente letti? C’è chi si compra il loro libro per leggerne due righe da usare nelle conversazioni con amici, per fare la figura dei sempre eterni aggiornati sulle ultime novità; chi lo compra perché lo ha pubblicizzato la tv e lascia il volume nel cellophane dentro cui è stato confezionato per la vendita; chi lo compra per pavoneggiarsi in spiaggia e dire “io sono uno che legge, mica un ignorante qualsiasi”. C’è chi lo compra perché ha visto il film e quindi vuole leggere il libro per vedere se sia meglio il primo o il secondo. Insomma i motivi sono vari, non escluderemmo nemmeno tra questi il raddrizzamento delle gambe dei tavolini storti, ma tra queste poco sacrosante motivazioni la letteratura latita. Chi compra un libro perché realmente pensa, dopo aver letto la sinossi e scorso qualche pagina in libreria, che possa essere letteratura?
Non diciamo eresie. La letteratura non è più di moda, è stata sostituita dal gossip e dalla propaganda. Si parla molto degli autori che si interessano di politica, raccolgono firme per questa o quella causa, scrivono sui giornali, presentano programmi tv, appoggiano un partito piuttosto che un altro, mettono becco in ogni faccenda e ogni loro parere viene riportato dalla carta stampata. Ovviamente gli autori che possono permettersi di sindacare su tutto hanno un nome generato da alchimie non sempre chiare e da più o meno stabili tessere che fanno la differenza.
Ma il libro in tutto questo?
C’è qualcuno che si affanna a capire se al di là del nome ci sia veramente un contenuto?
Chi lo fa viene giudicato male perché una volta che il circolo vizioso delle verità costruite entra nel sangue degli acquirenti, è difficile far capire loro che il nome non conta granché, che è un’illusione mediatica e che occorrerebbe visionare l’opera dando su di essa un giudizio che esuli dalle tante pubblicità-progresso di stampo pseudo-culturale.
A questo punto chi legge si chiederà, ma dove vogliono arrivare questi due vecchiacci?
Ci siamo imbattuti per caso in un nome, Guido Catalano, insomma, a quanto pare, un tipo importante che pubblica con grossi editori, un tipo che sembra faccia il pienone quando va a presentare i suoi meravigliosi libri, uno scrittore decantato da vari blog e non solo…

Una sua poesia:

sì, io ho paura
di te
di me
degl’altri
dei baci
dei corpi
di amarti
delle parole
di dirti
di sentirmi dirti
di fare
di costruire
di stare
di patteggiare
di curarti
di esserci
ho paura
lo ammetto
lo so
e quindi?
come facciamo?
io non lo so
tu sì?
io no
io sogno di orologi fermi non sciolti
ho paura
lo ammetto
io sono un uomo
ho un cazzo
non ho una moto
non ho una macchina
forse mi piaci
forse possiamo
forse ti voglio bene
forse ti amo
io non lo so
sì, io ho paura

Anche noi abbiamo paura dell’editoria italiana che pubblica tanti nomi a condimento del nulla vuoto. Abbiamo paura che Catalano continui a scrivere le sue improponibili e ridicole scempiaggini da quinta elementare spacciate per poesie. Abbiamo paura di un futuro in cui si chiamerà poeta qualsiasi scribacchino abbia aderenze. Abbiamo paura sì e nello stesso tempo leggendo la suindicata ciofeca, ci viene da ridere e da metterci le mani nei pochi capelli rimasti.
Ma siamo altrettanto inorriditi delle eventuali recensioni positive che Catalano possa aver sgraffignato in seno a coloro che editorialmente lo sponsorizzano; siamo terribilmente sicuri che si inventeranno una progressione logica e altamente concettuale nella sua ineffabile sequenza di paure e di contraddizioni e già li immaginiamo asserire: “stupenda antipodia tra il possesso fallico e il suo discriminante potere d’acquisto sulla donna rispetto all’orfanezza di beni materiali mobili! meravigliosa antologia dell’eventualità del vivere scandita dalla mitragliata di avverbi dubitativo-approssimativo-attenuativi”.
Sicuramente lo scriveranno
sicuramente lo esalteranno
sicuramente lo sponsorizzeranno
sicuramente potranno
sicuramente gli vorranno bene
noi lo sappiamo
sì, abbiamo paura!
Il vate ci perdonerà questa bonaria presa in giro antitetica! Noi leggendolo viviamo di questi terrori certi alla faccia dei suoi dubbi e delle sue paure eventuali! Auguriamo le migliori fortune a lui e la migliore sopravvivenza a chi avrà lo stomaco di leggerlo senza vomitare.

 

https://antichecuriosita.co.uk/il-destrutturalismo-punti-salienti/

 

https://www.youtube.com/watch?v=g8883ENAVEE

 


Comments (10)

  1. Claudio

    Smettetela con questi scherzi, questa non può essere stata pubblicata da nessuno, nemmeno a pagamento. O forse sì. Ho paura.

  2. Claudio

    Comunque, secondo me, per il solo fatto di parlare di questo nulla, lui ha già vinto. Per questo tipo di persone, tutto è pur sempre pubblicità. Non bisognerebbe sprecare energie così, ma parlare solo delle cose che vale la pena conoscere. Tanto l’editoria si sta già cuocendo da sola nel suo brodo, è non è di giuggiole.

