Veganesimo e cibo insanguinato

veganesimo e cibo insanguinato

Veganesimo e cibo insanguinato

Di Mary Blindflowers©

L’incubo del cavallo, olio su tela, by Mary Blindflowers©

 

La strage degli agnelli è in atto per la Pasqua, noi siamo vegani, siamo superiori a chi mangia carne, perché rispettiamo la natura e la vita, poi corriamo al supermercato ad aprire la scatoletta da dare al nostro cane e al nostro gatto, ignorando saccentemente il fatto che dentro ci siano gli scarti della lavorazione della carne e del pesce, lo stesso prodotto che noi non mangiamo perché siamo creature stellari, figli di dei scesi in terra per salvare e miracolare.

Poveri agnellini separati da piccoli dalla mamma, così teneri e carini, noi non li mangiamo perché vogliamo migliorare il mondo con la nostra super-etica borghese, perciò ci compriamo gli hamburger vegetali che costano un occhio, hanno sapore di scatola, sono fatti solo ed esclusivamente con prodotti sani e naturali che non piangono quando vengono tritati e immagazzinati nelle industrie. Dei vegetali non ci importa, tanto anche se soffrono non si vede, la pianta non urla mica quando viene strappata dalla terra, l’arancio non freme quando viene staccato dall’albero, non possiamo mangiare pietre, il nostro stomaco non le digerirebbe, così mangiamo frutta e verdura e legumi e noci e il pianeta è salvo, gli animali vivi e la nostra coscienza a posto.

Ma è veramente così?

Siamo davvero sicuri che sconvolgere i disegni della natura porti buoni frutti? Siamo sicuri che i vegani stiano salvando il mondo?

Da dove vengono mandorle, cioccolato, soia, avocado, anacardi e la tanto lodata quinoa che i vegani consumano in grande quantità?

Questi cibi “insanguinati”, frutto di coltivazioni intensive e spesso di sfruttamento dell’uomo sull’uomo e distruzione della natura, provengono da Paesi poveri, oppure da Paesi industrializzati che hanno trasformato pesantemente il paesaggio naturale.

La Quinoia si coltiva in Perù e Bolivia e costituiva, prima che i vegani la scoprissero come alimento alternativo, la dieta base degli agricoltori locali. Ora, dato che il prezzo è triplicato in poco tempo, grazie anche al veganesimo dei Paesi Occidentali, quei contadini non possono più permettersi di mangiare quello che coltivano, e che destinano all’esportazione. La Quinoa che prima salvava la popolazione dalla malnutrizione, ora costa troppo perché in occidente la richiesta è aumentata. Risultato: secondo dati Unicef il 19,5% dei bambini peruviani soffre di malnutrizione e l’utilizzo di pesticidi in agricoltura è notevolmente aumentato.

Il più grande esportatore di anacardi è il Vietnam che tuttavia riesce a soddisfare solo il 30% della domanda crescente di questo prodotto. Il governo sta elaborando dei piani per estendere l’area di coltivazione a danno della flora e fauna locale per soddisfare la nuova moda vegana. Secondo i dati di Vinacas, associazione vietnamita, nei soli primi due mesi del 2017 sono state esportate 26 mila tonnellate di prodotto per un giro di affari di 232 milioni di dollari. Forse non tutti sanno che l’anacardo appena colto è in realtà velenoso. Contiene urusholo. Se si mangia il seme appena raccolto, si rischia uno shock anafilattico, oltre che lesioni e forti dermatiti. Per questo motivo le dita di quelli che raccolgono gli anacardi spesso presentano problemi dermatologici. Gli anacardi come li conoscono i vegani, vengono prima “processati” ossia cotti a vapore e poi tostati e salati e contengono molto nichel, non adatto ai soggetti allergici. Gli anacardi vengono estratti in Vietnam dai detenuti nei centri di riabilitazione, che di riabilitante hanno ben poco, date le condizioni disumane in cui i lavoratori-prigionieri vengono tenuti. Rinchiusi per 10 ore al giorno estraggono anacardi per conto di ditte americane ed europee. Ovviamente il rispetto di standard di sicurezza minimi non c’è, in compenso c’è chi parla anche di tortura.

