Rabelais, genio, povertà, elemosina

Rabelais, genio, povertà, elemosina

Rabelais, genio, povertà, elemosina

Rabelais, genio, povertà, elemosina

F. Rabelais, Opere vol. VI, Formiggini, 1925, credit Antiche Curiosità©

Rabelais, genio, povertà, elemosina

Mary Blindflowers©

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In una lettera di Rabelais al Cardinale du Bellay, tratta da un manoscritto conservato nella Biblioteca della Facoltà di medicina di Montpellier, e in un’altra missiva a Monsignor Giorgio d’Estissac, sono chiarite molto bene le condizioni economiche di un genio, costretto letteralmente a chiedere l’elemosina ai suoi protettori dai quali dipende per il sostentamento e il tempo dedicato ai suoi studi.
La dipendenza dei letterati dal potere è sempre stata molto forte, senza i contributi di un mecenate, era davvero difficile riuscire a stampare un’opera o sfuggire al rogo dell’inquisizione, quindi, nonostante la potente carica satirica dei suoi scritti, anche la sorte di Rabelais dipendeva dalla simpatia di uno e più potenti della sua epoca:

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Terza Lettera di Francesco Rabelais a Monsignor Giorgio d’Estissac,
vescovo di Maillezais,

… Sono costretto a ricorrere ancora alle vostre elemosine. Poiché I trenta scudi che vi compiaceste farmi consegnare qui, sono quasi finiti pur non avendo nulla speso in cose indebite, né per il vitto, poiché bevo e mangio ordinariamente da Monsignore il cardinale Du Bellay, o da Monsignor di Maçon. Ma in questi scarabocchiamenti per la posta e affitto di mobili per la camera e per la cura del vestire, se ne va un mucchio di denaro pure economizzando quanto più è possibile. Se voleste avere la bontà di inviarmi qualche lettera di cambio, spero non usarne che a vostro servigio e non esservi ingrato…

Roma, 15 febbraio, 1536

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Lettera al Cardinale du Bellay

Se il Signor di Saint-Ay, avviandosi qua ultimamente avesse l’opportunità di venire a salutarvi prima di partire, non mi troverei ora in tanto bisogno e ansietà come potrà esporvi più ampiamente. Egli mi disse che avevate la buona intenzione di farmi un po’ d’elemosina se si fosse trovato uomo sicuro che venisse da queste parti. Certo, Monsignore, se non avete pietà di me, non so più che mi debba fare se non, giunto all’estrema disperazione, mettermi a servizio di qualcuno di qua con danno e perdita evidente de’ miei studi.
Non è possibile vivere più frugalmente di quanto io faccia; e per quanto poco vogliate donarmi dei tanti beni che dio ha messo nelle vostre mani, non è possibile ch’io me la cavi vivacchiando e mantenendomi onestamente come feci finora, a onore della casa dalla quale uscii partendo di Francia.

Monsignore, mi raccomando umilissimamente alla vostra buona grazia e prego Nostro Signore di darvi ottima e lunga vita in perfetta salute.

Vostro umilissimo servitore
Francesco Rabelais, medico

Da Metz, il 6 febbraio (1547).

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Nelle lettere non mancavano nemmeno un po’ di pettegolezzi. Sempre scrivendo a d’Estissac, Rabelais:

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Monsignore,

voi domandate se il signor Pierluigi Farnese è figlio legittimo o bastardo di papa Paolo. Sappiate che il Papa non fu mai ammogliato. Dunque il figlio è bastardo. Il Papa aveva una sorella meravigliosamente bella… Ella poi fu maritata a un gentiluomo cugino del signor Rance. E mentre il marito era in guerra per la spedizione di Napoli, papa Alessandro andava a visitare la moglie…

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Le poche lettere di Rabelais che ci sono pervenute, aiutano ad avere una visione storica più lucida su personaggi e fatti del Rinascimento.

(Le citazioni di Rabelais sono tratte dalla traduzione di Gildo Passini, edizioni Formiggini, 1925).

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https://en.calameo.com/books/0062373361d7556bb3ead

https://antichecuriosita.co.uk/il-destrutturalismo-punti-salienti/

 

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