La “scacchiera” della domus de Janas

La "scacchiera" della domus de Janas

La “scacchiera” della domus de Janas

La "scacchiera" della domus de Janas

La “scacchiera” della domus de Janas, disegno di Tiziana Fenu©

 

Tiziana Fenu©

La “scacchiera” della Domus de Janas di Pubusattile

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La scacchiera della necropoli della Domus de Janas Pubusattile, a Villanova Monteleone (SS), sta in una zona chiamata tomba 7, all’interno della quale ci sono altre decorazioni, come le 7 spirali rosse, lunghe fino a 70 cm, e i fregi rossi ondulati.
Al fianco della scacchiera ci sono 6 motivi ondulati serpentiformi, e nel lato maggiore della camera funebre ci sono protomi taurine scolpite, e il soffitto è reso come se fosse composto da assi di legno dipinte di blu e di bianco.
Un dromos scavato nella roccia che conduce ad una tomba abbastanza grande, con tre celle laterali e risalente al neolitico del 3800 a. C. – 2.900 a.C., e riferibile alla cultura di San Michele di Ozieri (considerata la prima grande cultura Sarda, caratterizzata da un notevole progresso sociale e culturale).
Le Domus de Janas sono luoghi idonei alla vita dopo la morte, quindi estremamente sacrali. Sono anche luoghi di guarigione, di passaggio alchemico in un’altra dimensione.

Vorrei soffermarmi sul significato dalla parola “sigizia”, in quanto verrà applicato alla simbologia della scacchiera.
Sigizia in campo astronomico indica un allineamento di 3 o più pianeti sulla stessa ipotetica linea retta, ma in campo Alchemico e gnostico, indica anche la ricomposizione dei contrari, il matrimonio sacro ierogamico della coppia.
Indica la coppia di eoni ( le Monadi, gli esseri intermediari tra Dio e il mondo) complementari, secondo il modello “maschio e femmina”, in una ricomposizione “Sole e Luna” “e di opposti in generale, che riconduce all’originario androgino.
Questo aspetto della sigizia ritengo sia basilare per l’interpretazione della scacchiera della Domus di Pubusattile.
Straordinaria è l’attenzione che gli antichi sardi hanno sempre dedicato in ogni loro manifestazione artistica e architettonica, all’equilibrio energetico degli opposti, del maschile e del femminile, da straordinari alchimisti quali erano.
La Scacchiera, indica nel suo insieme, la sacra unione tra la Dea Madre e il Dio Toro.
Insieme, sono gli artefici della creazione sulla terra.
Otto quadratini, distribuiti su 8 righe verticali e orizzontali. Per un totale di 64 quadratini, di cui 32 Bianchi e 32 Rossi alternati.
Una perfetta sintesi armoniosa conseguente all’equilibrio degli opposti.
Perché ripetere i quadratini 8 volte per riga orizzontale e verticale?
Perché l’otto è un numero dell’Infinito, di congiunzione tra cielo e terra. Perché 8 furono, secondo la cosmogonia mitologica, i primi umani semidivini sulla terra, quattro coppie di ermafroditi di cui Nun, il semidio con la testa di rana, e Nunet, la sua compagna (la semidea con la testa di serpente), che rappresentano i creatori delle prime Acque Primordiali (la Sardegna è tutta incentrata sul culto delle acque) e del caos creatore.
Otto sono i componenti delle 4 coppie di sostanza Divina, dello spirito e della materia, del maschile e del femminile, del divino che scende nella materia.
Otto sono i quadratini uniti a due a due, come una coppia ( rosso/ bianco) e formano la sigizia di base dalla scacchiera.
Il moto divino eterno che scende nella materia, nella vita, nell’elemento femminile che accoglie e che è esemplificato anche dalle 7 spirali rosse di 70 cm di diametro, presenti nell’altra parete, e pare che 70 cm sia l’altezza della Domus internamente.
Il 7 è un numero importante, perché composto dal 3 che rappresenta la divinità, l’aspetto spirituale, più il numero 4, che rappresenta la materia, il piano fisico.
Gli Antichi Sardi sapevano bene che si consegue un equilibrio con la congiunzione degli opposti.
È ciò che mantiene la salute , è l’equilibrio umido/secco, freddo/caldo, ecc.
Il predominio di una di esse genera la malattia.

