La stella nera di Mu, antiromanzo anarco-surrealista, Black Wolf Edition & Publishing (italian)

£21.00

La Stella Nera di Mu, credit Antiche Curiosità©

 

La Stella Nera di Mu, by Mary Blindflowers, Black Wolf Edition & Publishing. Hard cover, p. 260. Surreal fiction. Italian language. First edition 2017.

AUTHOR: Mary Blindflowers
ISBN: 1911424222
ISBN-13: 978-1-911424-22-2
PUBLISHER: Black Wolf Edition & Publishing Ltd.
PUBLICATION DATE: 31 May 2017
SERIES: 
PAGES: 264
LANGUAGE: Italian
PRODUCT DIMENSION (mm): 140(w) x 216(h) x 19.5(d)
COVER By: Wolf Wolf
ILLUSTRATIONS By: Mary Blindflowers
EDITION DESCRIPTION: First Edition

In stock

Description

La Stella Nera di Mu, Antiromanzo anarco-surrealista, credit Antiche Curiosità©


AUTHOR: Mary Blindflowers
ISBN: 1911424222
ISBN-13: 978-1-911424-22-2
PUBLISHER: Black Wolf Edition & Publishing Ltd.
PUBLICATION DATE: 31 May 2017
PAGES: 264
LANGUAGE: Italian
PRODUCT DIMENSION (mm): 140(w) x 216(h) x 19.5(d)
COVER DESIGN Wolf Edition, in cover “La Stella Nera di Mu” oil on canvas, by Mary Blindflowers.
ILLUSTRATIONS By: Mary Blindflowers
EDITION DESCRIPTION: First Edition

 

 Fiction : Visionary & Metaphysical

 Fiction : Alternative History

La Stella Nera di Mu, by Mary Blindflowers. Hard cover, p. 260. Surreal fiction. Italian language. First edition 2017.  Condition: new.

Mary Blindflowers, books Writer and Theatre Reviewer, born in Italy, based in Hertfordshire, UK.

Previous 10 years experience in Italy with different works and collaborations.

Bachelor of Modern Literacy at University of Sassari, Italy (1999).

Master of Medical Criminology and Psychology at University ”La Sapienza” of Rome (2004).

BOOKS PUBLICATIONS

La Stella Nera di Mu, BlackWolf Edition, 2017 (fiction) in progress;

Utensili sparsi, Nettarget edizioni, 2016 (poems);

Tibbs and Tibbs (English & Italian Version), Nettarget edizioni, 2016 (fiction);

Il dio mangiato, Nettarget edizioni, 2016 (essay);

Memorie straordinarie di un libro vivente, ABEditore, 2015 (surrealistic fiction);

Incroci di rosari 108, Eretica Edizioni, 2015 (poems);

I gelsi neri, Nettarget Edizioni, 2015 (fiction play, theatre drama);

Il filo conduttore, Jumper Flik, Nettarget Edizioni, 2015 (avant-garde fiction);

De vita nova di Dante, Nettarget Edizioni, 2015 (preface);

Cucina di rabbia e poesia, Nettarget edizioni, 2015 (cookery, fiction);

Ichnussa, il piede di dio, miti, usi ,superstizioni e criminalità in Sardegna, Yume, 2015 (Sardinia’s traditions and folklore essay);

Il filo conduttore, Matisklo Edizioni, 2015 (e-book short fiction);

Picacismo Simbolico, Bastogi, 2014 (historical review and demonology about The Inquisition);

Lo strazio, introduction by Mario Lozzi, Marco Saya Editore, 2013 (anarchist noir poetry);

L’occhio clinico, Edizioni della Lanterna, 2013 (surrealist noir fiction about human psychology);

Mister Yod non può morire, introduction by Alfonso Postiglione, La Carmelina Edizioni, 2012 (experimental theatre drama);

Fiori ciechi, Annulli Editori, 2012 (surrealist and anarchist fiction about human psychology);

Dalle galee al bagno al carcere, Armando Siciliano Editore, 2010 (historical review about European prisons from 1600 to 1945 after the World War II).

WORKS AND COLLABORATIONS

Co-author works and projects:

Penne Armate, Rose e pallottole, Matisklo edizioni, 2016 (poetry collection);

Antologia proustiana, 2016, Treni, a cura di Roberto Maggiani e Giuliano Brenna (fiction and poems collection);

Futurismo Renaissance, D-Editore, 2016 (e-book project);

WRITER, PUBLISHER, THEATRE REVIEWER COLLABORATIONS AND PROJECTS:

Writer and Publisher for online magazines and blogs (“Bartolomeo Di Monaco”, “Sul Romanzo”, “Asino Rosso”) about classical literature and ancient history (2006 to 2015).

