Pavoncella Sarda, splendore celeste

Pavoncella sarda, splendore celeste

Pavoncella Sarda, splendore celeste

Pavoncella sarda, splendore celeste

Pavoncella Sarda, disegno di Tiziana Fenu©

Tiziana Fenu©

Pavoncella Sarda, splendore celeste

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Mi è sempre piaciuta la pavoncella Sarda.
È l’elemento simbolico maggiormente rappresentato nell’arte Sarda. Si trova ovunque.
Nelle cassapanche, nelle decorazioni, nelle ceramiche, nei ricami , ma anche nell’oreficeria, nei gioielli sardi.
Simbolicamente rappresenta l’immortalità, la resurrezione, la vita eterna, lo splendore celeste.

In Tibet, indica, fin dai tempi antichi fortuna e prosperità, e nell’antichità Il pavone era allevato nei templi.
Solo i Re e gli Imperatori potevano possedere una loro piuma.
Il Pavone era considerato un animale psicopompo, e il suo compito era accompagnare nell’aldilà l’anima delle imperatrici.
Quindi era legato alla trasmigrazione delle anime, al rinnovamento, alla trasmutazione, all’alchimia verso la nuova dimensione, all’albero della vita, che donava il potere del rinnovamento.
Sant’Agostino sosteneva che la sua carne forse incorruttibile, poiché il pavone poteva mangiare i serpenti velenosi e alcune piante velenose, senza restarne avvelenato.
Per l’Egitto era un cielo sacro, che rappresentava la volta celeste, per via degli occhi nel piumaggio della coda a ruota, simile alla simbologia dell’ Araba Fenice, che risorgeva dalle sue ceneri.
I sacrifici che si facevano offrendo un pavone al cielo, era per invocare e onorare la pioggia.
Era l’uccello sacro a Giunone, la dea della fertilità e dei cicli lunari, colei che accompagnava le anime nell’aldilà.

Questo mi rimanda ad una dimensione femminile mistica e cultuale, soprattutto in Sardegna.
In Sardegna pare che la pavoncella sia arrivata con la dominazione bizantina, all’epoca dei Giudicati, si parla quindi partire dal 534 a. C.
Ma io attribuirei la presenza della pavoncella ad un periodo antecedente, molto antecedente.
E partirei proprio dal nome in inglese .
Pavone in Inglese si dice Peacock.
Non bisogna considerare le lingue come se avessero dei percorsi a sé stanti.
Sono tutte derivazioni da ceppi unici, quindi è chiaro che esistano assonanze fonetiche e grammaticali tra di loro.

Pronunciando questa parola, “peacock“, possiamo notare come si estremamente simile alla parola “piricoccu, o pirikokku/a“, che indica il frutto dell’albicocca, anche in senso comune e popolano, la vulva femminile, per la notevole somiglianza con il frutto.
E “pirikokku” , è una parola che ha come desinenza un’ elemento importantissimo della cultura e della tradizione Sarda, chiamato “su Kokku” (coccu/cocco, dipende dalle zone) .
Il talismano per eccellenza, protettivo per i neonati, e beneaugurante di fertilità per le donne, che di solito viene realizzato con una pietra di ossidiana, la cui forma sferica riporta al grembo materno.
Grembo materno che è protezione di una madre, di una cocca ( o kokka, come la desinenza di albicocca/ pirikokka o piricocca), di cui il sinonimo in italiano, della parola è “gallina” .
Come a rappresentarne il grembo cosmico primordiale e originario, quello che dà origine all’uovo cosmico e che è anche uovo cosmico contemporaneamente.

Perché nella dimensione ancestrale della creazione primigenia, la divinità era partenogenetica, si procreava da sola.
Ed era assolutamente anche androgina.
Aveva il maschile e femminile insieme, poiché era una Monade.
Il frutto di questo Unione era rappresentanza di entrambi .
Quindi niente prima o dopo.
Gallina, “prima o dopo” .
Nella dimensione cosmogonica primigenia si identificano come Monade, Sigizia originaria.
E allora ecco che abbiamo un “pavone /peacock/ piricocca” che rappresenta la dimensione femminile, la vulva, la vagina che porta in un’altra dimensione.
Anche la Jana/Yoni è un portale (“Jana>Janna>porta) che porta ad altre dimensioni.
Poiché è la porta trasmutatrice per la rinascita.
Piricocca/ piricoccu“, che ha in sé anche la valenza maschile della fecondità .
Infatti il nome del frutto è lo stesso dell’albero, ma al femminile, come per ogni albero e frutto, dove quel “cocca“, rimanda alla sacralità del grembo generante e rigenerante della “cocca/gallina” primordiale Dea Madre.