La figura base che esemplifica l’ equilibrio degli opposti è la Sacra Vescica Piscis, di cui si può parlare anche a proposito del Pozzo di Santa Cristina che ne rappresenta simbolicamente il perfetto equilibrio energetico.
I due campi energetici, visualizzati con i due cerchi, creano un terzo aspetto, che è la mente creatrice, il demiurgo.
Due energie maschile e femminile che intersecandosi formano i due triangoli, il maschile e il femminile (ma anche due quadrati attaccati).
Una losanga, un rombo che indica la creazione, la vulva femminile.
Due triangoli che se sovrapposti, con le punte l’una opposta all’altra, formano la stella di David a sei punte, la stella della creazione, dove gli Opposti finalmente si uniscono.
È una stella a sei punte anche la stella usata per celebrare la Sartiglia, che si tiene ogni anno in occasione del carnevale di Oristano a febbraio.
La Sartiglia è un’antichissima tradizione, la cui finalità della manifestazione, è infilzare, soprattutto da parte del “su componidori” a cavallo, quante più stelle possibili in segno di buon auspicio per l’abbondanza del raccolto.
Su Componidori, la figura centrale di tutta la manifestazione, è una figura sacrale altissima, è il capo supremo della corsa, investito da un’aurea sacrale che non gli consente, dopo la vestizione ad opera de “is massaieddas”(delle figure femminili), nemmeno di toccare più il terreno con i piedi.
È un sacro umano androgino, la cui maschera Bianca indefinita non rivela la sessualità, e il suo potere divino, che gli viene donato durante l’investitura, che è anche il potere di impartire benedizioni, per tutto lo svolgimento dalla Sartiglia.
Su Componidori è una sigizia vivente, poiché celebra con la sua semidivinità androgina, l’unione degli opposti, necessaria per la creazione, esemplificata da quel trofeo dorato che è la Stella a sei punte , che indica un’altra sigizia simbolica, un’altra unione tra femminile e maschile, feconda e beneaugurante per il raccolto.

