Vecchi ruoli, boom economico

Vecchi ruoli, boom economico

Vecchi ruoli, boom economico

 

Vecchi ruoli, boom economico

Asciugatrice vintage al museo di Watford, credit Mary Blindflowers©

Anna Maria Dall’Olio©

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La donna, la famiglia e la società negli anni postbellici e del boom economico. Modelli, trasformazioni, interpretazioni.

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Le trasformazioni in Italia nell’immediato secondo Dopoguerra sono importanti per capire che cosa avviene all’interno della famiglia e il ruolo della donna nella sfera sociale pubblica e privata nel boom economico (1958-1963).
Secondo Paul Ginsborg, storico inglese naturalizzato italiano, la famiglia italiana diviene “unità di consumo”. In presenza di una massiccia forza lavoro a poco prezzo e una notevole produzione di beni di consumo destinati all’esportazione, il reddito complessivo lordo aumenta stimolando i consumi privati, senza implicare un adeguato investimento nei servizi. In tale situazione, non distribuita in modo omogeneo in tutte le aree geografiche, la donna funge da mediatrice dei consumi.
Secondo il sociologo Giuseppe De Meo, anche se il tasso dell’attività femminile cresce, molte donne sono inoccupate, perché il tenore di vita della famiglia è più alto; per altri ciò dipende invece dalla scarsa offerta di posti di lavoro; per altri, infine, un maggior numero di ragazze preferisce accedere all’istruzione.
Lo storico Silvio Lanaro rileva che negli anni ’50 il modello di vita italiana è caratterizzato da una sola persona che lavora (capofamiglia) con un reddito medio, amministrati dalla donna che controlla entrate e uscite. Ciò è dimostrato anche dalle agende di casa, organizzate come registri dei conti. Tuttavia, anche se si va affermando un nuovo canone di bellezza, il modello femminile è sostanzialmente quello dell’epoca fascista. Anzi, l’istituto familiare tradizionale si rafforza, mentre la disponibilità di beni di consumo conduce a una perdita di valore della vita quotidiana, all’indebolimento della religiosità e, quindi, alla perdita d’identità degli Italiani.
Nel 1976, in collaborazione con la moglie Laura Fasano, il politologo e sociologo statunitense Edward C. Banfield ha compiuto un’inchiesta sulla società meridionale del periodo in esame. Secondo lo studioso, l’attaccamento morboso alla famiglia (vista come unico centro di valori e affetti) ha permesso la spaccatura fra Stato e Famiglia e favorito l’arretramento economico.
A questo punto, possiamo chiederci come le donne abbiano vissuto il “mutamento”. La giornalista Anna Garofalo ha raccolto testimonianze in “Donne in Italia” (1956). Dall’inchiesta risulta che generalmente la memoria femminile ha operato una rimozione degli anni postbellici, mentre le intervistate, adolescenti durante la Guerra, ritengono fondante quell’esperienza, perché speravano di cambiare se stesse e l’Italia; chi ha lavorato in tutto quel periodo non vuole tornare ai vecchi ruoli. Invece, già nel 1956, le aspettative delle donne si scontrano con la vecchia legislazione e, soprattutto, con la scarsa rappresentanza femminile in Parlamento.
Il modello femminile e familiare proposto dai mass media e, soprattutto, da “Carosello” (3/2/1957), è una madre seducente, che cucina alla svelta. Attorno a lei vivono il marito e il figlio. A livello di convivenza, scompaiono gli altri membri della famiglia estesa.
Tra il 1954 e il 1963 esplodono altri fenomeni. Le migrazioni massicce prima dalle campagne alle città e poi (1954-1955) dal Sud al Nord (in particolare, Milano, Genova, Torino) producono, da una parte, perdita di identità in chi emigra e, dall’altra, il conflitto tra meridionali e settentrionali.
Tuttavia, prima di affermare un nuovo stile di vita, i nuovi consumi servono a cancellare gli schemi e i condizionamenti della cultura tradizionale. Infatti, gli immigrati sono gli ultimi ad assoggettarsi ai nuovi modelli di vita; forse per le giovani donne, figlie di immigrati, il conflitto intergenerazionale è molto più forte e i costi da pagare sono più alti (maternità illegittime).
In questi anni si diffonde una e vera propria “ossessione”: l’operaio nelle industrie milanesi sogna di farsi la casa nell’hinterland e poi comprare tutto quanto serve ad arredarla. Si risparmia per ciò che consente di avere oggetti venuti a mancare durante la Guerra.
La morale corrente è cattolica e molto rigida. Le associazioni comuniste non sono capillari come quelle cattoliche, per cui la propaganda politica si fonda sui “valori” familiari. Perciò, quando Palmiro Togliatti diviene capo del PCI, è costretto a rafforzare l’idea di “famiglia unita”.

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https://antichecuriosita.co.uk/il-destrutturalismo-punti-salienti/

https://en.calameo.com/books/0062373361d7556bb3ead

 

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