Foscolo, lettere, religiosità, convenienza

Foscolo, lettere, religiosità, convenienza

Foscolo, lettere, religiosità, convenienza

Foscolo, lettere, religiosità, convenienza

Natura ed Arte, 1894-95, Antiche Curiosità©

Mary Blindflowers©

Foscolo, lettere, religiosità, convenienza

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Credo fermamente che la poca felicità ch’uno possa impetrare quaggiù la consista in tutto e per tutto nel piacere a sé stesso; e, o io sono il più stolido de’ mortali, o tutti i filosofi antichi architetti e propugnatori di tanti sistemi per trovare un asilo all’umana felicità, si sono svagati ne’ mondi metafisici, ed in traccia di virtù impossibili all’uomo, ed hanno perduta, né so ch’altri l’abbia mai detto, l’unica massima: Piaci a te stesso, e sarai men infelice sopra la terra. Ma per piacere a sé stesso, bisogna secondare la propria natura, e dare al corpo e al cuore e all’ingegno quegli alimenti che più conferiscono all’individuo, e ne’ tempi, e ne’ modi, che la tempra dell’individuo richiede . (Ugo Foscolo Alla contessa D’Albany, Milano 15 ottobre 1814, EN, XVIII, n. 1590, 268).

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Piacere a se stessi, dunque, il compito dell’uomo, l’unica massima.
Sulla complessa religiosità e filosofia di Foscolo, tanto si è scritto. In realtà, come sostenne egli stesso, le uniche certezze dell’uomo erano per lui piuttosto semplici: vivere, nascere, morire. Tutto il resto diventava aleatorio, preda del dubbio e del mistero che non poteva essere risolto:

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ma gli uomini mortali che sanno eglino mai di certo e d’incontrastabile sulla terra? Nascere, vivere, morire; ecco cosa sappiamo, e lo sappiamo non già per le cause, bensì per l’esperienza continua degli effetti; ma il come e il perchè d’ogni cosa stanno e staranno a quanto io credo eternamente nella Mente imperscrutabile dell’universo. E questa Mente io adoro senza temerla; e riposo ne’ suoi consigli, senza indagarli; solo guardo gli effetti, e da quegli effetti desumo alcuni principj, e dico: Così dev’essere poichè così sempre fu. – M’inganno? – sarà; ma chiunque non s’inganna quegli solo aspiri a disingannarmi; intanto io seguirò il mio proprio errore poichè ad ogni modo credo che abbandonandolo dovrei seguire l’altrui. Vanitas, et omnia vanitas: ma il cielo vuole che gli uomini s’illudano su queste vanità; e guai se le conoscessero! (Ugo Foscolo, A Giambattista Giovio, Milano 12 marzo 1809, EN, XVI, n. 778, 82-83).

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Severo Peri in un suo articolo dal titolo: Un bigliettino inedito e una lettera rara di Ugo Foscolo, in Natura ed Arte, Rassegna Quindicinale Illustrata Italiana e Straniera di Scienze, Lettere ed Arti, 1894-95, Casa Editrice Francesco Vallardi, Roma, Milano, sottolinea che in casa Veneri, v’erano parecchie lettere di Foscolo che furono distrutte “per scrupoli religiosi”:

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Morti che furono il ministro e sua figlia, gli scritti del Foscolo anzi che di sante reliquie, furono tenuti in conto di cose assai pericolose: e il rogo dovea purificarli.

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Si salvò una bibbia e un biglietto che il Peri riporta:

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Prego la Signora Mariannina di presentare i miei rispetti al Signor Conte Senatore, ed ai commensali co’ quali non avrò il piacere di trovarmi per alcuni giorni ch’io passerò a Belgioioso. Se la Signora Mariannina prega il cielo per tutti quelli che le vogliono bene, io sono sicuro che lo pregherà anche per me. Devotissimo Servitore ed amico. Ugo Foscolo.

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Peri giustamente osserva che le ultime parole nel biglietto non sembrerebbero state scritte da un uomo innamorato di Lucrezio, Elvezio, Hobbes, Rousseau, Malmesbury, da un uomo che è stato definito ateo dalla critica. Quindi Peri deduce che Foscolo fosse abituato a piegare le sue opinioni ai sentimenti altrui “per vanità e convenienza”. I Veneri erano religiosissimi e il poeta si adeguava alle loro idee.
Niente di nuovo, gli intellettuali si sono sempre adeguati al potere e agli amici.
Dall’Ottocento a oggi è cambiato poco.

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