L’unione di due opposti complementari, è la base di ogni creazione.
È la base della Vesica Piscis, così come il quadratino rosso, alternato con quello bianco, della scacchiera, sono insieme la Monade originaria della sigizia creatrice.
Il quadrato è una forma metrica basilare, perché è legata alla materia con i suoi 4 elementi, aria, acqua, terra e fuoco.
Osservando la scacchiera salta subito agli occhi una cosa fondamentale. Cioè come i sardi avessero capito benissimo che la creazione, l’espansione, avvengono attraverso la moltiplicazione.
Ed ecco quindi, che creando una ripetitività del nucleo, della sigizia (quadratino rosso e quadratino bianco), per quattro volte, per quanti sono i 4 elementi della natura, sia in senso orizzontale che in senso verticale, hanno creato un’altra dimensione spaziale, non più terrena, ma virtuale, dentro la quale l’anima del defunto potesse ritrovare un nuovo spazio ultraterreno familiare, per così dire.
Un microcosmo riprodotto nella parete, con una valenza energetica potentissima.
Un “otto moltiplicato otto”, che segue la scansione della “legge dell’ottava”, è la scansione energetica della Creazione in natura, secondo la quale tutto in natura risponde a precise leggi fisiche vibrazionali e armoniche, dal momento che tutto l’universo è fatto di energia, compresi noi, e quindi anche la nostra esistenza vibra all’interno di ottave di frequenza.
La legge dell’ottava è la seconda delle tre leggi cosmiche fondamentali perché genera, regola e interconnette il posto di tutti i processi in qualsiasi Scala.
Questa legge dell’ottava che regola la nostra esistenza e tutti fenomeni che li circondano, è detta anche la “legge del sette”, perché il numero 7, è un numero altamente esoterico.
Attraverso il 7, esso si esprime la globalità, l’universalità, l’equilibrio perfetto, e rappresenta un ciclo compiuto e dinamico.
Nell’antichità era considerato il simbolo magico e religioso della perfezione, poiché era legato al compiersi del ciclo lunare (il femminino), e la suddivisione in sette la possiamo riscontrare anche in tanti aspetti della nostra vita quotidiana (i giorni della settimana, le note musicali, i sette chakra ecc.).
Sette” come numero molto ricorrente, che ci fa vedere come la natura e l’energia siano regolate da una proporzione ben definita e ci fa capire come funziona lo sviluppo della frequenza di vibrazioni ascendente o discendente, e come queste frequenza vibratoria del 7 (o dell’Ottava) disposta lungo una scala armonica, la si capisce bene quando la si applica alla musica.
Facendo un esempio, sulla note musicali, sappiamo che le note della scala musicale sono 7 ( do re mi fa sol la si do) ma subito dopo il “sì” troviamo un “secondo do”.
Naturalmente è la stessa nota del primo do, ma si trova ad una frequenza vibratoria doppia.
Questo “secondo do” rappresenta l’ottava Superiore, cioè è uno schema di 7 note che si ripete in un Piano più elevato.
È proprio una legge, non solo musicale, ma universale, che troviamo ovunque.
“Ottave” quotidiane possono essere il “seme /germoglio /albero”, oppure “bambino/ adulto/ anziano”, oppure ancora ” ghiaccio/ acqua/ vapore”, ecc.
Sono esempi che dimostrano tutto un susseguirsi vibrazionali in espansione, nei quali ci possono essere anche cali di energia, che sono chiamati “ottave basse”.

Non sono discorsi astratti.
Ogni progetto di vita segue sempre la “legge del sette/dell’ Ottava”.
È fisica quantistica. Nikola Tesla diceva “se si vuole scoprire il segreto dell’universo, si deve iniziare a pensare in termini di energia, frequenza e vibrazione”.
E io trovo assolutamente straordinario, ai limiti dell’incredibile, e mi inchino davanti a tanta consapevolezza, che 6000 anni fa, un essere umano, uomo o donna che fosse, abitante della Sardegna, abbia potuto creare, attraverso la “scacchiera” e le spirali, una composizione armoniosa, e vibrazionalmente molto dinamica, scandita dalla legge dell’ottava, rappresentata dalla scacchiera e dall’importanza del 7, rappresentato dalle 7 spirali rosse, con lunghezza di 70 cm.
Come se avessero creato una dimensione virtuale, una rappresentazione grafica energetica, una nuova dimora dell’anima, dopo la morte, che attraverso la moltiplicazione della sigizia (la coppia rosso/ bianco dei 2 quadratini), per 4 volte, quindi per i quattro elementi della terra in senso verticale e orizzontale, ritorna alla dimensione dell’Uno, del perfetto equilibrio (e infatti, anche moltiplicando 8 x 8, abbiamo un 64, che ancora sommato diventa, 10, e quindi Uno).
Il quadrato è il “4”, la radice ideale di tutti i numeri e di tutte le cose sul piano fisico, generato dalla Madre Sacra di tutte le figure, la Vesica Piscis.
Il rettangolo, formato dal quadratino rosso più quello bianco, invece è la perfetta Unione e l’armonia sul piano spirituale, e per Genesi successiva, si ottengono altre coppie ( sigizie) di quadrati.
Infatti, accostando due quadrati, si ottiene un rettangolo, i cui lati sono di “1 : 2”, cioè sono in un rapporto, di Ottava, rappresentato musicalmente dalla nota musicale Do, quindi sono un rapporto perfettamente armonico di Madre e Padre creatori della legge dell’Ottava, in un perfetto ed equilibrato rapporto aureo.
Creazione che si ottiene duplicando e moltiplicando
Quindi la scacchiera (motivo decorativo presente in molte epoche e culture, che poi si è concretizzato in un passatempo ludico rappresentativo del microcosmo regale del Re e della Regina) rappresenta un microcosmo virtuale di espansione creativa verso l’infinito rappresentato da quella ripetizione per 8 volte (4, se consideriamo la sigizia) che rappresenta l’infinito
Le spirali rosse decorative indicano questo passaggio avvenuto, di congiunzione tra materiale e spirituale, impostate sul numero del 7 che indica magnificenza dell’Unità tra Cielo e terra.