Infatti le due pavoncelle, le abbiamo sempre doppie, sono sempre state rappresentate specularmente.
Piricocca/ biricocca.
Due.
Bi.
Come l’ascia bipenne.
Bipenne.
L’ ascia bipenne veniva rappresentata in mano alla dea Tanit, una in ogni mano.
Riferito ovviamente alle due penne delle prime divinità femminili che erano Dee Uccello.
Ascia bipenne, come ho già approfondito in un mio articolo, che è “labrys“, parola che significa anche labirinto, simbolo del femminino, delle diramazioni placentari, dell’Albero della Vita stesso.

Probabilmente le Pavoncelle, erano le primordiali Dee Cocca, le prime Dee Galline, le Madri Cosmiche.
E come ho già scritto tante volte, la nostra particolare Dea Madre Uccello, è rappresentata dal barbagianni, e non dalla civetta, poiché “barbagianni” diventa “b-abba-jana“.
Sa stria“, il barbagianni in sardo, che ha il suo riferimento femminino e acquifero, oltre che consonantico ( “STR”, come afferma la studiosa Maria Grazia Lopardi, è sempre un nucleo consonantico riferito al femminile) anche nel fiume TiRSo, il fiume più lungo della Sardegna.

Le due pavoncelle sono speculari, poiché essendo archetipo cosmogonico, ancestrale e archetipale, hanno in sé la valenza maschile e femminile insieme, come le corna taurine e la simbologia uterina.
Inoltre le pavoncelle sono sempre rappresentate di fronte all’albero della vita, rappresentato in mezzo a loro.
Albero della vita che rimanda, alla placenta, al labirinto generativo, alla dimensione uterina.
E ci sono elementi, che, nella rappresentazione di queste pavoncelle, fanno pensare che possano essere una rappresentazione più evoluta, stilisticamente più complessa e articolata, di ciò che si era delineato già dal Neolitico.
La rappresentazione di una Dea Uccello Sacra Madre Cosmica, custode e detentrice dell’ Albero della Vita.
Il corpo della pavoncelle, sono delle mezze lune.
Dalla coda e dal beccuccio, sono presenti delle spirali, dei riccioli , delle volute, che fuoriescono gioiose, vitali.
Quante volte le abbiamo viste, queste stesse spirali, dentro le Domus de janas, o nei petroglifi? Molte volte.
Piccole grandi enormi, come quella rossa, lunga 70 cm, della Domus de Sa Pala Larga a Bonorva.
Spirali che indicano il divenire, il perpetuarsi della creazione, come sottolineato anche dallo studioso Barbieri, nei suoi studi sulla simbologia dell’acqua.
Spirale che è sempre simbolo di elevazione spirituale, contrapposta alla linearità terrena e duale.

E la creazione può avvenire solo all’ interno dell’utero, nel labirinto primordiale.
La nascita come rigenerazione.
Spirali che indicano anche il maschile, con le corna taurine avviluppate e fuse con l’utero femminile.
Come era in origine.
Come le prime rappresentazioni rupestri paleolitiche, dove il femminino rappresentato, si fondeva-confondeva con il maschile virile e fecondo, rappresentato da Animali possenti, come bisonti, mammut, tori.
Perché non vi può essere vita, se non anche con la presenza del maschile.