In California le coltivazioni intensive di mandorle controllano il 55% per cento della produzione mondiale. Per coltivare le mandorle ci vuole moltissima acqua che viene convogliata dai fiumi verso le fattorie che coltivano la mandorla. Risultato: migliaia di salmoni subiscono la decomposizione della branchie a causa di una malattia dovuta a livelli molto bassi di acqua. Per impollinare inoltre i mandorli sono state importate quantità industriali di api, sconvolgendo l’ecosistema. Ma le mandorle sostituirebbero la carne, farebbero bene, lo dice la pubblicità, lo dicono i vegani che se ne nutrono in grande quantità, dato che in qualche modo devono sostituire la carne che non mangiano per salvare il mondo.

L’avocado sta diventando un vero e proprio business in occidente, fioriscono come funghi ristoranti che fanno solo cibo all’avocado, fatto con avocado per palati esigenti e veganesimo integrale. L’Avocado è richiestissimo, di gran moda.

In Messico è in atto la deforestazione proprio perché, aumentando la richiesta di avocado, si è reso necessario aumentare la superficie dei terreni coltivabili. Se prima l’avocado veniva coltivato con metodi più naturali, favoriti dal clima, oggi bisogna produrre, produrre e produrre quantità industriali di prodotto, quindi la coltivazione diventa intensiva, i prezzi aumentano e i pesticidi anche, veleni che rovinano la foresta e le falde acquifere.

Lo stesso discorso si fa per la soia. Per coltivarla si distruggono ettari ed ettari di foreste. Ma questo i vegani lo sanno? Perché fanno finta di niente?

E che dire del cacao coltivato e raccolto dai minorenni nei Paesi sottosviluppati per conto delle multinazionali del profitto?

È etico non mangiare carne e ingerire cioccolata prodotta con lo sfruttamento del lavoro minorile nelle coltivazioni intensive dei paesi più poveri del mondo?

Le coltivazioni intensive usano pesticidi che sono dannosi per l’ambiente e per la salute umana. La letteratura medica registra effetti nocivi anche a dosi infinitesimali. I veleni usati in agricoltura rientrano fra gli “endocrin disruptors”, (EDC) ovvero “interferenti” o “disturbatori endocrini” (9). l’Istituto Superiore di Sanità (10) definisce gli interferenti endocrini “sostanza esogena, o una miscela, che altera la funzionalità del sistema endocrino, causando effetti avversi sulla salute di un organismo, oppure della sua progenie o di una (sotto)popolazione”.
Queste sostanze hanno dunque effetti negativi sulla persona che li assume, ma, agiscono sulle cellule germinali, causando alterazioni che si trasmettono alle generazioni successive, attraverso modificazioni di tipo epigenetico. L’effetto di questi veleni non si avverte subito, tranne in alcuni casi di intolleranza, ma anche dopo anni. Possono causare danni al sistema immunitario, problemi di fertilità, al sangue, danni alla tiroide e al sistema endocrino. I pesticidi sono addirittura ritenuti responsabili della Pandemia silenziosa, danni comportamentali che si verificano fin dall’infanzia e che possono sfociare in malattie gravi.

Il veganesimo non è il futuro perché non combatte una giusta causa, ossia il ritorno a metodi naturali di allevamento e coltivazione, ma esplode come moda e richiesta di prodotti spesso pieni di veleni, e ha l’assurda pretesa di sovvertire la natura che non si cambia senza rischiare la distruzione. Sognare un mondo in cui i gatti non mangiano topi ma erbette, non solo è sciocco, ma è proprio contro natura.

La soluzione è tornare a ritmi alimentari più umani, non comprare prodotti di allevamenti e coltivazioni intensive, così si abbatte la richiesta. La normalità, ossia l’assunzione di cibi naturali, coltivati senza pesticidi, è diventata il lusso. Il pollo biologico costa il triplo del pollo da batteria, l’avocado biologico ha un costo nettamente superiore a quello dell’avocado coltivato intensivamente. La colpa è del consumatore. Il produttore offre quello che il consumatore chiede. Forse invece di fare campagne contro la strage degli agnellini, sarebbe più produttivo fare campagne contro l’allevamento intensivo del bestiame, contro la coltivazione intensiva dei prodotti vegetali pieni zeppi di veleni e pesticidi e non comprarli più, prima che il pianeta si trasformi in un deserto. Se aumentasse la richiesta di cibi biologici e calasse quella di cibo pieno di veleno per l’industria del profitto, forse avremmo fatto qualcosa di buono. Se quella che un tempo era la normalità, ossia carne e vegetali senza veleni, non fosse oggi l’eccezione riservata a pochi, forse i prodotti bio non costerebbero tanto e saremmo più sani. Ma ad alcuni piace l’idea di salvare il mondo mangiandosi mandorle californiane piene di pesticidi, quelle sì che fanno bene alla salute e al respiro della terra.

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