Al fianco alla scacchiera ci sono 6 motivi ondulati serpentiformi.
Il numero 6 indica Unione del maschile e del femminile, è il numero della Creazione come Unione degli Opposti, e rappresentato in questo modo, con i motivi ondulati, è dinamico, in movimento.
In espansione attraverso quell’Universo virtuale della scacchiera, dilatato verso l’infinito e verso il ritorno all’unità primordiale dell’Uno
La stessa scacchiera ha 60 cm di lato. Quindi un “6” che ritorna anche nelle dimensioni.
Il colore rosso e bianco dei quadratini della scacchiera, richiamano le due polarità femminile e maschile.
Il rosso dell’ematite ferrosa, molto usata in epoca preistorica, è il colore della Dea, richiama il sangue, la nascita, la morte, il mestruo, la ciclicità, le fasi lunari associate al ciclo mestruale e al ciclo delle messi.
Il rosso è onnipresente nell’ipogeismo sardo ed europeo di quell’epoca e anche le spirali sono il simbolo comunque della Dea.
Il bianco rappresenta il dio Toro. Anche il sacro Toro Api egiziano, aveva delle macchie ben precise sul corpo, e un triangolo bianco sulla fronte.

Anche il Tao è improntato con i colori del bianco e del nero ( il nero è un’evoluzione del Rosso primitivo) l’uno che contiene l’altro, lo Yin e Lo Yang.
Questa sigizia primordiale dell’ “1 + 1″ della scacchiera, si ripete quindi fino a formare un”Uno” completo ( 8 x 8 > 64 > 6 + 4 >10 >>Uno) che rappresenta l’Uno primordiale, il dio supremo, la Monade che secondo Pitagora era il punto invisibile, quello che giaceva nel più assoluto silenzio.
E pensando a come fosse sacro l’ambiente delle Domus de Janas, che accompagnava verso una nuova dimora dopo la morte, immagino la sacralità del silenzio che doveva esserci.
Un silenzio pregno di significati e simbologia, come un portale dimensionale, dove la forza della sacralità, e la dolcezza nel contempo, erano amplificate da questi simboli sulle pareti, che agivano da traghettatori e trasmutatori simbolici.
Questo nuovo tempio virtuale (non mi piace tanto, la parola scacchiera, non la trovo consona all’autentica simbologia, preferisco “tempio”, questo nuovo tempio dell’Anima), questa nuova dimora, dopo la morte, che è rappresentato da un quadrato di 60 cm di lato (tra l’altro 60 x 60, fa 360, e il 3 + 6 fa 9. Il 9 simboleggia la chiusura di un ciclo, un ciclo terreno. È l’inizio di un altro ciclo ultraterreno, nel quale l’anima si espande verso l’infinito attraverso quelle 6 onde laterali).
Il numero 6, il sole e la luna, il maschile e il femminile finalmente Uniti.

