Dumézil, qualche piccolo dubbio

Dumézil un genio? Qualche dubbio

Dumézil, qualche piccolo dubbio


Di Mary Blindflowers©

 

Georges Dumézil, Ventura e Sventura del Guerriero, Rosenberg & Seller, 1974

Georges Dumézil, Ventura e Sventura del Guerriero, Rosenberg & Seller, 1974, credit Antiche Curiosità©

 

Leggendo alcune recensioni on line che parlano addirittura di “genio”, dallo stile fluido e scorrevole, di accademico sui generis, capace di cogliere connessioni antropologicamente straordinarie, mi è venuto desiderio di leggere Dumézil, ho quindi letto Ventura e Sventura del guerriero, aspetti mitici della funzione guerriera tra gli indo-europei, con un saggio introduttivo di Furio Jesi che taluni definiscono perfetto.

Si sa però che la definizione della perfezione è molto aleatoria e in questo caso forse alcuni recensori si fanno trascinare un po’ troppo dal mito dell’accademico famoso.

Il saggio introduttivo di Jesi è assurdamente ridondante, tanto ripetitivo e noioso che, ad un certo punto, ho deciso di saltarlo e arrivare direttamente al testo duméziliano.

Scrive Jesi riferendosi ovviamente a Dumézil che sembra essere il suo idolo senza nei:

La sua fisionomia di studioso, nei diversi settori dell’ambito delle culture indo-europee o della metodologia generale della cosiddetta “scienza del mito” o della “mitologia” spicca innanzitutto per lo scrupolo di non lasciarsi sfuggire “la freschezza dei vecchi paesaggi” e dunque di non sacrificare a schemi dottrinali ipercritici la fondamentale fiducia nel contenuto di verità storica presente in dati antichi cui la distanza temporale e la differenza culturale conferisce le parvenze, spesso puramente illusorie, ma non meno svianti dell’inautentico… l’ingenuo Bachofen, condannato da Wilamowitz a una drastica damnatio memoriae, fu di fatto, ed è ancora, una delle guide ottocentesche più geniali per chi non intenda trascurare la “freschezza dei vecchi paesaggi”… Agli occhi di certi studiosi, la ricerca di Dumézil e in particolare la sua metodologia sono profondamente inattuali, viziate dall’arbitrio di chi ama la freschezza dei vecchi paesaggi e nell’apprezzamento di essa trova una garanzia di inautenticità… J. de Vries ha contribuito a guidare Dumézil verso l’utilizzazione dell’ambito di studi circa le strutture delle società antiche quale luodo d’elezione dell’apprezzamento della “freschezza dei vecchi paesaggi”.

In poche parole Jesi, per spiegare al lettore che si possono trovare connessioni e si possono scoprire cose insperate, meditando sui monumenti del passato, ripete a loop lo stesso concetto reiterando l’espressione che sembra appassionarlo tanto: “la freschezza dei vecchi paesaggi”, frase ripetuta a raffica in poche pagine come se il lettore avesse problemi di apprendimento. E non contento cita espressamente il Dumézil di Mythe et épopée, III, e proprio il pezzo in cui parla, che ve lo dico a fare, della freschezza dei vecchi paesaggi, giusto perché il lettore capisca bene:

Ci troviamo ora in uno di quegli istanti rassicuranti che le scienze umane incontrano più di una volta nel loro sviluppo, uno degli istanti in cui nuovi punti di vista e nuovi strumenti d’osservazione riscoprono la freschezza dei vecchi paesaggi, a spese dei miraggi che erano loro stati sostituiti…

Soltanto dopo aver ammorbato il lettore con questa tiritera, il prefattore (il saggio introduttivo non è altro che una lunga prefazione) passa al nucleo centrale del pensiero duméziliano, le famose tre funzioni:

Sovranità, Forza e Fecondità: la prima, tale da garantire la direzione sia magica sia giuridica delle cose; la seconda, destinata a provvedere alla difesa e all’attacco; la terza suscettibile di numerose specificazioni che riguardano tanto la riproduzione degli esseri quanto la loro salute, tanto la nutrizione quando la ricchezza.

Il saggio di Dumézil si basa infatti su queste tre etichette che applica al discorso storico, stabilendo raffronti e corrispondenze tra racconti mitici per esempio dei romani e dell’India.

Lo stile non è affatto scorrevole, come sostengono molti apologeti di Dumézil, si fa veramente fatica a leggerlo perché le tesi presentate (a parte le tabelle esplicative sui raffronti tra miti, che sintetizzano schematicamente le sue opinioni), mancano di una sistematizzazione vera e propria. Dumézil affastella informazioni, rimpinza il libro di nozioni tratte dai miti indoeuropei, cercando di piegarle ai principi un po’ troppo rigidi dei suoi tre principi e lesinando le note a pie’ di pagina che evidentemente non ritiene fondamentali. L’associazione del mito di Namuci e Indra con quello di Tullo e Mezio, per via del tema del triplice, non convince del tutto. Molti miti di varie parti del mondo si somigliano. Inoltre nei due miti che cita, a parte alcuni elementi di fondo, come il patto e il suo tradimento, che sono piuttosto vaghi, ci sono tratti molto diversi che non collimano affatto. Non c’è un’esatta corrispondenza. Namuci infatti è decapitato con la schiuma, mentre Mezio lacerato tra due tiri di cavalli, è diviso atrocemente in due. Dumézil ricama sopra i due miti alla ricerca di significati affini che però si aggirano sui sentieri del vago, non del preciso. In realtà tra molti miti esistono significati universali affini, ha scoperto davvero l’acqua calda.

Anche l’affermazione categorica che i romani sarebbero un popolo senza mitologia suscita veramente più di una perplessità. Proprio sulla base di questo principio infatti Dumézil ha cercato delle corrispondenze tra i miti vedici e quelli romani. Non è del tutto vera quest’assenza di mitologia perché i latini avevano comunque racconti mitici e leggende storiche sulla fondazione e lo sviluppo di Roma. Scrive Brelich in Introduzione allo Studio delle Religioni

I romani più antichi avevano racconti mitici ma non sulle divinità, piuttosto su personaggi storici come i re o Muzio Scevola. Il politeismo di per sé non ha bisogno di miti, in quanto sono gli dei presenti e non gli accadimenti in tempi primordiali a garantire e dare senso alla realtà.

Il gioco delle corrispondenze a favore di una totale derivazione indo-europea, risente di qualche forzatura, causata dal tentativo di far rientrare la storia in uno schema definito dallo studioso stesso.. Che Dumézil fosse un genio, come vanno cantando molto recensori che probabilmente non lo hanno nemmeno letto, ho comunque i miei seri dubbi, anche perché tale definizione viene applicata invariabilmente a chiunque abbia un nome nel mondo.

https://antichecuriosita.co.uk/destrutturalismo-e-contro-comune-buon-senso-psico-pillole/

https://www.studocu.com/en/document/sapienza-universita-di-roma/history-of-religions/summaries/angelo-brelich-introduzione-alla-storia-delle-religioni/1308159/view


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