Theatre Reviewer and Writer for the Newspaper “Vespertilla”, Italy (2008 to 2012).

Writer and Reviewer for the Newspaper ”La Voce dell’Isola”, Italy (2013).

Experimental and psychological humor fiction Io vedo! from the book “L’occhio clinico” published with the Magazine Notabilis in Sicily (2011).

Collaboration to the anthology “Nuova oggettività”, La Carmelina Edizioni (2014).

Collaboration with the newspaper “Bibbia d’Asfalto, Urban poetry on the road” (2015).

AWARDS AND POETRY PRIZES:

June 2017’s Winner of the the literature competition Agenda letteraria Il Vajo del libro Awards with the poem Englishgiugno;

Critics’ Award for the literature competition Il Parnaso, Premio Angelo La Vecchia 2017 with the poem “Musica abortita”.

ART EXHIBITIONS in U.K.

Rayleigh Windmill Art Exhibition (2nd – 19th April 2017) oil paintings, mixed media and books

Ziferblat (London) Art Exhibition and Mary’s Book Launch, 20 June 2017, 7 pm.

Sinossi:

La Stella Nera di Mu è un loop. In un certo senso è un romanzo atemporale “senza capo né coda”, perché il capo corrisponde alla coda in un circolare ritorno, in un processo identificativo in cui perfino il tempo si personalizza, fermandosi su uno scranno ad osservare gli eventi. La polpa di quest’immagine tonda è data da plurimi polisemantici universi contenuti uno dentro l’altro che poi pervengono a risultati speculari. Il protagonista è l’anarchia, elemento principe della narrazione su cui s’innestano i vari personaggi come spilli su un cuscino. La trama è misticanza di surreale e realtà del passato e del presente. Tali rappresentazioni appaiono deformate in simboli riferiti costantemente ad un oltre metafisico che acquisisce carne e sangue come entità reale sia pur extraumana. Il movente dell’azione è il potere in nome del quale si versa sangue innocente.

La storia si dilata nello spazio temporale di una potenziale caduta sulla Terra di Sopra che offrirà occasione e strumento per cantare la canzone di Mu e della sua capitale Dailorg, roccaforte della libera Terra di Sotto i cui abitanti possono morire, ma non invecchiano mai perché le cose eterne non mutano nel senso tradizionale del termine. Il male, incarnato dallo stregone che batte le rane, violerà con l’arte della magia nera, attraverso la porta del dubbio, il parallelismo tra i mondi. Il perlaceo sentiero della Grandi Madri generatrici di Mu, tremerà all’insediarsi di un ordine fallocentrico e statalista, i cui soldati saranno schiere di morti. La resistenza muana, tuttavia, svelerà risvolti imprevisti, superando l’Inconoscibile Oltre fino alla prospettiva filosofica dell’antimateria.