Sole e acqua basilari per la vita.
E queste spirali di vita che si ritrovano e si diramano dalla coda delle pavoncelle rappresentate nella tradizione Sarda, hanno un Simbolismo straordinario, perché potevano rappresentare i Pavoni, le pavoncelle anche con la coda aperta a ventaglio.
Ma non sarebbe stata rappresentata la stessa importante simbologia, che risale fin dalle spirali rappresentate all’interno delle Domus de Janas.
Il divenire l’evoluzione dell’anima che si rinnova, che trasmigra, che trasmuta alchemicamente a nuova vita, poiché è lo stesso “pavone/percock“, “piriKokku/grembo cosmico” e “piricocca/ vulva“, che “evolve” (notate l’assonanza fonetica “vulva/evolve/avvolgere a spirale“) poiché è trasmutatrice.
In quanto trasmutatrice, avendo anche la valenza alchemica di psicopompo nel mondo ultraterreno, e avendo familiarità con l’albero della vita, essendo Animale Sacro, eletto, Archetipale, con il quale è quasi sempre rappresentata nel becco, con alcuni ramoscelli, può dispensare rinnovamento, trasmutazione ed evoluzione.

E questo può farlo grazie alla sua emanazione, al suo respiro.
Si vedono spesso, nelle rappresentazioni delle pavoncelle, le volute spiralizzate che escono dal suo beccuccio, le stesse che escono, diramandosi, dalla coda, privata dalle sue lunghe appariscenti e vanitose piume.
Quella pavoncella, nella rappresentazione nella civiltà e cultura Sarda, è un ritorno al suo significato originario di “cocca/gallina”, Sacro Archetipo dispensatrice e custode di vita.

In ambito gnostico, l’anima, è l’Ain Soph, la presenza divina primordiale, sotto forma di emanazione, che viene insufflata negli umani e diventa anima, e si manifesta in senso spiralizzato, assumendo i contorni di una sfera energetica vorticosa sotto il naso, poiché viene emessa a livello, di emanazione proprio dalle narici del naso.
La pavoncella, con quelle volute spiralizzate che le escono dal becco (non avendo il nasino) , è come se soffiasse lo spirito della vita del rinnovamento, tanto più che si trova proprio davanti all’albero della vita.
Nella tradizione che riguarda l’origine dell’uomo spesso si legge di questa raffigurazione dell’umano, a cui è stata insufflata la vita, compresa la tradizione Cristiana – Cattolica.

Non è un retaggio che deriva dalla religione, la rappresentazione della pavoncella che insuffla il divino.
È sempre esistita, ed è sempre stata rappresentata attraverso le spirali del divenire della trasformazione.
La trasmutazione alchemica tramite il grembo femminile.
Tramite la cocca, la gallina primordiale.
Sa piricocca“, la vagina.
Attraverso “su Kokku“, o “coccu/cocco” , il talismano che richiama Il ventre protettivo, benaugurante, fertile.
Una pavoncella con la spirale del divenire in consapevolezza, che non cede alla lusinga della vanità e del compiacimento esibendo la ruota magnifica della sua variopinta coda, come era di competenza maschile.
Un maschile che si è purificato e rinnovato in seno alla sua controparte femminile.
Come il Minotauro che rinasce a sé stesso e alla sua bestialità, al centro del labirinto femminile della signora del labirinto, l’ Arianna del filo rosso, del cordone ombelicale che lo riporta a sé
Siamo tutti figli del Minotauro.
Io appartengo alla dimensione Toro. È l’ istinto a tenerci in vita.
Il Toro sacrifica il suo seme, per fecondare la terra.
Perché sa che la terra, il femminile, è come un Atanor Alchemico, una fucina alchemica, dove ogni trasformazione è possibile.
Una pavoncella, la nostra, peculiarità della nostra civiltà Sarda, sempre in divenire, che si rinnova ad ogni parto di sé stessa, che percorre, e consente di percorrere, come custode della dimensione Sacrale dell’ Albero della vita, le spirali della conoscenza.