    1. Destrutturalismo

      Sì, ma anche non parlarne fingendo che non accada nulla di strano e che, come dicono i benpensanti, pubblichi con un grosso editore solo se sei bravo, penso che serva a ben poco.

  3. Claudio

    Il telefono mi ha messo un accento di troppo… Non me ne sono accorto prima di inviare, già è tanto che l’ho visto adesso.

  4. Claudio

    Mi pare giusto criticare il sistema e la grande editoria, che pubblica schifezze per ragioni che sono tutto fuorché letterarie, e spesso neanche commerciali (infatti per vendere quelle porcherie gli editori devono compiere enormi sforzi promozionali ingannevoli). Solo io eviterei di recensire queste operazioni in forma di libro. Eviterei di fare i nomi che appaiono nelle copertine, e che non sai mai se corrispondono ai veri autori di quei libri, che magari sono scritti da ghost writer (i grossi editori se ne avvalgono spesso, e questo è risaputo).
    Perciò eviterei di nominare certi personaggi, non per paura di una rivalsa da parte loro, ma perché secondo me gli si farebbe solo pubblicità. Sono convinto di questo.
    Infatti, ho visto tante volte libri recensiti negativamente dalla maggior parte di chi li aveva letti, continuare a vendere come se nulla fosse; anzi, più recensioni negative ricevevano, più la gente li acquistava. Questo è successo anche con diversi dei più importanti casi editoriali degli ultimi anni. Criticarli equivale solo a fare il loro gioco.
    Per questo io recensisco solo i libri che mi piacciono, e non di autori famosi, perché questi ultimi non si sa mai chi li ha scritti veramente. Un tempo sì, si sapeva, ma ora l’editoria è peggiorata.
    Come dicevo, le cose che contano sono altre e ingannare i lettori è diventato normale.

    1. Destrutturalismo

      Ma io penso che anche le cifre di queste mirabolanti vendite sono in gran parte taroccate, non credo che una recensione negativa possa fare la differenza, non è di certo per le recensioni negative o meno che questi personaggi se vendono, vendono. Vendono perché hanno dietro gente che fa loro grosse operazioni di marketing e li pubblicizzano e posizionano i loro libri ossessivamente in ogni angolo. Normale che su mille duemila persone che vedono il libro uno finisce col comprarlo.

  5. Claudio

    Questo senz’altro, Mary, i dati sono taroccati e loro quello che vendono lo vendono soprattutto grazie al fatto che i loro libri si trovano impilati ovunque, e sono promossi in diversi modi, fatti persino comprare a forza da tutte le biblioteche d’Italia e nelle presentazioni nelle scuole, dagli studenti che vogliono saltare la lezione. Però io penso che le recensioni, pur sincere ma negative, non li danneggino per niente questi personaggi, anzi penso che tutto faccia brodo per loro.

    1. Destrutturalismo

      Ma lo scopo non è danneggiare, non ne abbiamo la facoltà, siamo un modesto blog, figuriamoci, semplicemente si denuncia il degrado in cui versa oggi l’editoria italiana.

  6. Claudio

    Questo lo faccio sempre anch’io. Perché del suo degrado, e in alcuni casi persino della disonestà dell’editoria, ne sono stato testimone e vittima. Solo che ho capito che la maggior parte delle persone si schiererà sempre dalla parte del più forte, e che criticando o denunciando un determinato autore o editore, si ottiene solo di fargli ulteriore pubblicità. Quindi preferisco utilizzare tutti gli spazi di cui dispongo per parlare di singoli autori meritevoli che non fanno parte del sistema e di cui altrimenti non se ne sentirebbe parlare. Infatti, la maggior parte dei blogger e dei giornalisti recensisce solo gli autori famosi e i libri pubblicati da editori importanti, per farsi notare, per arruffianarseli, e chissà arrivare un giorno a farsi pubblicare anche loro. Ma queste sono cose che sai benissimo. Non so, magari hai ragione tu a prenderli di petto pur di denunciare le porcherie che fanno e quelle che pubblicano, però cercare di scoprire buone cose pubblicate da non appartenenti al sistema, credo sia altrettanto importante. Se non altro perché quel piccolo risultato che si otterrà, non potrà che essere positivo. Anche se sarà minimo, perché puoi evidenziare bene quanto vuoi le caratteristiche e il valore di un libro di uno sconosciuto, ma se questo non si trova in libreria, difficilmente sarà acquistato, persino da chi ha apprezzato la recensione.
    Inoltre mi dispiace perché ultimamente sono impossibilitato persino a perseguire questa strada.
    Comunque, ho grande stima di te e ammiro il tuo coraggio, e il mio sostegno lo avrai sempre perché riconosco il tuo valore, sia come critica letteraria, che come scrittrice e pittrice.

    1. Destrutturalismo

      A noi non importa di chi si schiera sul carretto del vincitore, la mediocrità fa numero, da sempre, è così che funziona, questo non significa che dobbiamo rinunciare a dire ciò che pensiamo. Nel blog ci sono anche recensioni positive di autori poco conosciuti, non facciamo solo recensioni negative, ovviamente.

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