Reviews

  1. Claudio Piras Moreno

    La stella nera di Mu

    Black Wolf Edition & Publishing Ltd

    Prima di entrare nel merito del libro appena letto vorrei fare una piccola premessa. Quella che seguirà non vuole essere una recensione. Per me le recensioni non esistono più. Oggi ci sono troppi rapporti di interesse tra chi recensisce e chi fa arte, tra critici e artisti, perché ci possa essere obiettività; e comunque l’arte è qualcosa di astratto, difficile da valutare se non pure da riconoscere. Si possono solo esprimere impressioni e annotare elementi oggettivi riscontrati. Questo mi limiterò a fare per La Stella nera di Mu: primo perché conosco l’autrice e secondo perché non ritengo importante sapere se il libro mi sia piaciuto o no, ma solo sapere se è scritto bene e se ha dei contenuti, e se sì, quali. Per quanto riguarda la scrittura posso dire che l’autrice ha un’ottima padronanza della lingua italiana e scrive in modo scorrevole e ricco. Questo è facilmente verificabile, basta leggersi anche solo l’anteprima. Perciò passiamo subito ai contenuti.
    La Stella nera di Mu narra di un fantomatico “Mondo di sotto” riprendendo e facendo proprie le teorie della Terra cava e il mito di Agarthi. In questo mondo, chiamato Mu, vigono regole opposte al nostro e tutto è come riflesso al contrario. Mu è un luogo privo di governi, di vere e proprie leggi, senza una religione, dove i cittadini vivono in una quasi perfetta armonia e pace. A minacciare questo stato di cose è Scuro, uno stregone del mondo di sopra che vorrebbe entrare a Mu per conquistarlo e trasformarlo in una copia del suo mondo; egli vuole eliminare l’anarchia, il potere delle madri, e insediarsi come capo assoluto. Scuro vuole creare una società distopica alla Orwell aggiungendovi alcune caratteristiche del mondo nuovo di Huxley: come la superficialità, il culto della bellezza e del denaro. Vuole ribaltare la società muana per farla diventare simile a quella della Terra di sopra, che è già la perfetta sintesi delle società che i due scrittori appena citati, avevano ipotizzato. Ma prima Scuro deve cancellare il culto della dea Madre e istituzionalizzare quello del Dio unico e Padre; cancellare il baratto e portare la moneta, abolire l’anarchia e instaurare la “Democrazia”, fondare una Repubblica muana. Insomma, creare un mostruoso Leviathano e nutrirlo con le personalità dei muani, che in esso si annulleranno. E lui nel mentre acquisirà il vantaggio non trascurabile dell’immortalità. A opporglisi ci sono solo la Stella nera di Mu, ovvero Luce (che succede a Hilde), e alcuni suoi fidati amici. Ma in Luce sin dalla nascita si è insinuato il dubbio, “Forse il sistema è imperfetto”, e da un’incertezza nel battito del suo cuore si è aperto un varco. È da lì che il temibile signore Oscuro cerca di passare.
    In questo libro tanti sono i riferimenti, velati o meno, alla politica passata e recente, e a eventi accaduti. Questi ultimi vengono presi come simbolo delle ingiustizie e delle prevaricazioni che l’uomo ha sempre subito nella sua storia dai più forti (o dai poteri forti). Insomma, questo romanzo, come nella migliore tradizione dei romanzi distopici, è una critica della società in cui viviamo.
    Nel testo ci sono continui riferimenti mitologici e filosofici. Più ispirati alla filosofia e mitologia orientale che a quelle occidentali e classiche. Difatti il mito di Agarthi ha le sue origini in India: sarebbero lì le porte di accesso al Mondo di Sotto. Tuttavia nel libro si parte dalla teoria degli opposti di Eraclito, così cara alla nostra cultura occidentale, ma non a quella dei muani e degli orientali, per arrivare a Hegel. Fin dalle prime pagine si evidenziano le contrapposizioni tra la nostra società e quella muana, così come tra il nostro pensiero e il loro. A Mu anima e corpo, o se vogliamo “spirito e materia”, come nella filosofia orientale non sono elementi opposti, ma due parti di un tutto. Tutto che soggiace alle leggi che governano l’universo, e tra queste ci sono anche quelle quantistiche, dove gli opposti spesso rappresentano un diverso momento di una stessa cosa. In questo libro la meccanica quantistica si fonde con la filosofia orientale, come nel Tao della fisica di Fritjof Capra.
    «La regressione permetterà la progressione, perché soltanto chi ha visto il fondo può trasmettere ad altri la vita. Soltanto chi conosce il buio può capire la luce. L’indietro è l’avanti, il passato è il futuro. Il presente vivrà a Mu in intima connessione con ciò che è stato perché la memoria e la carne resistano insieme, perché il tempo morto fiorisca nel presente vivo, evitando la marcescenza della memoria.»
    Richiami a Freud:
    «Sei l’oscuro desiderio che non si rivela se non nei voli pindarici del sogno. Sei l’istinto, la bestia che preme i suoi artigli naturali e affilati contro l’ipocrita artificio della buona educazione. Sei il dente che morde e fa sanguinare la carne dell’apparenza convenzionale. (…) Subconscio, così ti chiamano.»
    La riflessione su dio, l’androgino, per quelli del Mondo di Sotto, porta a una riflessione critica su ciò che per tanti è la fede:
    «Prima ho detto che ho reminiscenza dell’Androgino, ma non è vero. Ripetevo le parole del libro, quello che ci hanno insegnato da generazioni. Sempre la stessa storia. Ripetere e non sapere, senza riflessione.»
