La gallina, animale intelligente

La gallina, animale intelligente

La gallina, animale intelligente


La gallina, animale intelligente

Terra arida, credit Mary Blindflowers©

 

Questo articolo è unicamente teso a dimostrare la superiorità della gallina sull’uomo.
Cochi e Renato cantavano: “la gallina non è un animale intelligente, lo si capisce da come guarda la gente”.
Che ingratitudine giudicare dell’intelligenza dal solo sguardo.
Inoltre quando si vuole offendere qualcuno gli si dice che ha un “cervelletto di gallina”.
Io dico che la gallina invece è un nobile e rispettabile animale, degno della miglior lode. Occorre dunque confutare la teoria della stupidità della gallina, a tutti i costi, perché non corrisponde al vero. Occorrerebbe anche liberare la gallina dalle gabbie per conoscere la sua vera natura. Idem si può dire per l’uomo. Mentre però la gallina non ha costruito le sue gabbie, bensì le subisce a causa dell’uomo, e quindi vorrebbe giustamente liberarsene, l’uomo si costruisce da sé le gabbie dentro le quali morire e vivere, perciò è molto più difficile che se ne liberi. Già questo è un primo non trascurabile indizio della superiorità del pennuto sull’uomo.

Ma veniamo al sodo.

L’inutile sviluppa dialoghi che imitano malamente il teatro dell’assurdo, nell’assurdità mediatica delle seconde vite improvvisate in cui ciascuno cerca di sembrare qualcosa che non è. Il teatro dell’assurdo, quello vero, di Ionesco, vede nell’assurdità il senso della verità. Si proclama l’assurdo consequenzialmente attraverso un sapiente procedimento che conduce a spettacolari quanto geniali agnizioni, montaggi, smontaggi decodificazioni e decostruzioni che mostrano il meccanismo del tempo e della vita umana in modo piuttosto evidente per chiunque sappia vedere. Si arriva così piano piano, a forza di deliri, al significato profondo. Però c’è assurdo ed assurdo, c’è delirio e delirio. Una cosa nobilissima è il teatro dell’assurdo di ioneschiana memoria, altra e di ben diversa natura, l’assurdità dell’inutile, che è appunto inutile e basta. Infatti non ha uno scopo, lo dice la parola stessa, non possiede utilità concettuale, se non la perversione di sfogare l’impotente frustrazione di non aver ottenuto ragione in tempi non sospetti. Se in linea di massimo principio non riesce ad avere dialetticamente la meglio in una conversazione su temi consistenti, l’inutile non ci sta, procede alla cova non delle uova ma del minimo principio di puntiglio a tutti i costi, e come un neurone in un cervello in pensione, aspetta la giusta occasione per avere una rivincita su argomenti non consistenti, visto che la consistenza lo atterrisce e non è in grado di sopportarla con argomenti validi, forse per mancanza di una base culturale sufficiente, forse per mancanza di velocità nelle connessioni neuronali, non si sa. Allora che fa questo povero inutile? Si impunta nel voler commentare un commento banalissimo e quasi scontato su un sugo, sul cappellino della domenica o di tutti i giorni, su una besciamella, sul formaggio più o meno marcio, su un paio di scarpe, sulla piuma di un berretto frigio e serve nel piatto mediatico un dialogo delle marionette in cui partendo da un concetto piuttosto semplice e innocuo si arriva ai trattatoni pseudo-demenziali di filosofia tronfia sulle varie besciamelle e il loro uso e consumo dentro la lana caprina che l’inutile sa rigirare e girare sui pollici, giusto perché non ha niente da fare, ha mal di fegato, la bile gli arriva alle orecchie, magari un po’ di raffreddore o costipazione cronica. Quindi dopo mesi di cova contro chi lo ha contraddetto temporibus illis sull’ineffabilità della sua religione rivelata, si accorge che non c’è alcun pulcino a pigolargli attorno felice, perciò per consumare il suo tempo decide di alzarsi dal suo uovo di legno che rischia di penetrargli dove non batte il sole e agisce. Si mette in testa di esternare le sue filosofie sui social, sfogandosi. Deve trovare un post innocuo, uno di quei post che parlano di cose senza importanza, in modo che il suo intervento non possa essere compreso per ciò che è, ossia per una ripicca.
Che cosa spinga un individuo sano a disquisire e fare polemica per ore sul fatto che non si possa commentare il colore di un sugo e catalogarlo come sugo di passata anziché di pomodori, mi sfugge. Così l’inutile attacca: “Se la densità del sugo è di 10 pomodori ogni decimetro cubo, allora è passata, se invece è minore, allora è besciamella…  “. L’uso e l’abuso durante la conversazione di faccine e smails che sorridono mentre si dicono cose sgradevolissime o freddure, fingendo di non dire nulla, tradisce un’isteria di fondo che si cerca di dissimulare a ogni costo, una tranquillità posticcia che avrebbe lo scopo di innervosire l’interlocutore e di comunicargli che non si è nervosi per nulla, anzi che tutta la faccenda del sugo e delle besciamelle e della piuma sul berretto frigio e del formaggio marcio e del cappellino della domenica e delle scarpe, è un modo come un altro per fare dialettica, roba seria insomma, tipo contare quanti fiori ci sono sul cappello, alternando i numeri alle faccine e rimproverare gli altri di non aver contato bene; oppure sostenere con forza che l’interlocutore dovrebbe sapere la storia dei dieci pomodori al centimetro cubo, se no è ignorante; che i calcoli millimetrici per misurare il verme del formaggio sono infinitamente superiori ai calcoli astronomici, lo sanno tutti, è scientificamente provato. Capire questo sarebbe indice di grande finezza intellettuale oltre che culinaria. Si delira sapendo e soprattutto volendo delirare, ci si infila in conversazioni amene con l’unico scopo di non dire nulla, perché è più facile disquisire sul nulla, non è richiesta alcuna cultura.

A questo punto vi chiederete, ma scusa, cosa c’entra tutta questa tirata con la gallina?

Eh c’entra invece.

Poniamo adesso il caso della gallina, in condizioni normali e non dentro gabbie costruite dall’uomo, questo bistrattato animale si comporta in modo correttissimo, mangia nel rispetto delle altre galline, depone il suo bell’uovo e lo cova con pazienza, badando all’utile senza delirare.
Da tutto questo è evidente la gallina sia infinitamente superiore all’uomo, perché quando cova l’uovo fa nascere un tenero e delicato pulcino, invece l’uomo cova, non fa uova e non è in grado di far nascere alcunché. Auguratevi dunque di essere come una gallina e non come un uomo inutile che cova il nulla.

 

https://antichecuriosita.co.uk/il-destrutturalismo-punti-salienti/

 

https://www.youtube.com/watch?v=wKvJHFy5kHo

 


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