La retorica italiota ai tempi di Justus

Justus, V. Macchi di Cellere All'ambasciata di Washington, Bemporad & Figlio, 1920

La retorica italiota ai tempi di Justus


Di Mary Blindflowers©

La retorica italiota ai tempi di Justus

Justus, V. Macchi di Cellere All’ambasciata di Washington, Bemporad & Figlio, 1920, credit Antiche Curiosità©

 

V. Macchi di Cellere all’ambasciata di Washington, memorie e testimonianze, a firma Justus, venne pubblicato dalla Bemporad & Figlio Editori, nel 1920.

Secondo alcuni sotto lo pseudonimo di Justus si celerebbe Italo Svevo, ma non è affatto sicuro, occorrerebbe fare indagini più approfondite per appurarlo.

Il difetto del libro è che è noioso e soporifero, con una strombazzante retorica sull’Italia bella e virtuosa di quegli anni e sui suoi rappresentanti perfetti e inappuntabili. Macchi di Cellere è descritto come una specie di cavaliere senza macchia e senza paura, che difende i deboli italiani all’estero e l’onore italico nel mondo. Un ritratto poco credibile, un panegirico autocompiacente.

Il pregio del testo è che, nonostante il punto di vista palesemente falsato e di parte, per cui casa propria è sempre la più linda pinta e la più bella del mondo, ci sono comunque alcuni episodi storicamente interessanti, come la vicenda del pittore Nestore Leoni, tenuto in gran considerazione dal ministro d’Italia e dal sottosegretario di Stato, artista che però, venne letteralmente snobbato dal governo argentino.

Nestore Leoni dipinse un’opera in occasione del centenario argentino. Gli argentini, dopo un iniziale entusiasmo e la volontà di acquisto da parte del Senato della Repubblica, opposero un netto rifiuto all’acquisizione del dipinto. L’autore si lagna dell’umiliazione subita dall’Italia, come se in Argentina non esistessero pittori di genio e l’Argentina avesse bisogno di acquistare le opere degli artisti bene inseriti e raccomandati dal sistema di potere italiano:

“Il Senato della Repubblica aveva deliberato l’acquisto del quadro- per cui a Roma il Signor Saenz- Peña aveva espressa la più calda ammirazione – quadro dipinto dal nostro pittore Nestore Leoni a illustrazione del Centenario argentino. Con tale deliberazione la proposta passava alla Camera dei Deputati, la Commissione della quale aveva pur dato voto favorevole. Ma alla Camera, inaspettatamente, si levò la più violenta opposizione: l’on. Ayarragaraj non solo rifiutò di consentire la compera da parte dello Stato, ma rivolse all’artista, alla sua opera – e anche all’arte italiana – inaudite parole di denigrazione. L’Assemblea, quindi, decise, di respingere la legge presentatale, di respingerla con pretesti ingiuriosi per noi”.

L’autore si guarda bene però dal riferire le parole esatte del discorso di Ayarragaraj, quindi il lettore sente solo una campana e non ha agio di giudicare se veramente le motivazioni dell’argentino fossero “ingiuriosi pretesti”. Gli italiani erano così sicuri dell’acquisto dell’opera, che portarono il dipinto in Argentina prima ancora che la Camera dei Deputati decidesse se acquistarlo o no. Poi con toni da favola d’altri tempi ecco che arriva la cavalleria dei nostri eroi a salvare capre e cavoli italici da cocente e insopportabile umiliazione estera:

“Dopo la pubblicazione dei resoconti di quella seduta, il conte Macchi di Cellere non esitò un istante, e con felicissimo intuito, domandò l’intervento del comm. Antonio Devoto il quale rispose con la lettera seguente:

Buenos-Ayres, 29 novembre 1910

La cortese ed affettuosa lettera che la S.V. si è degnata scrivermi con data d’ieri, relativa all’acquisto della mirabile opera d’arte eseguita dall’insigne professor Nestore Leoni, ha riempito l’animo mio della più intima soddisfazione.

Il nostro Leoni concepì la nobile idea di dipingere un quadro che, messo nel santuario della Patria, rammentasse i grandi ideali che servirono di guida ai benemeriti fondatori della Nazione Argentina.

Disgraziatamente la Camera dei Deputati non ha pensato con la stessa elevatezza dell’onorevole Senato, ed ora non rimane che il rinvio dell’opera in Italia.

Innanzi a questa inaspettata eventualità non esito ad acquistarla.

Il quadro rimarrà sotto l’egida mia, nella casa di un semplice cittadino italiano il quale si è reso conto dello sfregio che si sarebbe inflitto all’arte del proprio paese.

Ringraziandola nuovamente per le lusignhiere parole che esprime a mio riguardo e per la di Lei efficace cooperazione, che si degnò prestarmi in questa occasione per me felicissima, Le presento signor Conte, i sensi della più profonda stima e considerazione”.

Inevitabile poi la strombazzata retorico-commentativa dell’autore:

“Abbiamo testualmente riprodotta questa lettera perché essa fa così onore a chi la scrisse come a quegli che la ispirò. In tal modo i nostri rappresentanti all’estero serviranno sempre degnamente la patria”.

Mancano solo la fanfara, le trombe di accompagnamento e gli inchini con minuetto e bandiera italiana.

Un libro a tratti ridicolo che riproduce solo documenti di parte, omettendo completamente le ragioni contrarie.

Quando si dice essere super-partes.

https://antichecuriosita.co.uk/destrutturalismo-e-contro-comune-buon-senso-psico-pillole/

https://www.youtube.com/watch?v=gfHpWwWu-qY


Post a comment