Entropia e cancro sociale

Entropia e cancro sociale

Entropia e cancro sociale


Di Mary Blindflowers©

Entropia e cancro sociale

Billeci, Entropia e cancro sociale, 1978, credit Antiche Curiosità©

 

Antonio Billeci nel 1978 pubblica Entropia e cancro sociale, un modello di sistema macrosociologico, Il Triangolo, Palermo. Il libro è stato stampato soltanto in duecento copie fuori commercio. Si tratta di una piccola brossura cucita a filo di refe, che apre i giochi con una frase di G. Amato Poiero: “il mondo sociologico è simbolico di tutto l’universo”, al che di fronte a tanto sfrontato antropocentrismo, viene subito da chiedersi, ma cosa ne sappiamo noi di tutto l’universo? In pratica nulla, quindi come si fa a utilizzare un modello prettamente umano per simbolizzare qualcosa che non si conosce affatto?
Andiamo oltre. L’autore precisa subito il fine del suo saggio: “lo scopo di questo lavoro è di tentare un approccio alla struttura statica e dinamica del sistema sociale dell’intera umanità, argomento della macrosociologia”. Un progetto ambizioso. Quindi chiarisce il significato di termini come universo sociale e sistema, spiegando la sua metodologia d’approccio all’argomento. Niente da dire, tutto spiegato bene, con proprietà di linguaggio e in modo piuttosto sistematico e ordinato.
Il sistema è “un insieme di elementi in ordine dinamico verso un fine, un insieme strutturato regolabile con circuito proprio o applicato”,
Un sistema sociale è tale perché ha una finalità stabilita dall’uomo. Di questo sistema fa parte anche l’informazione, comunicazione di una conoscenza che, ovviamente può anche essere falsa. Il fatto che sia vera o falsa conta poco, perché in ogni caso se viene filtrata dall’uomo, diventa conoscenza:

L’informazione dispone dei segni in modo da dare al tutto un significato; è una disposizione non casuale; una selezione non statistica. Però può deviare da ciò che con essa si vorrebbe dire, e può anche essere falsa, cioè non corrispondere alla struttura della realtà. L’informazione, sia pure errata o falsa, non ordinata, viene filtrata dall’uomo e diventa conoscenza… L’informazione, una volta ricevuta dall’uomo, viene riemessa generalmente cambiata, aumentata o diminuita, falsata o restituita alla verità. Dipende dal canale umano, dalle sue possibilità di selezione e integrazione.

Anche l’analisi della massa è molto razionale e trasversale e fa una distinzione importante per evitare di attribuire il termine solo agli incolti e ai poveri in senso dispregiativo:

 

Chiamiamo massa l’insieme degli individui che operano prevalentemente in modo amorfo ai fini del sistema. Intanto la caratteristica della massa non è tanto la quantità degli elementi che la compongono, quanto la qualità di essi. Una caratteristica della massa è la sua omogeneità a basso livello: risponde agli stimoli in modo relativamente uniforme e in modo facilmente prevedibile. Non ha una forma propria ma assume quella che le viene imposta da coloro che la manovrano… Per massa non intendiamo l’insieme della povera gente. Tutt’altro. Vi possono appartenere ricchi e poveri, eruditi e ignoranti. Vi fanno parte buona parte dei docenti, dei magistrati, dei professionisti, degli scrittori, dei romanzieri e quasi tutti i giornalisti.

 

E fin qui ci siamo. Sull’analisi della realtà Billeci è lucidissimo, è quando si addentra sui motivi che causano un certo tipo di realtà che diventa surrealmente ridicolo:

 

La massificazione deriva dal fuggire all’Ignoto, dalla morte di dio… Il cosiddetto progresso ha fatto aumentare le azioni antisociali della massa. Con l’introduzione di nuove tecniche, e il diffondersi di determinate ideologie, come ad esempio quella socialcomunista e quella democratica, le azioni antisociali della massa sono enormemente aumentate, come sono aumentati i teppisti e i delinquenti… Purtroppo l’uomo moderno, l’avanguardia, è per il caos, il rumore, la pseudoarte, l’ateismo…

 

La democrazia, la socialdemocrazia, l’ateismo e il rumore, secondo l’illuminato parere dell’autore, sarebbero le cause del cancro sociale.
Poi si arriva alla fantascienza.
La soluzione dell’autore contro tutti i suddetti presunti mali?
La spiritualità che diventa “la forza sociale indispensabile affinché il sistema possa vivere”, mentre “l’uguaglianza degli uomini” diventa “un’ ipotesi, più che utopistica, demagogica… rispondente ai desideri della massa… sul piano morale l’uguaglianza sarebbe la massima delle ingiustizie”.
L’autore si sforza penosamente di spiegare come nelle dittature si parli di uguaglianza: “sistemi basati sulla dittatura di pochi che si ritengono diversi dagli altri, che dichiarano essere uguali”.
Questa definizione potrebbe essere tranquillamente applicata anche alle monarchie assolute.
Billeci gioca semplicemente con le parole, ma di fatto considera utopica una società che vuole abolire la divisione in classi sociali e nociva e utopistica la democrazia perché sconfina nella massocrazia.
Un moralista non dovrebbe mai scrivere libri in cui scodella la spiritualità come panacea per tutti i mali. Lo stesso autore mette consapevolmente le mani avanti:

Il sistema sociale reale ci si presenta con delle caratteristiche strutturali che sembrano appartenere al piano etico e che potrebbero far sembrare che il nostro lavoro abbia atteggiamenti moraleggianti. Invece si tratta di caratteristiche proprie della fenomenologia del sistema…

Confonde la fenomenologia del sistema con le sue esigenze personali. Che l’ateismo, ad esempio sia uno dei fattori negativi per il sistema è un parere suo individuale, che la divisione in classi sia un fatto positivo e necessario, mentre l’uguaglianza un’ingiustizia massificante, è sempre una sua opinione. Inoltre è vero che l’uguaglianza è un’utopia ma solo perché l’uomo è ancora troppo primitivo per riuscire a metterla veramente in atto.

 

https://antichecuriosita.co.uk/il-destrutturalismo-punti-salienti/

https://www.youtube.com/watch?v=H5SwJtXewWY

 

 


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