Il 6, oltre che rappresentare l’unione degli Opposti, rappresenta anche le sei direzioni dello spazio (i 4 punti cardinali, più l’alto e il basso), in espansione totale, verso il riempimento spaziale.
Infatti il 6 è la cifra biblica della creazione che fa da mediatore tra il Principio e la Manifestazione.
Nei testi buddisti l’universo viene rappresentato come una tavola di “8 x 8” riquadri, e il numero 64 è considerato il numero dell’Unità Cosmica, nel quale questi riquadri sono fissati tra di loro per mezzo di una corda d’oro.
La griglia con 64 quadratini, sarà anche la piattaforma sacra per rappresentare graficamente la “griglia delle vibrazioni” del Sacro Kamasutra, ma di questo ne parlerò in un altro articolo.
Il quadrato è come un recinto sacro, la base del tempio, fondamento della congiunzione dei quattro elementi, dei punti cardinali.
In epoca molto più tarda, il quadrato perfetto per eccellenza fu rappresentato dal quadrato di Sator, un’iscrizione Latina databile attorno al 185 d. C.
Cinque parole con 5 lettere ciascuna, un testo palindromo dove le 5 parole si ripetono se lette da destra a sinistra e viceversa o dal basso verso l’alto e viceversa, con al centro la parola TENET che forma una croce palindromica (somiglia anche alla parola Tanit). “Sator /arepo /tenet/ opera/ rotas”.
Dove è possibile all’interno del quadrato, leggere e scrivere la stessa parola in quattro direzioni diverse
E questo è possibile perché esiste una simmetria centrale rispetto alla lettera N, lettera che rappresenta il Nous (l’intelletto divino) e il Numen (la volontà divina).
Ma anche in termini cosmogonici, corrisponde al primordiale significato di “pesce”, simbolo della Grande Madre (come il Nun e il Nunet, la prima coppia androgina semidivina, creatori delle Acque Primordiali e del Caos).
Sator significa Seminatore, creatore, o come Saturno, il Dio delle messi.
Arepo forse carro o aratro, o un piccolo attrezzo come un falcetto, del Dio Saturno, dio dell’agricoltura.
Tenet nel senso di “regge” e “guida”.
Rotas nel senso di ruote, le ruote del destino.
Opera come cura, oppure come opere.

Questa Centralità del segno della Nun, la troviamo nella scrittura nuragica, già le periodo del sec. XVI a.C., secondo il prof. Sanna (ma anche secondo altri studiosi che affermano l’esistenza di un vero e proprio alfabeto nuragico, e di conseguenza anche di una particolare forma di scrittura un po più indipendente rispetto agli altri alfabeti).
Il prof. Sanna in particolare, afferma la centralità del segno della ” N”, che è un acrofonia di Nahas ( serpente) che troviamo nella scrittura nuragica documentata con oltre 300 documenti, e che, affiancata alla lettera “resh”(la R in latino), diventerebbe “Nur” e significherebbe “luce”.
Ed è straordinario pensare che proprio questa lettera presentata da un simbolo grafico serpentiforme, che poi diventerà la N in epoca Latina, la N centrale del quadrato perfetto di Sator, sia stata in epoca nuragica o probabilmente prenuragica, il primo segno di scrittura e alfabeto, che poi è rimasto sino all’epoca Latina.
Per chi dice che sardi non usassero la scrittura e non avessero un alfabeto, io credo invece che molto ci sia da rivalutare.

Ancora una volta facendo questa particolare ricerca mi sono resa conto della bellezza creativa che scaturiva dalle menti raffinate degli Antichi Sardi, l’estrema intelligenza, l’attenzione al piano materiale così come a quello spirituale.
La cura con la quale gli antichi sardi celebravano la vita e la morte, con una grazia e un’ armonia, resa manifesta con un perfetto equilibrio degli opposti.
Un animo perfettamente connesso con la natura e con le energie primordiali dei quattro elementi, e con le energie del sole della luna, in perfetto equilibrio e consapevolezza.

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Rivista Il Destrutturalismo

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