Evelyn Beatrice Hall e François-Marie Arouet Voltaire

Evelyn Beatrice Hall e François-Marie Arouet Voltaire

Evelyn Beatrice Hall e François-Marie Arouet Voltaire


Di Mary Blindflowers©

The confused room of origin, mixed media on canvas by Mary Blindflowers©

The confused room of origin, mixed media on canvas by Mary Blindflowers©

 

 

Dalla frase di Evelyn Beatrice Hall su Voltaire, all’uomo che parla per bocca d’altri

 

Sapete chi è Evelyn Beatrice Hall alias Stephen G. Tallentyre?

In pochi sanno chi è.

E sapete chi è Voltaire?

Naturalmente sì, chi non lo conosce?

È così famoso che gli è stata attribuita la paternità di una frase di Evelyn Beatrice Hall (1868 – 1956), scrittrice e storica britannica, la quale disse: “I disapprove of what you say, but I will defend to the death your right to say it” per sintetizzare le idee di Voltaire, in un libro a lui dedicato: The Friends of Voltaire. La scrittrice ha in seguito precisato le origini della citazione nella sua lettera Voltaire never said it pubblicata nella rivista Modern Language Notes:

The phrase “I disapprove of what you say, but I will defend to the death your right to say it” which you have found in my book “Voltaire in His Letters” is my own expression and should not have been put in inverted commas. Please accept my apologies for having, quite unintentionally, misled you into thinking I was quoting a sentence used by Voltaire (or anyone else but myself).

L’equivoco nacque perché nel 1758 il filosofo francese Claude-Adrien Helvétius pubblicò un lavoro controverso, intitolato De l’esprit, condannato nel Parlamento di Parigi, dalla Sorbonne e dal clero, a causa dei pesanti attacchi al Delfino.

Helvétius, dopo un’umiliante ritrattazione, ebbe salva la vita soltanto grazie all’intercessione di Madame de Pompadour.

Voltaire che era diventato amico di Helvétius a Cirey, nel salotto di Madame Émilie du Châtelet, definiva Helvétius: “mon confrère dans le petit nombre des élus qui marchent sur le serpent et sur le basilic”. Tuttavia il testo dell’amico non gli piacque particolarmente, ma trovò ingiustificati gli attacchi contro la sua libertà di parola. Dopo che il libro di Helvétius venne pubblicamente incenerito, arrivò la reazione di Voltaire in Questions sur l’Encyclopédie:

Mi piaceva l’autore de L’Esprit. Quest’uomo era meglio di tutti i suoi nemici messi assieme; ma non ho mai approvato né gli errori del suo libro, né le verità banali che afferma con enfasi. Però ho preso fortemente le sue difese, quando uomini assurdi lo hanno condannato.

Evelyn Beatrice Hall, sintetizzando a parole sue il pensiero di Voltaire sulla libertà d’espressione, usò il famoso detto: “Non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo”, erroneamente attribuito al filosofo francese.

Sembra che questo detto sia molto controverso e non soltanto per la falsa attribuzione all’enciclopedista, ma anche perché, nonostante sia diffusissimo perfino nei social, sembra non essere diventato ancora parte della coscienza collettiva e di quelle cose talmente ovvie oggi da sembrare scontate. La filosofia della tolleranza è infatti continuamente smentita da certi intellettuali accademico-classisti, citati di continuo, compulsivamente e ossessivamente da persone che spesso non hanno nemmeno letto un solo loro libro, che non hanno la minima coscienza di chi stanno citando, ma citano, perché è di moda, ci aiuta ad essere autorevoli attraverso uno schermo, attraverso un paravento famoso che farebbe testo, indipendentemente dalla sostanza. È la moda delle catene di Sant’Antonio. Si copiano e incollano le frasi assurde di scrittori-baroni che sostengono, in barba alla tolleranza voltaireana e alle conquiste della democrazia e del pluralismo, che soltanto persone investite di autorevolezza dall’alto di un sistema, debbano parlare, perché tutti gli altri sarebbero dei semplici idioti, facenti parte di “legioni di imbecilli”. Il certificato ufficiale di intelligenza dichiarata e comprovata, secondo questi autori continuamente risuscitati dalla tomba da gente che spesso non ha letto nemmeno Paperino, ma si lamenta del decadimento della cultura in Italia e del fatto che non si legga più, fa parte del gioco del potere. Il potere vuole che si citino in continuazione le idiote frasi fatte di personaggi ufficialmente inseriti nel suo circuito ufficiale, distruggendo ogni forma di dissenso con la scusa dell’autorevolezza e facendo retrocedere l’evoluzione del pensiero umano a tempi in cui si poteva parlare solo previa approvazione delle autorità. Si alimenta la miracolistica del sistema su autori graditi al potere e citati come se fossero Salomone o Cristo resuscitati per fare miracoli che, comunque lasciano il tempo che trovano, perché questo è lo scopo del citazionismo cieco, viaggiare illudendo, appoggiando lo status quo e approfittare delle menti delle masse e di quelle degli uomini pseudo-dotti che sanno parlare soltanto per bocca d’altri.

https://antichecuriosita.co.uk/destrutturalismo-e-contro-comune-buon-senso-punti-fermi/

https://www.saatchiart.com/maryblindflowers


Post a comment