    Da qui Hilde giunge a Nietzschiane conclusioni, definite con la classica affermazione che “dio è morto”, poi rilanciata sostenendo che non è mai esistito:
    “Credo soltanto nel niente con la minuscola. Credo nel non-divino, nell’assenza, nel vuoto il cui valore è pari a zero».
    L’ombra ride: «Il vuoto? Perché?»
    «Perché posso riempirlo con ciò che voglio e la volontà è potenza che attende di trasformarsi in atto. Avrei dovuto andare nell’Inconoscibile Oltre. Ci sono andata vicina, sai, ho sfiorato l’abisso. Ora sento un vuoto indicibile».
    “Andiamo a riempire questo vuoto di senso allora. Non sai forse che nella Terra di Sotto chiamata Mu Dio è morto? Anzi non è mai nato, se vogliamo essere precisi.”
    Luce riesce a vedere oltre l’apparenza, oltre il velo di Maya. Vede la realtà per com’è e non per come illusoriamente appare a noi umani.
    Mu è una società perfetta, alla stregua della Repubblica di Platone, della Città del sole di Tommaso Campanella, o di Utopia di Thomas More, un paese della cuccagna, ricco e con cittadini virtuosi; proprio come quelli delle altre utopie appena nominate. I muani sono immortali come gli appartenenti allo “Stato Sociale Amaranto” del famoso libro di Jack Vance: solo un evento traumatico può ucciderli, giacché non invecchiano e non soffrono malattie.
    “Non ci sono tribunali a Mu, niente avvocati, né lunghi e costosi processi. I ladri non esistono, dato che ruberebbero a se stessi. I beni sono di tutti e rubare non avrebbe senso. In ogni caso chiunque si macchi di qualche reato diventa orripilante e deforme, e la sua deformità è tanto maggiore quanto più grave è il reato. Il colpevole di omicidio diviene mostruoso, dopo che il morto ha assorbito tutte le sue energie positive.”
    La Stella nera di Mu è tutta una metafora sulla vita, sulla nostra società e su quelle possibili, suggerisce di non uniformarci, non accettare senza spirito critico ciò che ci viene detto o imposto. Ci invita a mettere sempre in dubbio tutto, persino quando è rischioso farlo. Perché l’accettazione cieca e il conformismo sono da persone mediocri prive d’identità. Persone assoggettate a una società precostituita da altri e che accettando tutto perdono il libero arbitrio, si confondono nella massa. Il romanzo ci rammenta una verità che la storia ha evidenziato tante volte: un alto numero di persone che sostengono un’idea non ne determinano la correttezza (pensiamo alla Germania nazista). La verità delle cose sta più nella continua ricerca, nel porsi sempre e comunque delle domande e nell’avere dei dubbi, che nell’affidarsi a verità date.
    È il dubbio, e quindi la ricerca della sua soluzione, il vero motore della storia, ciò che ha sempre stimolato il progresso. Così l’uomo avanza ed evolve! I muani/umani sono coloro che si fanno dire la verità dagli altri, singole persone adagiate nel conformismo pasto delle masse. Invece la Stella nera di Mu con il suo dubitare ha iniziato un processo di crescita. E anche se attraverso lo strappo prodotto da quel dubbio, Scuro può entrare a Mu, ne è valsa comunque la pena.
    In tutto il libro una serie di disegni opportunamente posizionati riassume la parte letta. Sono disegni stilizzati, volutamente deformi, grotteschi. Come se l’autrice nei disegni avesse voluto mostrare quanto la percezione umana della realtà possa essere distorta rispetto a ciò che rappresenta. Disegni dove persino ciò che è bello appare brutto, dove la perfezione si fa imperfezione, le estremità si allungano inverosimilmente, talvolta storpiandosi senza chiudersi; e dove si ripetono simboli. Quella è la realtà che vediamo, ma che è infinitamente più bella.
    Allora cosa rappresenta questo libro? Oltre a una critica della società in cui viviamo, dei suoi falsi valori, dell’illusoria libertà in cui ci fa vivere, dell’omologazione del pensiero che ha generato, unita alla disumanizzazione a favore del narcisismo, al culto dei soldi e dell’apparenza, il libro è un inno allo spirito creativo, al non conformismo, alla ribellione contro tutto ciò che priva l’uomo, in modo diretto o indiretto, della sua identità, umanità, libertà e creatività.
    Il romanzo esula da una semplicistica catalogazione a romanzo fantasy o filosofico. La Stella nera di Mu è molto di più, abbraccia tanti generi e li comprende tutti. La protagonista, infatti, alla fine del libro non è più Luce, ma l’ispirazione creativa. Grazie al dubbio Luce è riuscita a superare i propri limiti: quelli suoi e quelli imposti dall’esterno. E così dovremmo fare tutti noi per rendere migliore e più piena la nostra vita, grazie alla libertà d’immaginare, determinare noi stessi e quel che siamo o vogliamo essere; vincendo le costrizioni sociali che tentano di annullare il nostro libero arbitrio. Tra queste anche la religione, lo Stato e la morale comune. Infatti è stata l’immaginazione a decidere il finale di questo libro. Come è stata la libertà di immaginare – contro ogni forza conservatrice che gli si è opposta nell’arco della storia – a far giungere al grado di progresso intellettuale e tecnologico in cui ci troviamo oggi; a far sì che venissero raggiunti risultati artistici impensabili prima. E deve essere questo spirito di immaginazione a liberarci dalle catene che ci siamo costruiti nei secoli per limitarci, per giustificare l’ingiustificabile, ovvero le ingiustizie della società in cui viviamo.