Poiché il pavone, da animale sacro quale era, aveva anche questo dono, che poteva anche mangiare serpenti velenosi o piante velenose, e sopravvivere.
E come il Leone verde Alchemico, che alla fine del suo percorso di conoscenza, di consapevolezza e autorealizzazione, attraverso il sapere, (rappresentato dalla conoscenza del serpente) , e lo smantellamento del suo esoscheletro egoico, si mangia lo stesso sole che è stato per lui la fonte di conoscenza e nutrimento.
Così è per la pavoncella, che può mangiare senza restarne avvelenata, il suo stesso sapere, rappresentato dal serpente, simbolo della conoscenza, e diventare lei stessa strumento di evoluzione e di divenire, per te stessa e per gli altri.
Al punto di poter essere la pavoncella stessa dispensatrice dell’albero della vita, quando ne tiene nel becco alcuni rametti, come se fosse un essere superiore che può adempiere a questo compito riservato agli eletti.

Ma abbiamo anche già visto il serpente rappresentato nelle Domus de janas, a Villanova Monteleone (Ss).
Quelle onde affianco alla scacchiera della Domus De Janas Pubusattile.
Perché rappresentarle in verticale?
Se fossero state una rappresentazione dell’acqua sarebbero state rappresentate in orizzontale
Invece magari questi segni ondulati e ravvicinati, potrebbero rappresentare, il serpente, la conoscenza che va verso l’alto, tanto più che la Scacchiera.
Le spirali sono la Geometria Sacra Dinamica della natura.
Sono sempre in evoluzione, soprattutto quando le spirali sono rappresentate in modo speculare, come nel caso delle pavoncelle, come quello nelle Domus de janas, delle protomi taurine uterine.
Poiché non vi può essere procreazione senza la sinergia del maschile e femminile insieme.

La pioggia è acqua, elemento femminile, ma ricordiamoci che viene dal cielo, elemento maschile, rappresentato graficamente e simbolicamente da una cupola, esattamente complementare alla concavità/ semicirconferenza del grembo della terra, che viene fecondata e che insieme al cielo, forma il cerchio intero, la circonferenza, lo spazio sacro della creazione.
Il Sacro Ciclo della vita.
Quel Sacro Cerchio che nella cultura è civiltà Sarda è sentito in modo particolare, e lo dimostrano anche le manifestazioni legate alla dimensione sonora, come i “Canti a Tenores” e ” su ballu tundu” ( che approfondirò prossimamente), rigorosamente con conformazione a cerchio, e nel caso “de su ballu tundu” con una conformazione a cerchio, che poi si snoda a spirale, che è una celebrazione al cordone ombelicale, alla vita stessa in espansione.

Tutte le divinità della pioggia sono maschili.
Eppure la pioggia è femminile, e l’acqua è elemento femminile.
La sfera.
L’ uovo cosmico.
Sempre maschile e femminile alternati.
Pioggia /cielo, femminile e maschile.
Gallina /uovo, maschile e femminile.
Nella cosmogonia originaria si equivalgono.
Si amalgamano perché sono elementi monadici, androgini, maschile e femminile insieme.

Quindi parlare della simbologia della pavoncella in Sardegna, significa parlare di una simbologia che va molto al di là di tutte le altre interpretazioni nelle altre culture e civiltà.
La nostra la pavoncella delle Origini, che ha inglobato, e fatto evolvere in sé, anche l’aspetto maschile.
Il Pavone/Peacock/piricocca, che rappresenta la vagina cosmica primigenia, primordiale, la Dea Uccello per eccellenza.
Il Pavone è presente in ogni cultura, ma sempre in versione maschile.
Ma in Sardegna, non è che si evolve.
Si evolve solo graficamente.
Ma Concettualmente, ritorna al suo significato androgino e monadico originario.
Simbolo primordiale cosmogonico dispensatrice di vita e creazione.

La pavoncella come dispensatrice di vita.
Cocca, gallina primordiale la cui radice della “hen” (gallina in inglese) , con cui viene tradotta in molte lingue, significa nei Sacri Archetipi Ebraici, proprio “vita“.
He“, il quinto Sacro Archetipo Ebraico.
La pavoncella è vita.
Il suo respiro è eterno, e si rinnova volta ogni che viene rappresentata.
Ed essendo l’emblema di ogni rappresentazione artigianale Sarda e affondando le radici nelle rappresentazioni all’ interno delle spirali delle Domus, rappresenta l’eternità sempre presente.
Immortalità di un archetipo Vitale rappresentativo dall’ Identità dei Sardi.

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