  2. Mariano Grossi

    Chi conosce la Mary Blindflowers saggista e poetessa, chi si è confrontato con le sue attitudini spiccatissime di capillare ricercatrice e collazionatrice di testi allo scandaglio di autonome rielaborazioni delle tesi interpretative di autori e fenomenologie storico-letterarie, ovvero con le sue sperimentazioni linguistiche e concettuali nella creazione lirica, forse si stupirà di scoprire un’ulteriore sfaccettatura di questa poliedrica scrittrice, leggendo “La stella nera di Mu”, vicenda in cui traluce tutto il pirronismo che permea la concezione globale delle sorti umane di questa valente compositrice contemporanea. La rigorosità dell’analisi e la stringente e aderente rielaborazione sintetica dei suoi saggi lasciano il posto ad un elaborato fantastico in cui, però, s’intravede a luci nitidissime il sostrato filosofico del “credo” della scrittrice, saggiamente paludato attraverso la simbologia storica dei personaggi della trama, costantemente accattivante e altamente mimetica pur nei tratti diegetici che fisiologicamente vi si alternano.
    Tutto si origina in un effluvio di semantica luminosità nel mitico mondo delle Grandi Madri, l’agognato predecessore della congrega fallica che ha dominato la storia umana, e via via il lettore avverte, nell’abbinamento di onomastica e parentele buie e bellicose a tale bagliore, che il tessuto connettivo della storia è un intelligente gioco ossimorico e antitetico inseguito dalla Blindflowers per tutta la narrazione la cui akmé giunge proprio all’atto della conoscenza dell’oscurità, mitologico parto del Chaos e consanguineo della Notte, in un controcanto a mio avviso studiatamente ricercato per fare il verso al passo giovanneo “e gli uomini preferirono il Buio alla Luce” (Giovanni, III, 19), riflettendo etimologicamente la contrapposizione fra i due mondi di cui parla il testo, divisi da una sorta d’abisso, di voragine, il cosiddetto Inconoscibile Oltre (tale è il significato originario di Chaos, il baratro), allorché dalla luminosità si distaccherà l’umbratilità, semanticizzata nella divinità dell’indecisione, del defilamento e del mistero. E mistero è tutto il rituale che sigilla l’ingresso stregonesco nel mondo delle Grandi Madri, in un’evocazione di date e nomi che semanticamente timbrano come zenit dell’orgia di potere eventi storici della repubblica italiana che il lettore attento individuerà sorprendendosene.
    Altamente simbolica è l’immagine dell’unico tramite per il travaso dei due mondi: la pura razionalità cerebrale di uomini scevri dal gravame pulsivo della massa degli umani: coloro che vogliono possedere fallocraticamente Mu debbono servirsi della fattispecie di un angelo custode.
    Così come vibra di note creativamente antinomiche al vissuto ordinario dell’idea umana di lutto e di morte il passaggio descrittivo delle realtà cimiteriali di Mu, laddove la luce si staglia antitetica alle tenebre caratterizzanti l’aura concettuale del decesso umano: “La melodia si diffonde destrutturando il reale, ipnotico disegno d’assenza. Il suono buca l’istinto indifferente del giorno, recide le arterie del tempo”: sono tratti che il lettore accorto non può non giudicare lenitivamente e staticamente lirici, isole poietiche nel tessuto altamente mimetico del racconto; in essi l’autrice realizza una scaltra cesura ritmica, sempre giocando sull’equilibrio dei contrapposti che costituisce il filo forte della sua rappresentazione. Melodia, ipnosi, reale, assenza, indifferenza, ematicità. A testimonianza di una versatilità compositiva non indifferente e sempre aderente all’assunto narrativo, all’idea ispiratrice basilare del testo.
    Tutto è liaison des opposés nella “Stella Nera di Mu”, a partire dagli abbinamenti urbanistici che ricercano pervicacemente la costante armonia dei contrari. Perfino il passaggio altamente semantico nella generazione della protagonista dal buio profondo alla luce abbagliante si fisicizza nell’onomastica della sua consanguineità, giacché tutto è sema e symbolon in questo lavoro letterario e di una elasticità ermeneutica polivalente e capillarmente studiata, in quanto l’autrice nelle scelte dei nomi nulla lascia al caso. E così cangiante e plurinterpetrabile è il vocabolo che indica la capitale del mondo delle Grandi Madri (i cui abitanti sono così diversi e distanti dagli umani che basta un’inversione nell’incipit del termine che li indica per metterli in antitesi): Dailorg, in cui pare rintracciabile la radice inglese di Daily Organization, l’organizzazione quotidiana, ma che in anagramma rende rinvenibili un nome (Gradoli) che non potrà non evocare immediatamente al lettore sinistre memorie medianiche estremamente rappresentative della cosiddetta “notte della repubblica”, ovvero termini come Dialogo e Ordalia, uno così razionale e l’altro così misterico. È in anemosteresi Mu, non conosce vento, l’elemento scompaginatore tipicamente terrestre non esiste, quasi a temere le dinamiche tipiche e consuete della vita degli umani. Ogni personaggio del libro ha un’onomastica significativa e ammiccante, a partire dalle personificazioni mitologiche classiche della determinazione ribelle ed incoercibile fino a quelle della mitologia meso-americana dell’oblio.
    Eppure, nel libertario ed autarcico mondo di Mu, regolato dal potere positivo antifallico della Grande Madre, vi è spazio per la scepsi: perché condannare un omicida prima di vagliare l’ipotesi della legittima difesa? E forse proprio la ricerca di tali risposte, la fessura del pirronismo, causerà il disastro e la commistione con il contropotere umano, una sete di conoscenza che ciclicamente potrebbe significare perdizione, incarnandosi nel colloquio responsoriale con l’emblema anarchico delle vittime del potere: lì si fa strada il dubbio e la corrosione del martellamento socratico del “sapere di non sapere” turberà la protagonista esponenzializzando le sue incertezze all’apparire del secondo simbolo della ribellione alle ipocrite cariatidi delle convenzioni umane.
    L’autrice ricerca sapientemente la rispondenza semantica negli atti dei due mondi e dei rispettivi primi attori, talché la strada che lastrica il dubbio della protagonista si caratterizza d’identiche e opposte percussioni, battiti che antiteticamente dileguano e rievocano l’ombra scettica della figura di spicco, la sua umbratilità indecisa, defilata, misteriosa.
    Ma quando la scrittrice definisce anti-romanzo la sua opera, dà l’idea di un chiaro messaggio tra le righe ai suoi lettori: la vicenda, come già detto, partendo da una nozione di essenziale rifiuto della logica fallocratica che il potere maschile ha seminato nel mondo, abbraccia, colle sue allegorie e le figurae impletae disseminate nella trama, tutta una storia politico-religiosa che ha caratterizzato il Paese, per cui il narrato, agli occhi di chi ne ha intessuto trama e ordito, non pare assolutamente novellistico, ma una chiara lettura trasfigurata degli eventi ed un suggerimento a invertire la rotta dipingendo un mondo pregresso antinomico all’orgia del potere. Non v’è a mio giudizio alcuna valenza fantastica (nonostante le apparenze dell’ambientazione), né sentimentale, né storica, né politica, né satirica nella storia apparentemente, molto apparentemente inventata dalla Blindflowers; vi è bensì una forte meditazione (tipica della saggista) sull’eziogenesi della deriva diacronica del mondo a misura di maschio svuotato definitivamente dell’ansia di ricerca e di indagine sul perché delle cose e sulla loro origine.
    Scartavetrando la crisalide di fantasia in cui la storia s’inviluppa, il lettore scopre una valenza molto più saggistica e precettiva rispetto a quello che la lettura suggerisce a tutta prima. E direi che proprio questa natura apparentemente recondita del libro di Mary Blindflowers costituisce il ribadito sigillo dell’originalità di questa autrice.

    Mariano Grossi©

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